“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Venerdì, 27 Febbraio 2015 00:00

Anteprima "National Gallery". A spasso con Frederick Wiseman

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Cosa potrebbe accadere se uno dei maestri del documentario incontrasse il mondo dell’arte?
Il regista produttore cinematografico e teatrale statunitense Frederick Wiseman, ha risposto a questa domanda realizzando un’opera d’arte nell’opera d’arte, un documentario ambientato in uno dei musei più importanti al mondo per storia e collezione fondato nel 1824: la National Gallery di Londra.

Grazie alla manifestazione organizzata da Arci Movie e Parallelo 41 Produzioni in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e il cinema Astra di Napoli, il grande documentarista premiato all’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia con un Leone d’Oro alla carriera, è giunto il 25 Febbraio nella città partenopea per una tre giorni di workshop, approfondimenti, incontri con gli studenti e proiezioni dei suoi lavori, con un folto programma di eventi dal titolo: A conversation with Frederick Wiseman.
Una grande occasione per gli appassionati del cinema verità e d’osservazione per gustare fino al 27 Febbraio, non solo grandi opere del passato come Titicut follies, Welfare o At Berkeley, ma anche per poter assistere in anteprima nazionale al suo ultimo lavoro, National Gallery,molto diverso dagli altri, soprattutto per la scelta del soggetto.
Dopo una laurea in giurisprudenza, tra il 1954 e il 1956 Frederick Wiseman si arruola nell'esercito americano tornando più tardi quando gli verrà offerta una cattedra in legge alla Boston University. Esordì nell'ambito del New American Cinema con un film su un istituto per malati di mente (Titicut follies per l’appunto, del 1967) che per la crudezza delle immagini, ottenne da subito numerosi premi in Germania e Italia imponendo il regista in tutto il mondo. Successivamente continuò per tutta la sua carriera a indagare le istituzioni pubbliche e private del suo Paese: scuole, ospedali, tribunali, monasteri.
Fedele sempre a se stesso e al suo stile, il cinema di Wiseman rifugge dall’onniscienza soggettiva dell’io narrante: i suoi film partono dall'elaborazione della propria esperienza ma non intesa come ritratto ideologico da non potersi mettere in discussione. Il cinema di Wiseman è un cinema onesto laddove l’onestà si manifesta come consapevolezza che accanto ad un’osservazione dei dati schietta e sincera può esserci – anzi quasi sempre c'è – una non obiettività del giudizio: la struttura comunicativa e visiva costruite lasciano allo spettatore il compito di formulare proprie ipotesi e opinioni su quanto vede sullo schermo.
Per questo il lavoro di Wiseman parte da un'attività di ripresa scarna – per National Gallery ha girato per dodici settimane all’interno del museo – quasi senza preparazione, per poi dedicare al montaggio e alla ricerca di una struttura narrativa ben tredici mesi.
Il risultato è quello di un’opera potente, completa e dal forte impatto estetico: Wiseman entra nelle stanze della National Gallery penetrando a fondo nelle storie dei quadri, nelle prospettive e nei retroscena che esistono all’interno di un museo tanto importante, e che sono ben nascosti anche agli occhi dello spettatore più appassionato. Nei suoi 180 minuti il registra ci accompagna all’interno del museo regalando allo spettatore un’esperienza unica: una lunga visita guidata nelle opere dei grandi artisti del passato mettendo in luce i molti aspetti che esistono nel backstage della National Gallery.
Wiseman non risparmia nulla: mette in luce i punti di vista dei dirigenti del museo quando si tratta di scegliere se dare più importanza all’arte o al marketing, perché un museo è pur sempre un’azienda dalla quale trarre profitto; ci accompagna tra i quadri grazie alle storie raccontate dalle guide, risorse fondamentali per coinvolgere il visitatore nell’opera d’arte; ci insegna l’importanza dei materiali, delle luci e delle ombre, di quanto sia importante contestualizzare sempre l’opera nel tempo e nello spazio pensati in origine per essa; mostra l’arte raccontata ai ciechi, e soprattutto ci rivela i complessi lavori di conservazione e restauro delle opere, operazioni non di rinnovo come si potrebbe pensare, quanto piuttosto di ritorno alle origini.
Attraverso il montaggio, il regista ci porta a spasso nelle stanze di questo luogo “sacro” non tanto diverso dal cinema: come viene spesso ricordato nel documentario, i quadri rappresentano le prime forme di fotografia e di inquadratura di un film, un apparato narrativo che rispetto ad un libro o ad un film, ha pochissimi secondi per essere letto e interiorizzato.
Le opere vengono talvolta analizzate con minuzia dei dettagli dalla macchina da presa, talvolta invece passate in rassegna attraverso un montaggio consecutivo di primi piani arricchito da un saggio uso del sonoro – Wiseman è anche artefice del montaggio sonoro – che comunica un senso di epicità e drammaticità che si confà perfettamente al documentario.
Gli autori protagonisti sono tanti: Leonardo Da Vinci, Vermeer, Tiziano, Stubbs, Turner, Caravaggio, Holbein e tutti uniti da un comune denominatore che è quello di far parte dello stesso unico racconto. L’analogia tra arte e cinema è sempre presente, silenziosa e mai spiattellata con evidenza dinanzi agli occhi dello spettatore: il visitatore davanti al quadro, la guida che racconta con pathos e coinvolgimento l’opera, permettono allo spettatore in sala di varcare la superfice del dipinto ed entrare nel racconto insieme a loro, proprio come accade durante un film in una sala cinematografica.
Il museo diventa un libro da sfogliare, soggetto a tante interpretazioni quanti sono i lettori che decideranno di aprirlo.

 

 

 

 

National Gallery
regia
e montaggio Frederick Wiseman
fotografia John Davey
produzione Pierre Olivier Bardet, Frederick Wiseman
paese Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna
colore a colori
anno 2014
durata 180 min.
Napoli, Cinema Astra, 25 febbraio 2015

N.B.: foto di Federica Iodice

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