“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Extra

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Domenica, 21 Luglio 2019 00:00

Dei limiti divisori

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Arrivò al ristorante con un’ora di ritardo. Mio padre era fatto così, gli piacevano i gesti plateali. Quella festicciola abbastanza intima l’aveva organizzata mamma per la mia licenza di terza media. Era visibilmente orgogliosa della mia pagella: uno strepitoso dieci in lingua italiana e otto in tutte le altre materie. Insomma, la migliore studentessa dell’Istituto.

Domenica, 14 Luglio 2019 00:00

Percoto Introspettiva Pt. 25

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Percoto Introspettiva

Ministorie adolescenziali e non solo: introspettive, noir e surrealiste.
Ambientate nel cortile della Percoto e non solo e con i soliti protagonisti: Dario, Ale, Seo, Qualli ed altri...

 

 

Colloquio di lavoro. Parte Diciottesima

Domenica, 07 Luglio 2019 00:00

Per lei, figlia di pirati

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Racconto liberamente ispirato alla canzone Rimini (1978) di Fabrizio De André 

Quell’Adriatico azzurro e quella sabbia bianca e accecante preferivo guardarmeli in solitudine, su strisce di terre che si allontanavano dalle spiagge affollate di una specie di nuovo carnevale estivo, in mezzo alle dune orientali e ai canali creati dalla risacca, battuti dal vento, mentre il vento incessante raccontava che proprio quei luoghi che amavo erano fatti apposta per gli addii, ma solo per gli addii silenziosi, in cui le carezze del vento si dipanano in sorrisi lontani, in strade perdute, in vite non vissute e occasioni mancate. Amavo le occasioni mancate e amavo anche il vento che mi portava l’assenza. Del resto io ero straniero in quel luogo, figlio di un’altra epoca e di un altro universo, non sapevo fare altro che scrivere piccole parole dedicate a quel mare e a quel vento.

Domenica, 23 Giugno 2019 00:00

Un raffinato disordine

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Il primo ricordo nitido della mia vita coincide con quello che mio padre definì “un mezzo disastro annunciato”. Vennero a prendermi alla scuola elementare in mattinata. Poche ma misurate parole, come era sua abitudine.
− Ci hanno derubato − mi disse mio padre facendomi salire in auto.
Non capivo cosa volesse dire, e gli chiesi più con gli occhi che con la bocca di essere più chiaro. Parlò lui, mia madre zitta.

Domenica, 16 Giugno 2019 00:00

Percoto Introspettiva Pt. 24

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Percoto Introspettiva

Ministorie adolescenziali e non solo: introspettive, noir e surrealiste.
Ambientate nel cortile della Percoto e non solo e con i soliti protagonisti: Dario, Ale, Seo, Qualli ed altri...

 

 

Colloquio di lavoro. Parte Diciassettesima

Domenica, 09 Giugno 2019 00:00

Daniela e la magia dell’autunno

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Le succedeva con l’avvento di quella stagione. Si sentiva elemento integrante. Una sorta di interprete del tempo che scorre.  La sua vita sembrava dilatarsi, carica di suggestione e di romanticismo.
− Credo di capirti − disse Giorgio, facendo scivolare lente le mani sotto la camicetta che lei stava iniziando a togliersi. − Tu sei a un bivio al di là del quale ancora non vedi la giusta direzione, ma sei consapevole che presto sarai al centro di una nuova realtà.

Domenica, 02 Giugno 2019 00:00

Amo le foglie

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Le nuvole sono sparite dal cuore.
Ora ascolto in pace il discorso intrecciato dei rami.

Domenica, 26 Maggio 2019 00:00

Gli uomini peggiori (Una trilogia populista)

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Alfredo era il tipo di uomo peggiore, quello buono, che fa male senza volerlo. Veniva da una famiglia di uomini peggiori, però bravi a riconoscerlo, il male, quindi capaci di infliggerlo o risparmiarlo. Capaci di gestirlo. Suo nonno e suo padre erano stati sindaci in una città di provincia, di quelle dove certe cariche si ereditano ancora come lotti di terreno.

Quando il buio mi mangia il cuore
E la saturazione m’irrigidisce
E mi arma la mano 

In un attimo un filo si allenta
E piano ritorna a galla

Domenica, 12 Maggio 2019 00:00

Sulle ali della fantasia

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Come facevo a sapere che l’avere semplicemente pronunciato, peraltro a bassa voce, le parole se m’incazzo me ne vado in presenza di una pletora di mezzemaniche assicurative che si aggirava a testa bassa per il nostro dipartimento avrebbe dato il via a un percorso di lavoro e quindi di vita che ancora adesso, dopo vent’anni mi offre una chiara visione esistenziale?
Figlio di genitori che ai tempi si usava definire proletari − mio padre cameriere presso prestigiosi ristoranti di Milano, ma mal retribuito, mia madre, a giorni alterni in malattia più o meno reale, commessa presso un negozio di scarpe di modesta qualità − passavo i miei pomeriggi a leggere immedesimandomi nelle vicende dei personaggi che facevano vivere le storie.

Giovedì, 18 Aprile 2019 00:00

Nominare gli dèi

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Una riga tremante Hölderlin fammi scrivere
(Andrea Zanzotto, La Beltà)

 
  

1.

Mescolandosi tra noi,
si sono persi.
Gli immortali, da non nominare,
pena la loro dissolvenza
imperdonabile.
Hanno tentato di nascondersi
(nei secoli, in paesi distanti):
mentendo.

Domenica, 14 Aprile 2019 00:00

Dinamica famigliare

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La luce incerta del tardo pomeriggio le impediva di vedere con chiarezza, guardando dalla finestra della cucina, cosa stesse facendo suo marito nel giardino sottostante. Lui, Alberto Airaghi, le appariva ingobbito e concentrato in una anomala postura a rischio di caduta che faceva pensare a una ricerca in profondità delle radici del glicine la cui bellezza dominava l’insieme degli altri fiori che rendevano quel giardino l’orgoglio di Elvira. Ma il glicine svettava rigoglioso dall’altra parte del giardino, mentre l’angolo dove Alberto sembrava scavare il terreno con le mani apparentemente tremanti fioriva dove il cane di famiglia Bibu era solito svuotare l’intestino e altro a più riprese giorno dopo giorno.

Mercoledì, 10 Aprile 2019 00:00

Come un gabbiano. Ricordo lontano di un'attrice

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Anzitutto i suoi occhi. Gli occhi di Vera Fëdorovna Komissaržèvskaja. “Occhi azzurri senza fondo”, come quelli della Sconosciuta blokiana; larghi occhi sgranati e sgomenti; come negli enigmatici ritratti femminili di Jàwlensky. Andrej Belyj così la rimembra: “Tutta occhi: due blu-verde-grigi, enormissimi occhi dalle orbite cupe mi elettrizzavano”. E Georges Pitoëff ricorderà fino alla fine “il suo piccolo viso tragico e gli occhi immensi e tormentati di questa donna che, in lei, sembrava portare tutta intera la passione che ha la Russia per il teatro”. Gli occhi, e la voce incantevole, che anche alle frasi più logore dava cadenze di musicalità malinconica, velature di sogno.

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