“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Extra

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Domenica, 19 Giugno 2016 00:00

Cosa resta

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Gli anni trascorsi al di qua e al di là della cattedra sono valsi a comporre un quadro vivido, che spesso è sconosciuto nei dettagli a chi la scuola poco la conosce.
Da incosciente e male armato, invece di rivendicare i propri diritti, si scaglia su quelli degli altri.
Apparecchia la tavola al potere, che manco più si sporca le mani.
A lui sono rivolti questi versi.
A chi parla senza sapere. A chi sa e non parla. A chi non ascolta. A chi distrugge con metodo.
A chi non sfida la corrente per risalire. A chi è dentro e a chi è fuori.

Giovedì, 16 Giugno 2016 00:00

La solitudine è un dolore che fa paura

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In un città della Sicilia, nel 1998

Io so che lo chiamavano Falco.
E lo so perché frequentavamo lo stesso bar, quello di Piero, in corso Umberto.
Scendevo lì in pigiama, a leggere il giornale, a cercare qualcuno con cui parlare.

Lunedì, 13 Giugno 2016 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Elena Calabresi

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Elena Calabresi è nata a Cagliari. Nutre una grande passione per tutto ciò che è creativo e, in particolar modo, per il disegno e la pittura. Fin da piccola amava disegnare prima con i pastelli e gli acquerelli, immersa in un mondo tutto suo senza percepire altre sensazioni se non una grande serenità ed un grande benessere: emozioni che mi confida provare ancora oggi, ogni volta che usa i colori.

Domenica, 05 Giugno 2016 00:00

Se il buio non prevale

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Ho sognato se potrò mai guardare il cielo senza dover ritrarre lo sguardo.
Giugno, l’anno scolastico è finito. Cristina e nostro figlio Roby di otto anni sono nel buen retiro, sulle Dolomiti Bellunesi, una spiritosa casetta di tre piani ereditata dalla madre di mia moglie. Per me sarà un’estate di lavoro, il Direttore del giornale ha deciso di assegnarmi la responsabilità di coordinatore delle pagine di cronaca nazionale, sta riorganizzando l’intera redazione, e il mio posto, dice, deve essere quello. Lascio la rubrica politica, che tenevo da tre anni, e del resto non mi dispiace. Lascio un certo grigiore, deboli gli sprazzi di luce in quell’ambiente, e troppe le interferenze nel lavoro di giornalista.

Ho un vivido ricordo della prima volta che vidi uno spettacolo di Spiro Scimone e Francesco Sframeli. Dai primi cinque minuti ero – eravamo tutti – completamente immersi, calati in una bolla spazio/temporale, sospesi in una dimensione surreale e magnetica in cui ogni parola, ogni piccolo gesto, pausa, sguardo, piegatura nella voce era carica di senso e, allo stesso tempo, di una leggerezza soave, quasi eterea.

All’arrivo, Bagnoregio si presenta come una comune cittadina. Potrebbe trovarsi ovunque, stretta tra rotatorie e le insidiose fughe della pavimentazione cittadina. Piccoli gruppetti di persone camminano qua e là seguendo una sorta di flusso; di solito persone con un aspetto del genere – con zaini, scarpe da trekking, macchine fotografiche e l’aria smarrita – non possono che essere turisti. Per questo mi chiedo come mai si dirigano nella direzione esattamente opposta alla nostra, dalla quale non viene quasi nessuno; mi viene il dubbio di essermi sbagliata, di non aver individuato l’ubicazione della famosa città che muore perché troppo impegnata nella guida.

Lunedì, 30 Maggio 2016 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Paul Rooms

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Due parti di sangue fiammingo − preferibilmente quello di Bosch ma va benissimo anche quello di Gijsbrechts − una parte di sangue austriaco nel senso di austroungarico e una parte di sangue italiano, del genere Marco Polo: agitare bene, al di là dell’Atlantico ed ecco Paul Rooms euro-americano trapiantato poi giovanissimo a Firenze dove compie tutti gli studi.

Sabato, 28 Maggio 2016 00:00

L'alba di un giorno trasparente

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Filtra timido dalle persiane un velo di luce mattutina. Ha gli occhi socchiusi, Alex, avverte nell’intimo segnali emotivi che ben conosce. Gli capita con l’approssimarsi di possibili scosse del suo quadro di vita difficilmente controllabili. Non ama farsi sorprendere impreparato. Lei dorme.
Quella nuova macchina del caffè a cialde è davvero comoda e veloce, se ne fa uno doppio e cremoso come piace a lui. Pochi attimi dopo è sotto la doccia.

Giovedì, 19 Maggio 2016 00:00

Andrea che vede i topi (parte seconda)

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Io e Andrea siamo cresciuti così, su una poltrona di ricordi, spesso a rimuginare i giochi antichi e le risate bambine mentre le nostre gambe si allungavano e la schiena si faceva più salda nella nostra giovinezza. Con le mie dita ormai sfilate come disegni a china non ebbi mai paura di carezzargli i capelli ricci e nodosi, ribelli, e non ebbi mai nemmeno la vergogna di guardarlo negli occhi e stringerlo al mio petto che ancora non cresceva. Ci incastravamo sull’unica poltrona di casa sua, quella dove suo padre era solito trascorrere le ultime ore della giornata, dopo cena.

Martedì, 17 Maggio 2016 00:00

Un bambino e un adulto

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"Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".
Franz Kafka

 

Come te lo spiego il momento esatto in cui i bambini diventano grandi e i grandi ritornano bambini? Mi sembra di non poter raccontarti quel momento con parole umane, sensibili, ho paura che tutto quello che possa dire sia alla fine troppo lungo o troppo breve, della misura sbagliata. Io ho visto una volta quest'attimo accadere, un adulto e un bambino davanti a un libro. Erano entrambi distanti, trasparenti, pronti a cambiarsi i panni di dosso per indossare qualcosa di nuovo. Il bambino leggeva e nel leggere non si distraeva, non c'erano immagini che potessero divertirlo, solo parole una dietro l'altra, in fila indiana, come soldatini in marcia e perfettamente allineati.

Lunedì, 16 Maggio 2016 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Cristina Seravalli

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Dal 1996 Cristina Seravalli ha lavorato come animatrice, sceneggiatrice e direttore artistico. Nel 1998 ha fondato, insieme ad altri soci, la casa di produzione Stranemani, da cui è uscita nel 2007. Dal 2008 si è dedicata alla produzione artistica personale. Nel 2009 ha iniziato a studiare affresco con il maestro Vico Calabrò. Per vivere gestisce un Art Hotel nel centro di Firenze.

Mercoledì, 11 Maggio 2016 00:00

Andrea che vede i topi (parte prima)

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Un mio amico abitava nella palazzina della stazione, in una casa poco distante dalla mia, in mezzo al verde. Per arrivarci prendevo la bicicletta di Ninì, mia sorella maggiore, e ci arrivavo in pochi minuti correndo. Mi piaceva arrivare fin laggiù, col vento nei capelli che tirava gli occhi all’indietro. Erano belli quei giorni.
Giovedì, 05 Maggio 2016 00:00

Quante facce del giorno

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Mi sento sempre attratto dalle scoperte casuali. Ed era così anche quando studiavo. Cercavo una frase a effetto per la tesi di laurea, e il caso  ha voluto che mi imbattessi in uno scritto di Carlo Sini − professore all’Università di Pavia − che così si esprimeva “La filosofia non è un’episteme enciclopedica, ma un esercizio connesso alla vita”.
Tutto ha avuto inizio da lì.

La terza e ultima tappa del nostro viaggio si coagula intorno alla città di Braşov. Snodo obbligato lungo la via ben più gettonata verso Bran e il suo letterario castello, Braşov ha una storia lunga secoli che si dipana attraverso lotte, incursioni, incendi.

Lunedì, 02 Maggio 2016 00:00

Art 3.0: AutoRiTratto di Paolo Balboni

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Paolo Balboni, fotografo autodidatta, da qualche anno entra timidamente nel panorama della giovane arte contemporanea, grazie ad una serie di esposizioni in Italia e nel mondo.
La sua attività artistica inizia per gioco. Macchina fotografica in spalla e tanta voglia di conoscenza lo spingono a superare i confini della sua amatissima “Bassa Emiliana”. Dopo i primi scatti, fatti di nebbia, paesaggi in trasparenza e colori rossastri di un’architettura tipica del bolognese, viaggia, infatti, in tutto il mondo, in Africa, a Cuba, in Sudamerica, in India, in Palestina e in tutta Europa. Per lui, ciascuno di questi luoghi ha qualcosa da raccontare. Lo sguardo di un passante, uno squarcio di porta dalla vernice grattata, un angolo di luce, un muro che parla di storie politiche o di intrighi amorosi.

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