“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Domenica, 01 Maggio 2022 00:00

I morti erano morti

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I morti non barcollavano più per le strade. Penzolavano dagli spessi rami delle querce di Sam Town. Appesi come moscerini dal peso incontrovertibile. Pieni ne erano gli angoli delle strade dei quartieri più bassi. Nel quartiere un tempo più popoloso, la gente non usciva più per via del tanfo insopprimibile che tendeva a incatramarsi sull’asfalto. Da una certa distanza parevano decorazioni per Halloween ma quelli erano dei maledetti cadaveri in putrefazione da settimane! E in quel quartiere c’era più poco da mostrare, probabilmente niente più gente da far uscire.

Lo sceriffo si grattò la testa, quando raccolse gli ultimi giornali dalla pila riposta in un angolo nel suo ufficio. Puzzavano ancor di petrolio, di quei giacimenti petroliferi che piacevano tanto ai potenti governi del mondo, gli stessi che avevano mandato in cancrena gli organi vitali della maggioranza degli esseri umani, concausa del troppo esporsi ai veleni veicolari. Lo sceriffo non era sicuro se ci fosse o meno un altro essere umano nei dintorni del suo distretto di polizia, però voleva affacciarsi lo stesso per scrupolo ma ogni volta che apriva la porta veniva invaso da un temibile tanfo nauseabondo. E fu proprio in uno di quei momenti di meditazione forzata che squillò il telefono. Alzò la cornetta e dall’altra parte, il silenzio. Lo sceriffo proferì parola ma nessuno rispose all’appello. S.o.s. Cercasi Sostegno Umano. Solo e il nulla. Un gracchiare. Un sibilo. Un vocio scomposto come di una zuffa animale. Lo sceriffo riattaccò, di sasso. Si versò un bicchiere d’acqua. Sputò. Era calda quanto l’urina ma insapore e non incolore. Fece caso al titolone di uno dei giornali riposti proprio sotto la scrivania, come posato accanto al cestino:
“I MORTI ERANO MORTI” e giù di lì.
Gli tornò alla memoria di quando i morti erano vivi e correvano per le strade, affamati di brandelli di carne umana. Brutti tempi prima dei pessimi che preannunciavano quelli bui. Dopo di allora i morti presero a uscire dalle tombe, vomitando terra e allori delle ultime banche. L’abbandono regnava e nel mentre una camionetta abitata da giornalisti televisivi aveva preso a fendere l’area, percorrendo la lunga via di Sam Town, strombazzando un annuncio di disinfestazione apposita area di controllo. Non osavano abbassare i finestrini. Comunicavano tramite megafoni riposti sulla parte superiore del veicolo e connessi a degli appositi impianti di trasmissione dei segnali. Passarono accanto a tutti quei morti che avevano smesso di barcollare e che ora caracollavano di peso a terra, spezzando le corde che li separavano di pochi centimetri dal suolo. Lo sceriffo, semi-addormentato, penzolava dalla sedia, annaspando. E al richiamo dei simili colse il segnale, riaprendo gli occhi di colpo, nel tentativo disumano di voler correre verso di loro, costi quel che costi. Lo sceriffo aveva smarrito la cognizione del dolore. Qualcuno al di sopra di tutto pensava a questo, non prima di constatare un brutto colpo basso.
Lo sceriffo fu morso da un morto che sembrava essere morto ma che era ancora in vita, nonostante tutto. Allo sceriffo furono addentate e staccate a morsi le palle. Un colpo secco e via, nulla più! L’atroce atto di separazione dai cari beni di ogni individuo che si rispetti, specie di un uomo in odor di giustizia, lo fecero dissanguare all’istante, proprio nel momento in cui un segnale di vita sembrava provenire dall’esterno. Il morto, non morto, finì di gustarsi il boccone, prima di muoversi verso l’esterno.
Il sole stava tramontando all’orizzonte. Rivoli di sangue gli colavano dalla bocca. I giornalisti avevano frenato. “Eccolo, ce n’è ancora uno”, sembravano volersi dire ad osservarli dall’esterno. Raccolsero le ultime frasi e fecero dietrofront, in previsione della fase conclusiva della loro azione di pulizia dalle infestazioni. La compagnia dell’autista imbracciò un fucile. L’autista abbassò il finestrino lasciando spazio al tiratore, noncurante dell’aria irrespirabile. Partì un colpo che finì dritto sulle cervella del guidatore, schizzando ovunque negli interni. Il compagno di viaggi e notiziari flash si avventò sul suo corpo riducendolo a brandelli. La radio, nel mentre, gracchiò il rigurgito sonoro di uno di quei notiziari flash che non avevano più nulla da riferire al riguardo. In quello che era ormai a tutti gli effetti un abitacolo, il sangue e la carne umana di quello che doveva essere senz’altro l’ultimo uomo sulla faccia della terra, avevano invaso ogni lurido spazio. L’altro non morto scese e si diresse verso l’attonito non morto. Gli strinse la mano o quel che ne restava. Come si conveniva un tempo fra uomini d’onore.

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