“Perché non viviamo la vita come avremmo potuto?”

Anton Pavlovič Čechov

Flo

InFLOencer: a proposito dei propositi

Incredibile, ma vero! 
Il 2021 è iniziato ed io non ho stilato la famigerata lista di buoni propositi che compilo ogni anno, a cavallo tra dicembre e gennaio, dai tempi di Bim bum bam. Naturalmente di cose da fare ne ho: musica, molti concerti da recuperare, un amore, un investimento, andare in Brasile appena ci sciolgono la catena e tanto altro.
Questi però sono impegni, appuntamenti; i propositi sono una cosa diversa.

InFLOencer: femminismo e peli superflui

In molti sanno del mio post dedicato a Maradona, o meglio all’opportunità di dire o non dire, nel giorno della despedida, chi siano i buoni e chi i cattivi. La viralità del post – che va da “Flo sindaco di Napoli” a “Vesuvio, lavali col fuoco” − mi ha fornito molte occasioni per chiarire la mia posizione sul nostro Pibe e quindi la chiuderei pure qui, se siete d’accordo. 
Tuttavia c’è un’ultima palla che vorrei calciare, ma devo stare molto attenta, perché mi sa che qua mi faccio male veramente: le femministe e Maradona.

InFLOencer: non ci resta che vivere

Mi ero ripromessa di parlare “leggero”. Divagare un po’ non può farci che bene di questi tempi.
Poi conto che sono passati circa nove mesi dal primo lockdown ed è una coincidenza troppo ghiotta per non fantasticarci sopra.

InFLOencer: stop ai concerti is the new barbabietola

Dove eravamo rimasti?
Ah si, eravamo reduci da tre mesi di terrificanti performance musicali dai balconi abusivi; la minaccia del plexiglas sulle spiagge e la definitiva sostituzione di Risiko, con il nuovo gioco da tavola “Occhio al bonus”.

InFLOencer: ‘e figli so’ piezz’ ‘e core

Stamane, appollaiata sul mio scoglio preferito, quello a forma di balena, mi sono guardata intorno e ho dedotto con immensa amarezza che anche quest’anno agosto è arrivato. 
Panzoni armati di racchettoni, Reggaeton e olio di mallo, anche stavolta hanno raso al suolo i miei piani, fatti soprattutto di silenzio e tranquillità.

InFLOencer: doping e caponata

Perseverare è diabolico, ma sebbene assodato, a noi ci piace proprio di insistere nell’errore. Femmine e maschi, sia chiaro, in amore siamo tutti ugualmente ciucci, con la capa perennemente piena di sapone. Mi perdonerete se, per ovvi motivi, espongo il punto di vista del genere cui appartengo.

InFLOencer: una rivoluzione condominiale napoletana

Fino a mercoledì scorso ero convinta di aver avuto una vita avventurosa. Ho viaggiato, ho fatto saltare un matrimonio e ho guidato una Aston Martin. Zaino in spalla sono arrivata fino in Vietnam, ho guadato un fiume in groppa all’elefante e ho rischiato la vita su un trenino colorato, con i freni rotti, a Sidi Bou Said. Eppure, cari amici, tutto questo è niente se non hai partecipato ad una riunione di condominio.

InFLOencer: Angela parla sempre lei

Con Angela ci incrociamo spesso. Quando esco di casa e, invece di percorrere Via dei Tribunali, faccio il giro più corto e passo per Forcella, la becco sempre.
Spesso fingo di non vederla, perché se faccio il giro corto vuol dire che ho fretta e Angela, quando mi acchiappa, non mi molla più. Se non ho appuntamenti importanti, addebito un piccolo ritardo a chi mi aspetta e mi fermo a prendere il caffè con lei. Da qualche anno è ospite del dormitorio pubblico; “sto appoggiata” ci tiene a precisare “il tempo che mio figlio fa i lavori a casa e mi viene a prendere”.

InFLOencer: quelli che voialtri non vedete

Dietro le quinte del nostro mestiere, esiste una figura importantissima chiamata “road manager”. Lo riconoscete perché sta sempre accanto all’artista, lo accompagna ad un passo dal palcoscenico e se lo va a riprendere, in quinta o sotto le scale, quando il concerto è finito. Se il fonico, il musicista e il luciaio hanno dei compiti ben precisi e delineati, nelle medie produzioni come la nostra, in cui a lavorare non superiamo mai la decina, al road manager spetta tutto il resto.

InFLOencer: la “Primavera” del Napoli

Vi siete mai chiesti quanto c’è di falso in quello che raccontano le persone intorno a voi, o in quello che raccontate voi stessi? Attenzione. Non sto parlando di bugie dette consapevolmente per salvare la pelle, per rimorchiare o per fare bella figura a lavoro. E non sto nemmeno parlando del cosiddetto pallista seriale − esemplare fungoso che cresce e si moltiplica dappertutto − che spara fesserie a ruota libera per abitudine.
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