“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Domenica, 06 Febbraio 2022 00:00

Non andare oltre

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In un certo senso io sono Marco Airoldi, Product Manager presso la filiale italiana di una grande azienda americana che si occupa di progetti per lo sviluppo immobiliare, questo è il mio ruolo.
A quarant’anni ho ragione di credere, per tutto quanto mi riguarda, che la vita mi sorride. Ho una moglie, Claudia, che mi offre il meglio di sé. In tutti i sensi. Purtroppo non abbiamo figli perché io non sono fertile. Ma stiamo per adottare una bambina. Il che, ne siamo sicuri, consoliderà ulteriormente la nostra unione.

Sin da giovane ho impostato il mio stare al mondo su un modello di sviluppo personale che tenga conto, senza limiti, del progresso dell’umanità in ogni sua espressione. Frequento circoli culturali, sono un lettore onnivoro. Sviluppo e mantengo contatti con un buon numero di persone che hanno il bene dell’intelletto. Tutto ciò mi porta a credere di essere un uomo rispettabile in senso lato, senza ostentazione.
Devo dire che da un po’ di tempo sono alle prese con una sorta di rovello, non certo un tormentone, per quanto attiene l’opportunità o meno di porsi un limite nelle ricerca del proprio successo e, conseguentemente, del benessere personale.
Mi capita di pensarci anche di notte. E in quei momenti ho la sensazione che l’alternativa potrebbe essere quella di accettare lo stato attuale della mia situazione, che in definitiva è più che soddisfacente.
Ne ho parlato con Claudia, che senza esitazione mi ha detto: “Stai tranquillo, accettati come sei. Sei già al di sopra della massa. Non ti basta?”.
Pur avendo da sempre per mia moglie un amore senza limiti, apprezzando anche le sue parole, fino a ora restavo del parere che c’era ancora un ampio spazio vitale che avrei meritato di occupare.
Ancora Claudia: “Marco, la tua vita è come una poesia. Non guastarla con una prosa di dubbio gusto”.
“Una poesia?”.
“Sì”.
Mi sono reso conto che in qualche modo questo mio volgere lo sguardo a un futuro di maggiore rilievo potrebbe crearmi un problema sul lavoro. Ne ho perciò tratto la conclusione che mi sarà utile analizzare come vanno le cose nel mondo che mi circonda. Ecco perciò che non perdo occasione di osservare gli altri, e di riflettere sulla differenza che c’è rispetto ad alcuni di loro. Colleghi, per esempio. Il lato negativo di questa mia propensione è che rischia però di alterare il rapporto col prossimo. Sta di fatto che in qualche caso mi è stata fatta notare un’eccessiva curiosità sulla vita, sulle abitudini di altre persone, senza che ve ne fosse una ragione plausibile.
Non ho mancato altresì di studiare testi che trattano la materia in questione. Quanto ho appreso da tali letture devo dire che finora non mi è stato d’aiuto, anzi ha dato più consistenza, in negativo, al mio sentire, dove io tendo a mettermi a confronto con altre vite per la semplice ragione di capire se il mio modo di vivere la vita deve essere per forza messo a confronto con quello altrui.
Credo sia giunto ormai il momento di prendere una decisione. Cioè di farmi una ragione che devo bastare a me stesso. E nient’altro.
Ne ho parlato con Claudia. Come mi aspettavo, mi ha dato ragione, facendomi notare, con quel poco di malizia femminile, che avrei potuto e dovuto pervenire a tale conclusione già da tempo. Ma ora mi sento a posto perché mi sono liberato di quella che avrebbe potuto diventare l’ossessione di spingermi sempre al di là del presente.
Tra qualche giorno avremo in casa la bambina adottata. Stiamo predisponendo un programma per prenderci una vacanza assieme alla piccola. Avrà così inizio una nuova, importante dimensione di vita per noi. La famiglia come sintesi costruttiva della nostra esistenza.

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