“Che diamine, se sapessi chi è Godot non credete che l'avrei detto nell'opera?”

Samuel Beckett (ai critici)

Sabato, 24 Gennaio 2015 00:00

Messaggi in India

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Da dodici anni attivo ad Avellino e provincia quale realtà associativa che dal basso cerca di veicolare l’attenzione per un cinema di qualità, lo Zia Lidia Social Club trova “rifugio” per il secondo anno presso il teatro Carlo Gesualdo – più precisamente, presso la sala prove orchestra – dove i film della rassegna 2014-2015 sono oggetto di visione e discussione (sì, immancabile, anche per pochi minuti, il dibattito segue ai titoli di coda). Dopo l’avvio il 30 novembre, il sesto appuntamento in programma presenta Lunchbox di Ritesh Batra.

Mumbai, oggi: Ila è una giovane donna che come molte altre prepara il pranzo per il marito e glielo fa arrivare ben confezionato in un contenitore metallico (la lunchbox del titolo) affidandolo ad un servizio recapiti svolto da circa cinquemila fattorini, che ogni giorno fanno arrivare a destinazione, nei tanti uffici della metropoli, i sacchetti con i contenitori, in tempo per la pausa pranzo dei destinatari. Un servizio molto efficiente, tanto da essere studiato dall’università di Oxford, in cui gli errori sono molto pochi, anche se i fattorini sono quasi tutti analfabeti. Con puntualità ogni contenitore è riconsegnato alla rispettiva proprietaria, prima che il rifocillato consorte torni a casa. Un’esistenza apparentemente perfetta, quella di Ila: marito professionista, sempre impegnato al lavoro (anche di sera!), figlia scolara alle elementari, zia che abita al piano di sopra (di cui sentiamo la voce, prodiga di consigli e di controlli) che le suggerisce ricette per riconquistare l’interesse del marito. Apparentemente. Ché la vita non lesina preoccupazioni, dolori, come in ogni famiglia: la madre accudisce il padre malato da alcuni anni, arrangiandosi per pagare i costosi farmaci; la zia cura un marito in coma da quindici anni, che fissa il ventilatore del soffitto come l’unico oggetto degno di interesse; ma soprattutto le pesa l’assenza di un fratello che ha deciso di morire in seguito ad una delusione scolastica. E poi quel suo Rajeev, sempre così impegnato al lavoro da non voler dare neanche un fratellino alla loro bambina.
Saajan è un vedovo vicino alla pensione, impiegato in un grande ufficio contabile, solo, triste, rassegnato. Abita in un quartiere dove hanno abbattuto le vecchie case con giardino per costruire moderni palazzoni. Come il Gigante egoista, i bambini lo temono quando la palla si perde nel vialetto di casa sua. A volte rivede vecchie videocassette registrate dalla moglie di un serial comico degli anni Ottanta (come le canzoni che si ascoltano in radio, o canticchiate dai protagonisti). A Saajan il capufficio presenta Shaikh, un giovane con esperienze di lavoro all’estero (è stato cameriere a Dubai) che lo sostituirà una volta andato in pensione, e che insiste nel ricevere da Saajan il training necessario al passaggio di consegne. Il giovane, orfano e in procinto di sistemarsi, irrompe nella sua monotonia con la sua petulante invadenza, carico di voglia di fare e di arrivare (e di dare un corso alle cose, tanto da scegliersi un nome da solo).
Questi i personaggi. La vicenda prende l’avvio con il consueto equivoco, declinato in modo semplice ed originale: lo scambio di contenitori. In vece del cavolo preparatogli da una tavola calda, Saajan riceve l’elaborato pranzetto cucinato da Ila per il suo Rajeev, il quale non si è accorto del repentino cambio di menù. Ila invece si rende conto dello scambio, e su consiglio della zia scrive un biglietto per lo sconosciuto “cliente” e lo arrotola tra i naan. Saajan risponde per cortesia, e così comincia uno strano epistolario che accende la curiosità, oltre l’appetito.
Presentato alla Settimana Internazionale della Critica a Cannes nel 2013 (nell’edizione di quella Semaine si è imposto Salvo, di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, mentre Lunchbox ha meritato il premio del pubblico), l’esordio di Ritesh Batra è stato fatto conoscere grazie al lavoro del Torino Film Lab, settore del Festival che cerca di contribuire alla realizzazione e alla distribuzione di progetti interessanti (e del resto la sceneggiatura del film si era già guadagnata una menzione speciale al Festival di Rotterdam nel 2012). E di interesse Lunchbox ne suscita parecchio, dimostrando una scrittura calibrata, piena, convincente e coinvolgente, a tratti già matura (solo alcune ridondanze di messinscena – in alcuni raccordi analogici – tradiscono l’ipertrofia degli esordi). Certo i caratteri sono definiti già con piccoli tocchi, le solitudini speculari s’intuiscono subito, ma non scadono nella maniera tipica di un certo cinema che cerca il consenso e l’identificazione coi personaggi a tutti i costi. Anche il “guastafeste” Shaikh (Nawazuddin Siddiqui ha verve e tempi comici che non scadono nella macchietta) contribuisce allo scuotimento emotivo di Saajan, risultando funzionale all’evoluzione del personaggio. Irrfan Khan delinea una parabola esistenziale credibilmente in sottrazione, senza enfasi eccessiva. Nimrat Kaur ha lo sguardo, e la bellezza trattenuta, di chi si rassegna malvolentieri ad un’esistenza ancillare. E le scelte dei protagonisti risultano più credibili, più realisticamente plausibili, perché le loro vite sono condizionate dai ricordi, dai rimorsi, dagli oggetti che li legano ad un passato da cui non sanno, e non vogliono, allontanarsi definitivamente (il quaderno delle vecchie ricette, le videocassette, la vecchia casa, il ventilatore…). Attento ad una dimensione realista del racconto, l’occhio di Batra riprende con essenzialità il ritmo interno della metropoli, i volti dei facchini, i treni affollati, i cortili delle case piccolo borghesi, con movimenti naturali, mai virtuosistici, e lo fa usando colori poco brillanti e luci naturalmente dimesse. Una salutare asciuttezza grammaticale e cromatica, che dà un’immagine eccentrica e nuova del cinema indiano, rispetto a come sbrigativamente è stato rubricato in occidente.

 

 

 

 

ZiaLidiaSocialClub 2014/2015
Lunchbox (Dabba)
regia Ritesh Batra
con Irrfan Khan, Nimrat Kaur, Nawazuddin Siddiqui, Nakul Vaid, Denzil Smith, Lillete Dibey
sceneggiatura Ritesh Batra
fotografia Michael Simmonds
musica Max Richter
paese India, Francia, Germania, USA
distribuzione Academy 2
lingua originale hindi
colore a colori
anno 2013
durata 104 min.
Avellino, Sala Prove Orchestra Teatro Carlo Gesualdo, 11 gennaio 2015

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