“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Cinema

Cinema La sala delle immagini

«Nel buio un fascio di pulviscolo bianco si diresse al telo dinnanzi: si generarono immagini. Apparvero donne e uomini in strade mai viste e guglie, ciminiere, ponti, campanili tra case. Apparvero mondi, apparvero storie».

Domenica, 01 Settembre 2013 02:00

Begotten o della trasformazione del Tutto

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Dio è morto. Si è appena suicidato disseminando viscere sul pavimento e imbrattando le pareti di sangue. Dal suo stesso corpo viene in essere “madre natura”, che inizia a masturbare il cadavere già in putrefazione del Dio. Si sparge sul delicato ventre lo sperma che ne fuoriesce, poi lo introduce all’interno della sua folta cavità pubica. Dall’atto sessuale nasce il “figlio della terra”. Il nuovo essere è cagionevole ed indifeso, e dimenandosi convulsamente mostra i segni della sua purezza. Ma il mondo e la materia sono dietro l’angolo, pronti a modo loro ad accoglierlo. L’impatto è violento. Gli esseri del “teatro della materia” rapiscono ed abusano del figlio e della madre. Li plasmano con strumenti arcaici e ne distruggono la forma, ma non la sostanza. L’annientamento delle due figure primordiali (madre e figlio) fa da seme per la natura che germoglia in tutta la sua bellezza e potenza.

Domenica, 11 Agosto 2013 08:26

(R)estate al cinema

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L'estate ha molti lati negativi: non appena si fa mezzo metro si suda come un cinghiale in riserva, tutti più nervosi per un nonnulla, l'ansia che ogni occasione “comandata” genera ogni volta. E poi c'è lei, la domanda alla quale tutti vogliono fuggire più di qualsiasi altra cosa al mondo, il quizzone che ti fa rimpiangere di non essere emigrato il 31 Maggio verso luoghi remoti: “Cosa fai quest'estate?”. Peggio c'è solo il capodanno, in tutta onestà.

Il secondo film di Martin Scorsese è, in realtà, il primo. Sebbene nel primo lungometraggio, Chi sta bussando alla mia porta?, già si avvertano i temi e i “gusti” del regista newyorkese, è in Boxcar Bertha (traslato, o meglio storpiato, in italiano: America 1929 – sterminateli senza pietà) che si evince la vera essenza di Scorsese: un’essenza cinematografica permeata di violenza e oppressione, dove i buoni non vincono sempre.
La storia, stranamente, risulta molto semplice.

Domenica, 28 Luglio 2013 02:00

Martin Scorsese. Il regista del tormento

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Violenza, ossessione, tormento, paura, alienazione, c’è solo un uomo che ha saputo dare con maestria il volto ai peccati dell’animo umano: Martin Scorsese. Il padre della New Hollywood nasce a Long Island. Appartenente alla media classe borghese, figlio di operai italiani (per la precisione siciliani) sbarcati sulla costa del Nuovo Mondo nel 1910, il piccolo Martin vive in un mondo costruito sulla spiritualità, sulla devozione e sulla fede. Il tempo trascorre e, nonostante la passione per il cinema che ormai già arieggia nella sua mente, le giornate passano in chiesa come chierichetto e fra le calorose e affollate strade di Little Italy. Martin non è un ragazzo estroverso e, complice anche l’asma, è costretto a rinunciare a tutte le attività ricreativo-sportive a cui prendono parte i suoi coetanei.

Anche quest’anno mi sono concessa un weekend in solitaria, di cui necessito periodicamente quasi si trattasse di un check-up completo, e non l’ho fatto di certo chiudendomi tra le mura amiche ma, badate bene, mi sono imbarcata per l’XI edizione dell’Ischia Film Festival.

Giovedì, 04 Luglio 2013 02:00

Empire o dell'Arte

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Che cos’è l’Arte? Senza soffermarci troppo nei dettagli delle teorie antiche e moderne in merito, cosa che dilungherebbe troppo la trattazione di questo scritto, possiamo sintetizzare dicendo che, se per gli oggettivisti antichi il senso ontologico dell’arte è da ricercare nella relazione immanente tra estetica ed opera, per i soggettivisti moderni l’essenza artistica è una valutazione tutta umana, e quindi scevra da canoni ben precisi di uno standard estetico.

Quando parliamo di New Hollywood dobbiamo saper contestualizzare. Considerato uno dei più importanti movimenti cinematografici, la New Hollywood (o Hollywood Renaissance, come fu in seguito definita) è stata in realtà una corrente che ha abbracciato un lasso di tempo piuttosto vasto e ricco di mutamenti che va dagli anni Sessanta agli Ottanta. Ci sovvengono, a proposito di esso, alcuni registi ormai oggetto di culto e di tale statura da aver mutato l’immaginario collettivo: Scorsese, De Palma, Coppola, Spielberg, Lucas, Altman. Ma l’America sul piano cinematografico non ha attraversato solo questa rinascita estemporanea, possiamo anzi sostenere che essa si pone, a prescindere dagli esiti, in continuo “rinascimento”: c’è una fioritura di generi, costante, dettata da leggi di mercato, botteghini, prestigio e tanti tanti soldi. Non dobbiamo mai dimenticare che in America il cinema è industria e dunque, come per ogni industria che si rispetti, si tratta pur sempre di creare un prodotto che soddisfi il cliente.

Martedì, 18 Giugno 2013 22:56

Dio perdona, Edipo no

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È stata presentata all’ultimo Festival di Cannes – attesa dai critici e dai fan che ancora ricordano Drive (diventato un vero e proprio fenomeno di culto) – l’ultima fatica del regista danese Nicolas Winding Refn: Solo Dio perdona (Only God Forgives). In mezzo a tali aspettative, per alcuni disattese, questo film si discosta in maniera oggettiva da Drive su molti aspetti: se si parla di perdono quindi, molti degli estimatori del regista non gli avranno di certo perdonato questo scivolone.

Eppure Solo Dio perdona non è da considerarsi un flop né un film qualitativamente inferiore. Dimentichiamo l’eroe solitario e silenzioso di Drive, che sacrifica se stesso per una causa più grande, ed entriamo in un mondo dove i protagonisti rappresentano la miseria dell’uomo nel senso più profondo e morale del termine: qui si parla di vendetta e di Edipo, con tanto di complesso al seguito.

Se la conquista (o sconfitta) definitiva del Novecento è stata quella di consegnare al dominio dell’uomo l’essenza del male, collocando tutto ciò che è malvagio sotto la sfera del naturale (e quindi dell’umano) rendendolo accettabile oltre il positivismo, Dreyer fa un salto indietro e torna a trattare l’esistenza del male come un qualcosa di originariamente trascendente. La mitologia giudaico-cristiana offre terreno fertile per tale allegoria.

Domenica, 09 Giugno 2013 02:00

"La grande bellezza" di Paolo Sorrentino

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Roma. Capitale delle contraddizioni. Di giorno simulacro di grazia e beatitudine, di notte rumorosa e volgarmente coatta. Sulle terrazze borghesi e presuntuose di una città che appare indifferente e calamitante, si consumano feste pacchiane che riflettono e riempiono il vuoto dei personaggi in perpetua agitazione sotto lo sguardo assuefatto e distaccato di Jep Gambardella.

Sabato, 08 Giugno 2013 02:00

Fantasmi a Roma

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Geppino (detto Jep) Gambardella è un giornalista napoletano che conduce a Roma un’esistenza agiata circondato da borghesi altolocati. Il film inizia con la scena della festa per i suoi sessantacinque anni tenuta nella terrazza di casa sua, tra tecno commerciale, cocktail, trenini, abiti eleganti, tutti elementi che definiscono il milieu naturale del Nostro, che per sua stessa ammissione ha, tra le sue massime aspirazioni, quella di non limitarsi ad organizzare le feste migliori, ma a distruggere quelle degli altri, a farle insomma impallidire dinanzi alle proprie.

Che Joel e Ethan Coen vadano pazzi per i biopic – talvolta modificati, storpiati, corretti, edulcorati, estremizzati, radicalizzati, deformati – lo sappiamo. Uno di questi è Barton Fink che noi conosciamo con il titolo italiano Barton Fink – È successo a Hollywood.

Mercoledì, 29 Maggio 2013 02:00

Ciclo Bergman (contenuti extra) - Tormento

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“Ho il talento d’immaginarmi la maggior parte delle situazioni della vita: lascio agire la mia intuizione, la mia fantasia, i sentimenti giusti fluiscono, danno colori e profondità. Eppure mi manca il mezzo per immaginarmi l’istante della separazione. Siccome non posso né voglio immaginarmi un’altra vita, una sorta di vita dall’altra parte del confine, la prospettiva è agghiacciante. Vengo trasformato da qualcuno in nessuno. Questo nessuno non conserva nemmeno la memoria di un’intimità. Mi sembra di intuire quel che m’aspetta”.

(Ingmar Bergman)

 

“La redazione di Un mondo di marionette è molto rigorosa. Dopo aver scritto la sceneggiatura, cancellai più del venti per cento del dialogo. Quando poi girammo, se ne andò un altro dieci per cento. Il film perciò ha una forma molto compressa: corte sequenze con interventi didascalici alla Brecht che illustrano lo sviluppo dell’azione fino alla catastrofe finale”.

(Ingmar Bergman)

“Ci sono donne così. Rifiutano di essere disturbate dai loro figli. Non vogliono perdere tempo con i loro problemi. Hanno la loro vita, la loro carriera. Tutto il resto non conta. È di una donna così che ho voluto parlare”.

Ingmar Bergman

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