“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

La fucina delle scritture

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Domenica, 13 Settembre 2015 00:00

Fiction's about what is to be fucking human being

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Quel Baronetto ti sorprende ogni volta che lo ascolti. Sir Gary Brooker, dopo mezzo secolo − da quand’era poco più che ventenne − la sua voce non ha subìto i danni del tempo, ti cattura e ti perdi − ogni volta meravigliandoti − tra le criptiche parole della canzone. Ho attivato YouTube: A Whiter Shade of Pale diffonde il suo fascino tra le pareti del mio studio, le note dell’organo Hammond ne esaltano l’armonia. Quando i Procol Harum la lanciarono non ero ancora nato.
Sono un che non più di due anni fa ha partecipato a un convegno, organizzato in più sezioni, sull’Era Digitale. Uno che, in coerenza col suo forte interesse per la parola scritta, era ormai da tempo alla ricerca − sia pur agli inizi nebulosa − di un modo, un veicolo, per ritagliarsi un ruolo di protagonista, non necessariamente di primissimo piano ma comunque di una qualche rilevanza, nell’ambiente delle umane lettere.

Domenica, 06 Settembre 2015 00:00

Racconti sonori – L'appestato

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Nisi Dominus – Cum dederit – Vivaldi – controtenore Andreas Scholl

La nebbia si diradava nella sua mente. Lentamente. In bianco e nero vide uno stanzone immerso in una penombra interrotta da una piccola oasi di luce a mezza altezza, fuori dalla portata dei suoi occhi.
Nell’aria brevi borbottii, colpi di tosse insieme a parole oscure snocciolate in una lingua sconosciuta eppur a lui comprensibile.
Mosse un braccio ma il movimento rimase impigliato: la sua mano era trattenuta e non poteva toccare il suo viso. Una pressione nauseante gli risalì dallo stomaco. Uno strattone dell’altra mano confermò quella nera sensazione: era legato sopra un letto. Un lieve movimento del piede, incerto e riluttante a confermare la parola che gli affiorava nella mente, si arrestò subito. Bloccato.
Era sedato su un “letto di contenzione”.

Domenica, 30 Agosto 2015 00:00

Mio amato carceriere (V capitolo)

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ALLA RADICE DEL RITMO

 

 

Segui il messaggio che proviene dagli occhi,
non badando a chi è indossarli.
Perditi nel profondo di quei laghi
e punta diritto alla loro fonte.
Consenti alla loro purezza di essere la tua
e che il loro mondo divenga il tuo mondo.
             (V messaggio)

 

 

Aprendo gli occhi quel mattino, ebbi modo di verificare che la scappatella della sera precedente qualche segno lo aveva lasciato, dal momento che l’orologio sul comodino segnava che erano già le otto meno qualche minuto.

Domenica, 02 Agosto 2015 00:00

Al mare con Francesca

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Erano ormai cinque anni che quel rito volto alla ricerca di noi stessi procedeva verso una potenziale catastrofe. Giorno dopo giorno avanzavi sul mio terreno col tuo slancio vitale. Inesorabile. Io mi trattenevo. Pensavo di farcela. Stupidamente. Tanto stupidamente da lasciare che l'invisibile nulla ingoiasse la mia cieca passione. Vasta e cieca come quel nulla che circondava i miei occhi terribilmente stanchi.
T'immaginavo ogni giorno più bella e m’illudevo di riuscire vincitore in questa mia pia aspirazione: conquistarti unicamente con la dedizione più assoluta. Una dedizione che era per me anche una specie rara di asimmetrica dissoluzione interiore. Quella dissoluzione del vivere che solo la contemplazione impossibile della tua chioma sembrava interrompere, per un paio di ore di vera vita – poco più, poco meno – la mia perpetua vacanza nei recessi abituali in cui mi ero assurdamente quanto fatalmente relegato.

Domenica, 26 Luglio 2015 00:00

Variabili indipendenti

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Questa notte ho sognato papà. Quando mi sono svegliata ero in un bagno di sudore, il respiro in affanno. Poi mi sono ripresa ma non è finita lì perché la mente, quasi agisse in completa autonomia dal mio stesso essere, ripeteva sta sperando, solo sperando, non gli resta altro. E per qualche manciata di secondi la cosa è andata avanti in quel modo. Massimo, mio marito, come suo solito si stiracchiava prima di alzarsi dal letto per recarsi al lavoro, mi guarda e dice: ”Che c’è Mariangela, qualcosa non va?” “No, no... un sogno. Soltanto un sogno”.

Domenica, 19 Luglio 2015 00:00

Mio amato carceriere (IV capitolo)

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GLI ANGELI DEL FIUME 

 

 

Non devi evitare il desiderio,
ma ricordarti che tu e lui non siete la stessa cosa.
Abbandonarsi al desiderio è meglio che resistere,
sfrutta la sua grande energia ed osserva.
Nasce, cresce e ti travolge,
ma alla fine ti lascia e scompare.
       (IV messaggio)


 

Il mattino successivo fu la mia sveglia interna a risolvere i miei dubbi sulla partecipazione al corso di meditazione dinamica. Aprii, infatti gli occhi alle sette, la stessa ora di inizio del corso.

Domenica, 12 Luglio 2015 00:00

Racconti sonori – L'attesa

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Hooverphonic – Mad About You

La strada era nel cuore dell’antica città, eppure, in quel lungo tratto in salita buio e scarsamente illuminato, appariva solo anonima e banale strada di periferia; lentamente si inerpicava verso l’oscurità del parco pubblico, dove le macchie oscure delle ambasciate fortificate sembravano tetramente nascondersi in un immobile agguato.

Domenica, 28 Giugno 2015 00:00

Le perversioni

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Nell'altra stanza Giulietta, la mia cugina e migliore amica, si sta svestendo, lei non lo sa ma io sono qui che mi masturbo mentre la spio compiere il delicato gesto che si effettua col bacino per portar giù la mutandina e poi quell'altro ancora più tenero quando per toglierle del tutto si alza il piedino e si perde per un attimo l'equilibrio. Nell'altra stanza Giulietta si è svestita ed è ora sdraiata e ansimante sul tavolo dei miei giochi perversi. Mi sgranchisco le mani, per le sberle forti che dovrò darle e per quando dovrò strangolarla.

Domenica, 21 Giugno 2015 00:00

Mio amato carceriere (III capitolo)

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GIOCO COME LAVORO E LAVORO COME GIOCO

 

Non resistere e scoprirai come è dolce seguire il corso delle cose.
Non contrastare il desiderio, ma osservalo quando sorge.
Non perderlo di vista quando cresce impetuosamente.
Sii presente quando infine raggiunge il culmine,
Cercando di scoprire dove va quando scompare.
                       (III messaggio)

Anche il mattino successivo la mia sveglia interna funzionò perfettamente e, in punta di piedi, sgattaiolai dalla stanza, tentando di non disturbare il sonno profondo dei miei tre compagni. Ero indeciso sulla meditazione dinamica, che forse aveva avuto una parte nelle mie reazioni del giorno precedente, ma decisi che era il caso di fare un’altra prova e mi avviai, dopo la razione mattutina di nicotina, verso la dependance.

Domenica, 07 Giugno 2015 00:00

Sognando Massachussets

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Visto da lontano, l’Istituto universitario dalla forma similgotica dove ha sede il mio dipartimento ha un che di misterioso.
La struttura dell’Istituto, culminante nella volta grigiastra dalla quale fuoriescono due spuntoni di diversa lunghezza − che vorrebbero rappresentare la sintesi di una guglia slanciata e piramidale senza tuttavia riuscire a dare all’intero complesso un credibile coronamento estetico − mi è sempre parsa come un’opera concepita da un architetto dalle idee stravaganti. Poi è successo che quasi d’improvviso nel mio modo di osservare quell’edificio qualcosa è cambiato. Sarà che da un po’ ho preso a recarmi in ufficio alle prime luci dell’alba, ossia nell’ora in cui il giorno si presenta carico di promesse. O più probabilmente perché ho in mente un piano così eccitante che ogni luogo che mi capita sotto gli occhi mi appare in armonia con tutto il mio essere.

È stato ritrovato per caso nelle cineteche l’ultimissima puntata de Il Circo(lo) volante Pickwick, mai andata in onda a causa della violenta retorica sovversiva dei due autori e soprattutto perché era una gran cazzata, non faceva ridere più nessuno e aveva rotto le scatole ai telespettatori, i quali rischiavano così di disamorarsi allo strumento e al dispositivo della televisione. Decidiamo di mandarla in onda soltanto oggi perché è estate, c’è scarsità di programmi e qualsiasi ributtante vecchia robaccia fa brodo e non pesa sul bilancio. Scusate per la porcheria che state per legger… ehm guardare!

Domenica, 31 Maggio 2015 00:00

RACCONTI SONORI – Aspettando Carmen

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Aldo Bassi Quartet, "Nove rose"

 

La moto rombava nella notte. Il nastro scuro della strada, lungo i suoi dolci saliscendi, era squarciato dalle sciabolate di luce del suo faro, che rendevano visibile l’umido lattiginoso dell’estiva salsedine marina.
“Mi accompagni?”
Era stato il semplice invito di Aldo. Poi come a rendere più appetibile la richiesta di condivisione del viaggio “... andiamo a conoscere Carmen, una mia amica...”, “una spagnola?” chiosai. “No no è romana...” e a seguire uno sguardo con quel suo tipico allargamento di palpebre accompagnato da un movimento assertivo della testa come a dire “verace e…”, tosta, pensai.

Domenica, 24 Maggio 2015 00:00

Mio amato carceriere (II capitolo)

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UNA DOMENICA PARTICOLARE

Anche se il tuo silenzio non è sufficiente per udirmi,
non fare sforzi  per conseguirne uno più grande.
Sii consapevole e cerca la dolce quiete, ma non evitare il rumore.
Non dedicare al mondo uno sguardo fuggevole,
ma amalo senza fuggire di fronte al dolore.
Non cercarmi perché io sono già in te
ed è vano fuggirmi perché siamo legati.
Ma, finché vi è uno che desidera e che cerca,
l’incontro non si può realizzare.
            (II messaggio)


Il mattino seguente aprii gli occhi prima delle sei e, come sempre, non potei fare altro che alzarmi e uscire dalla stanza, cercando di non fare il minimo rumore per non svegliare le tre persone presenti e ancora immerse in un sonno profondo.

Era una di quelle serate che eravamo soliti trascorrere a sentire vecchia musica italiana degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta e a ripetere quelle cose (oramai stantie) del tipo “che personalità Mina, vero?”, oppure “ma ti rendi conto? Nada aveva soltanto 15 anni” o addirittura “Enrico Ruggeri con I Decibel era proprio un’icona new wave”. Insomma, eravamo lì seduti tra il divano, alcune vecchie sedie da giardino che ho in casa per ogni evenienza e una sorta di poltrona che alcuni anni fa avevo ricavato ripiegando in due un vecchio materasso di una stravecchia zia di qualcuno, e giocavamo a sentirci più vecchi di quanto non fossimo e a riconoscere che pur volendo non ci sentivamo parte di nessuna tipologia di comunità umana e nazionale.

Domenica, 10 Maggio 2015 00:00

Clo

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Sono Clo. Tutti mi chiamano così. Il mio vero nome è Claudia. Un anno fa scomparivo. Ieri sono tornata. Sono stata via per cercare la mia strada, adesso è venuto il momento di vederci chiaro. Mi ci vorrà un po’ di tempo, ma neanche tanto, perché certi fatti hanno un significato complessivo dai contorni ancora nebulosi, mentre io per carattere ho bisogno di certezze in ogni istante della mia vita. Soprattutto quando mi trovo a dover ricominciare tutto daccapo.

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