“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Domenica, 03 Gennaio 2021 00:00

Qui sopra i passi

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1.

Qui sopra i passi
c’è affanno e riparo,
qui sopra i passi
c’è un incontrarsi.

Camminarti accanto
è fabbricare fiducia,
tutto fuori è ignoto,
nell’ignoto ci troviamo.



2.

La nebbia è come latte
in banchi, densa coltre,
da qui in alto si guarda
e quanto non si vede
esiste ancora più forte,
le ombre diventano appigli.



3.

C’è il necessario quando
non cerchi che un riparo
da questo piovere sottile,
dalla possibilità di cadere.
C’è tutto quanto ti serve
nel dover finire il percorso
prima che venga la notte,
prima che il bosco canti.
Qui incontri sacro e carne,
la luce pare rassicurante,
il verde che può annullarci
ci sta cullando, è un porto.



4.

Negli occhi di chi fa la tua strada
c’è una confidenza inattesa,
qualcosa che non può creare
la consuetudine del quotidiano;
è come ci si spartisse il carico
sulle spalle, come bere del vino
insieme la sera, ripresa la calma,
come ci mescolassimo i destini.



5.

Adesso che racconti senza dire
capisco più a fondo, raggiungo
parti di me per me perse, ignote:
parlano la tua schiena, il respiro.
Se ci fosse dato di conservare
un frangente solo tra i molteplici
questo è quello che vorrei tenere,
a cui m’aggrapperò se verrà buio.



6.

Tendere a te ancora,
profumo che consola,
la spina e lo spiraglio.
Tendere a te più in là
dell’abisso che le rose
non riescono a celare.



7.

I giorni disgregano le parole,
queste, quelle dei secoli,
ci fanno cambiare forma
mutando tutto quel che è.
I passanti intorno adesso
sono, non sono, saranno,
sarebbero stati differenti,
furono in un tempo perduto.
Ciò che chiamo io con loro
svanisce e rinasce, evapora,
si fonde in un soffio al cielo,
da sempre per sempre ricade.

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