“Scegliere modi di non agire è sempre stata l'attenzione e lo scrupolo della mia vita”.

Fernando Pessoa

La fucina delle scritture

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Domenica, 21 Maggio 2017 00:00

Apnea

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Eran fissi come al solito, gli uomini: guardavano solleciti lo schermo casalingo, che in cambio (a mo’ di ricompensa) mostrava in diretta plenaria, e a reti congiunte, la ripresa ravvicinata d’un robusto pietrone, intento da sé – ovviamente per miracolo o volontà divina (senza cioè che nessuno lo spingesse) – a rotolare pian piano di lato e dischiudere lentamente l’imbocco d’una caverna angusta, rannicchiata nella roccia. Intanto la voce fuori campo di uno speaker, postillava il prolungato, flemmatico scivolamento, pronunciando un discorsetto: “E figuriamoci: c’è pure Quello che non riesce a trattenere la vita per più di tre giorni. Magari si sforza, si impegna allo spasimo. Ma niente da fare... In Lui, che è di costituzione eterna e imperitura, il soffio della vita ricomincia ben presto a fluire (rinnovandogli il corpo, rinfocolandogli la carne), proprio come il respiro torna subito o quasi ad irrorare l’organismo e i polmoni di chi – fra noi mortali – prova, prova e riprova... ma poi si deve arrendere all’evidenza di non saper trattenere il fiato per più di venti o trenta secondi”.


 II


I corsi e ricorsi della storia (o, se preferiamo, della sconfitta): forse immusonito dalla vergogna dell’insuccesso, l’Unto del Signore – lì all’aperto, sulla soglia del sepolcro rupestre (una minuscola grotta naturale) in cui l’ennesimo esperimento fallito aveva preso luogo – cercò di giustificarsi davanti ai microfoni e alle telecamere del mondo intero, farfugliando le solite scuse (poche) su quanto fosse comunque rilevante aver vinto di nuovo la morte, spalancando ai fedeli – anche stavolta – vasti orizzonti di redenzione. Dopodiché, per stemperare in qualche modo la delusione che sentiva in cuore, aggiunse in un tono colloquiale, che si fingeva frivolo e leggero: “Che dire... certo che questi, chiamiamoli così, 'tentativi d’apnea' son davvero la mia spina nel fianco! O magari... nel capo”. E si toccò l’ormai risaputa corona pungente, esibendo all’ingiro sorrisetti deboli e striminziti, che domandavano perdono e complicità ai giornalisti che lo attorniavano. Subito, però, uno di essi colse la palla al balzo e − per tutta risposta – commentò sghignazzando, con una battuta: “Beh, più che la sua spina nel fianco o nel capo, sarebbe il caso di definirli la sua lancia nel costato, non crede?”.
All’ilarità insolente e canzonatoria che dilagò generale fra cronisti, reporter ed inviati vari di emittenti o quotidiani, il Messia reagì pieno di confusione, dapprima grattandosi perplesso, attraverso il sudario, una vecchia cicatrice che aveva sul petto e, quindi, assurgendo nervosamente ai cieli, determinato a piantare in asso i media impuniti e i loro rappresentanti, per rifugiarsi nel profondo del Paradiso a smaltire in privato malinconia e imbarazzo.

Domenica, 14 Maggio 2017 00:00

D-Alpha-Nag

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Si trasformava il dolore di molti nel ricordo di uno solo. Si trasformava il dolore, che è lungo e naturale e vince sempre, nel ricordo personale, che è umano e breve e sfugge sempre.

(Roberto Bolaño, 2666)

 

Per poco una mareggiata non mi investì in pieno. Camminavo sul mare e guardavo lontano, all’orizzonte, dove le ondate parevano animalesche schiene irsute che danzavano contro la luce squillante, tenebrosa, elettrica, che spaccava le nuvole ad ovest e si insinuava verso i golfi cittadini, striati di luci. Le ultime da Cape Canaveral non lasciavano dubbi: era una questione di mesi, ormai – e quindi di giorni – e il meteorite ‘D-Alpha-Nag’ avrebbe impattato contro la Terra. Tennyson era stato perentorio: “Succederà un gran caos”. “Cavolo, Tennyson” – avevo ribattuto – “altro che caos... vi sarà ben più di un caos!”. Ed era un gran caos già in quel pomeriggio sul lungomare, lucidato dal vento e dalle mareggiate, infilato in quella luce giallastra da tropici intristiti, come se qualcosa di freddo e di crudele dovesse accadere da un momento all’altro.

Domenica, 07 Maggio 2017 00:00

Le storie dell'orto – La carota

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L’estate era appena iniziata e nell’orto gli odori stavano cambiando. Le piante da fiore e le verdure assecondavano la stagione e le colture si susseguivano secondo le leggi della natura. Mino il contadino si trovava sulla porta di casa, assorto in questi pensieri e nella contemplazione del suo piccolo appezzamento, quando un rumore piuttosto sgradevole lo costrinse a tornare con i piedi per terra. “Zio Mino! Zio Mino! Dove sei? Siamo arrivate!”. Le sue orribili nipoti, le gemelle figlie di sua sorella Amilda erano venute a trascorrere qualche giorno in campagna. E sua figlia Claretta aveva deciso di non farsi trovare, dal momento che non sopportava le cugine. Era andata nella piccola casa al mare con i figli.

Domenica, 30 Aprile 2017 00:00

Via dalla strada maestra

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No, la vena esausta della tradizione non fa per me. Della tradizionale narratologia e relativi contenuti, intendevo dire. Quel tanto di caotico anarchismo (mi si perdoni la ridondanza, ma talvolta ci vuole) − facendo salva l’essenza mimetica delle storie – mi sarebbe bastato per non farmi catturare da un percorso di piatto realismo tipo facciamoci un aperitivo al bar e intanto vediamo come sta venendo il lavoro.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’allora corrente letteraria americana stava lasciando il passo alla ricerca di diversi piani di lettura. E io seguivo con interesse il graduale avvento del nuovo.
C’era poi la mia l’età. Vent’anni. Dovevo cercarmi prima di tutto la strada da percorrere, un lavoro. Perché l’idea di mettermi a scrivere, che mi era venuta quand’ero ancora più giovane, di fatto la coltivavo come un sogno, volutamente ignorando le difficoltà da superare. Sono fatto così. Sebbene non integralista nelle mie convinzioni. In generale.

Domenica, 23 Aprile 2017 00:00

La domenica sportiva

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Buon Gesù, autore dell’umanità squinternata che abita il mondo, ascolta il mio inchiostro e la mia voce: San Bifolco Primigenio era il tuo antico tempio, nonché luogo di culto, in cui noi contadini di Sant’Arello ci riunivamo per celebrare il mistero della morte e resurrezione.
Seduti sulle panche, prestavamo orecchio e attenzione alle omelie del parroco, Don Giovanni Naiolo. Il quale “Diletti figlioli” – soleva annunciare ogni domenica dall’altare – “è il momento dell’Eucaristia: rendiamo grazie perciò a Dio... e un bell’applauso all’ostia consacrata”. E mentre noi fedeli battevamo le mani a scroscio, il prete sollevava con gesto intenso la pisside rilucente.

Domenica, 16 Aprile 2017 00:00

Se davvero conviene non sbandare

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Si terrà al Palazzo Reale, qui a Milano, dal 21 Febbraio al 18 Giugno di quest’anno, 2017. Percorrendo per un lungo tratto, prima in tram poi qualche centinaia di metri a piedi le vie che mi portano all’ufficio di buon’ora, numerosi sono i manifesti che mi  saltano agli occhi. S’intitola About Art la mostra di Keith Haring.
Un’arte pittorica sfrenata, espressa senza limiti formali, dalla contaminazione in apparenza − ma solo in apparenza − tra lo sbandamento artistico e il tradizionale, multiforme nonché immaginario stile del dipingere. Fino al segno caratteristico dei cartoni animati.
Nella mia stanza da letto ho un poster di un suo quadro, quando la mattina mi sveglio, guardandolo mi trasmette gioia di vivere. Mi affascina.

Domenica, 09 Aprile 2017 00:00

Serafino preposto al coraggio

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Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.
Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d’insegnare.
I miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!

Domenica, 02 Aprile 2017 00:00

Le storie dell'orto – Il carciofo

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Era giugno e il primo sole estivo cominciava a farsi sentire. Le verdure nell’orto se ne stavano pigramente sdraiate a godersi qualche momento di ozio quando Rino il peperoncino, al quale non piaceva stare senza far niente, propose una partita a pallone. “Ragazzi mi annoio, giochiamo un po’! I nipotini di Mino non ci sono e noi possiamo usare il loro pallone”. “Ma fa troppo caldo per giocare a quest’ora!”, Nello il cavolo era spossato da quel cambio di temperatura, ma vedendo che la proposta aveva suscitato l’entusiasmo dei suoi compagni decise di unirsi a loro.

Domenica, 26 Marzo 2017 00:00

Dal piacere alla felicità

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– Ma hai idea di cosa hanno discusso ieri sera i nostri mariti? – è mia moglie Laura, che al telefono lo chiede a Giuliana.
– Non saprei. Quando è rientrato aveva un'aria un po’ così. Che ti devo dire... tipo aspetta e vedrai. Siamo sposati da più di trent’anni, lo conosco bene Giorgio. Quando decide di farti una sorpresa su qualcosa che interessa tutt’e due, ti tiene in una sorta di limbo con mezze parole, sorrisetti accattivanti, e pause di silenzio senza un’apparente ragione. È un modo come un altro per creare una incerta aspettativa che – ormai non mi sorprende più di tanto – d’improvviso e in quel suo modo distaccato, in particolari circostanze, lui rende comprensibile con apparente nonchalance, come si trattasse della più scontata realtà di questo mondo. Quale che sia la questione cui è rivolto l’interesse di chi gli sta parlando.

Domenica, 12 Marzo 2017 00:00

Le avventure della Pipucci (una storia marinara)

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“Le civiltà senza navi sono come i bambini, i cui genitori non hanno un letto matrimoniale sul quale poter giocare. I loro sogni allora si inaridiscono; lo spionaggio si sostituisce all'avventura, e lo squallore della polizia prende il posto dell'assolata bellezza dei corsari”.
(Michel Foucault, Le eterotopie)

 

La Pipucci era ormeggiata nel porto di Livorno. Era una serata stupenda, con un tramonto che faceva macerare ogni cosa nel suo languido colore rossastro che emanava da una enorme ferita aperta nell'orizzonte affamato. Mi ricordava, o miei ingenui lettori, miei simili e fratelli, alcuni dipinti di Natalini, con il porto immerso in tramonti invernali e glaciali, da mari del Nord, oppure con la via Grande immersa in una notte incipiente, con una pallina rossa piccola piccola che quasi illuminava di luce propria il dipinto, una luce che sembrava emanare un'arancia luminescente che irradiava un paesaggio urbano ancora intatto, ancora immune da scempi di biechi costruttori.

Domenica, 05 Marzo 2017 00:00

Le storie dell'orto – La patata

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Quella mattina nell’orto di Mino c’era una certa agitazione. Aristide il gallo, dalla sua postazione di cantante mattutino sulla staccionata che delimitava il terreno, vedeva un via vai di verdure e sentiva voci concitate. Decise di scendere e di andare a vedere cosa stava succedendo. Andò verso l’appezzamento di terreno dove erano coltivati i suoi amici per saperne di più. “Ehi Rino” – disse al peperoncino una volta arrivato – “ma che succede? Perché c’è tutta questa agitazione?”. “Ho sentito che questa mattina è nata una nuova verdura. Stanno andando tutti a darle il benvenuto. Raggiungiamo gli altri”.

Domenica, 26 Febbraio 2017 00:00

Tra erotismo e porno

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Finalmente è arrivato! Tutti noi in attesa, con una certa impazienza. Lo tiene tra le mani unite a forma di coppa quasi dovesse trattarsi di un qualcosa di sacro, lo posa con delicatezza sul tavolino. È persino un po’ patetico, Giorgio.
– Sì, qui c’è tutto. Come vi avevo promesso – dice girando gli occhi con ostentata lentezza lungo l’intero perimetro del living nel nostro − mio e di Laura – buen retiro nelle Dolomiti Bellunesi.
È trascorso un mese da quella sera a casa di Giorgio e sua moglie Giuliana, dove assieme a Marco con la sua nuova amica Jenny e Lele abbiamo preso la decisione di dare ai nostri incontri l’impronta di Club tra amici per evitare una sterile dispersione di idee, opinioni, emozioni altrimenti utili al fine di cogliere nei limiti del possibile tratti riconoscibili dell’essenza umana. Il tutto attraverso una sorta di gioco da me definito – forse in maniera vagamente impropria – ludoterapia.

Domenica, 12 Febbraio 2017 00:00

Nada y pues nada y nada y pues nada

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Erano gli anni Cinquanta. Da Piazzale Susa ci facevamo a piedi il Viale Argonne fino a Piazza Ascoli, dove nel suo stile fascista volto al Romanico si erge il palazzo che ospita la Scuola Media Statale Tiepolo.
Tutte le mattine dell’anno scolastico. Io e Stefano Bonali. Avevamo da poco compiuto i tredici anni, durante il tragitto fumavamo goffamente le prime sigarette della nostra vita.
A quell’ora nelle vie a lato dei marciapiedi dove camminavamo il traffico milanese era già tendente all’isterico.

Domenica, 05 Febbraio 2017 00:00

Le storie dell'orto – La cipolla

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Sabato mattina di primavera. Mino e sua moglie avevano deciso di prendersi una giornata di libertà. La figlia, il genero e i nipotini erano andati in città a trovare gli altri nonni e loro due non avevano voglia di dedicarsi alle faccende di casa. “Sai che ti dico Annina?” – disse quella mattina Mino alla moglie, mentre ancora si stava stiracchiando nel letto – “oggi ti porto fuori. Ci facciamo una bella gita al lago e mangiamo al ristorante, serviti e riveriti come due signori”. Detto, fatto. Dopo un paio d’ore Mino e Annina uscirono di casa, ben vestiti e lucidati per la loro giornata di libertà. “Niente acqua alle piante oggi Mino?”, Annina si ricordò dell’orto. “Per un giorno non succederà niente, ci penseremo domani”, rispose il contadino.

Domenica, 29 Gennaio 2017 00:00

Irrequieto

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Giocava nervosamente con le sue mani. Restava fisso a guardare giù, verso strada, incollato con la fronte al profilo tagliente di una sottile listarella delle veneziane azzurre. Si mordicchiava l’indice solamente con la superficie delle labbra segnate da una leggera screpolatura. E quel dito non lo staccava mai dalla sua bocca, nemmeno quando, di tanto in tanto, si allontanava dalla finestra, faceva una giravolta o girava in tondo nella stanza, per poi riapprodare alla sua posizione.

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