"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Mercoledì, 25 Febbraio 2015 00:00

"Birdman": essere o avere?

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Cinque lungometraggi. Primo cineasta messicano a ricevere una nomination come miglior regista agli Oscar con Babel nel 2007, film che lo ha reso anche l’unico regista messicano ad aver vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes. Questi sono solo pochi dei numeri che hanno consacrato Alejandro González Iñárritu a regista di culto e di grande talento. Sfido chiunque a non aver versato qualche lacrima guardando il suo struggente 21 Grammi – eh sì sto donando decisamente i numeri – o a non aver apprezzato la performance di Javier Barden con il più recente Biutiful.

Arrivato al suo quinto lavoro cinematografico, Iñárritu sforna una commedia metafilmica di grande originalità e tecnicamente perfetta: Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza). Come i giocatori d’azzardo più beceri e poco furbi, scopro subito le mie carte: è una di cui casi in cui le cinque stelline, poste spesso a caso dai critici, sono decisamente meritate, o se non siete particolarmente inclini a forme grafiche, un film definibile “da vedere”.
La storia è quella di Riggan Thompson, interpretato da Michael Keaton, una celebrità del cinema da blockbuster ormai decaduta, un attore che tenta di allontanarsi dalla figura che tanto lo ha reso celebre e ricco, il supereroe Birdman, mettendo in scena sui palchi di Broadway uno spettacolo teatrale tratto dall'opera What We Talk About When We Talk About Love di Raymond Carver, opera distante anni luce dai suoi film pieni di effetti speciali e trame hollywoodiane. A rendere complicato il suo tentativo di riscatto ci sono la convinzione di aver fallito la carriera di attore, di non poter essere null’altro dall’uomo-uccello e una disastrosa situazione economica e familiare avendo una figlia ex tossica in fase di riabilitazione.
A fare da contorno e a rincarare la dose, un cast di attori alla prese con le loro turbe emotive e il loro ego, in particolar modo Mike Shiner – Edward Norton – attore neo-assunto, perfetto per il drama amoroso che si sta preparando, ma con una personalità controversa che lo porta a recitare nella vita reale e ad essere se stesso sul palco, caratteristica che genera svariati episodi imbarazzanti e divertenti durante lo spettacolo.
Il film del regista messicano è innanzitutto un omaggio al cinema stesso. La componente metafilmica è presente in molte salse: lo spettacolo nello spettacolo per cominciare, la ricostruzione di una spettacolo teatrale con tanto di prove e presenza di critica teatrale alquanto arcigna e prevenuta nei confronti di Riggan.
L’atto d’amore di Iñárritu verso la settima arte è poi sottolineato dalla regia, dai tecnicismi di quest’ultima: infiniti piani sequenza, con pochissimi stacchi di montaggio sapientemente camuffati, seguono i personaggi senza mai perderli di vista in un intreccio perfetto che riesce a mettere a nudo ogni psicologia e carattere in un modo assolutamente inedito rispetto alla concezione classica di montaggio.
Il cinema smette di essere cinema e diventa teatro nel teatro: scene lunghissime in cui gli attori del film – e della pièce teatrale poi – sono pedinati fuori e dentro il teatro, nel backstage, luogo in cui si svolge prevalentemente l'azione.
Un film pieno di simbolismi e riferimenti non puramente casuali, così come la scelta del suo protagonista.
Riggan Thompson è un attore che ha venduto la sua anima ad Hollywood ai film cosiddetti “commerciali” dove basta mettere insieme una eroe, dei superpoteri, il mondo da salvare e il gioco è fatto. La storia di Riggan non è tanto lontana da quella di Michael Keaton, attore diventato famoso negli anni Novanta grazie al personaggio di  Batman, al quale ha prestato la sua faccia nei primi due film di Tim Burton, dopodiché un grande vuoto cinematografico –  e forse anche interiore – lo hanno fatto dimenticare.
Il riscatto che Riggan cerca, la sua voglia di volersi affermare al di là della maschera di Birdman, che diventa una sorta di io interiore e coscienza nel film, è la stessa di Keaton e, se per Riggan mi riservo la facoltà di non andare troppo nello specifico onde evitare l’effetto sorpresa, per Michael Keaton il riscatto c’è: un’ottima prova d’attore che conferisce spessore e credibilità ad un personaggio che di primo acchito potrebbe non suscitare tutte queste simpatie.
Da sottolineare anche la prova d’attore di Edward Norton: il suo personaggio, oltre ad essere dotato di un egocentrismo maschile pronunciato come quello di Keaton, è anche espressione della fragilità di un uomo che non riesce a vivere la sua vita nella realtà perché è il palco la sua vita.
Con questo film Iñárritu polemizza verso quel filone cinematografico dedicato ai supererei facendolo in modo inequivocabile, ma non solo. Il regista, attraverso Riggan e il personaggio di sua figlia Sam, dice la sua sulla società contemporanea che impone la nostra presenza sui social media e dove mille “mi piace” possono essere considerati motivo di stima e approvazione. Stima e approvazione, insieme all’amore, sono sicuramente temi portanti del film: il personaggio ne è alla ricerca costante verso la critica teatrale, la ex moglie, i suoi attori, la figlia. Il limite tra consenso e amore è labile e i due concetti tendono ad avvicinarsi sempre più fino a diventare un tutt’uno e allora ecco che il successo dell’opera teatrale diventa qualcosa di più: l’affermazione del proprio io, l’essere amato.
Una pellicola incalzante da ogni punto di vista: tecnico, dialogico ed emotivo non senza colpi di scena.
La strada intrapresa da Riggan Thompson non è semplice, la sua ascesa verso il prestigio non è esente da ostacoli, dovrà fare i conti con la sue insicurezze e fragilità.
In fondo, abbiamo tutti un Birdman dentro di noi, una coscienza che ci suggerisce di prendere la strada più facile senza farci allontanare dalla rasserenante culla della nostra quotidianità per impedirci di voler solo provare a pensare di volare più in alto, col rischio della caduta libera.

 

 

 

Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) [Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)]
regia
Alejandro González Iñárritu
sceneggiatura Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Armando Bo
con Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Naomi Watts, Emma Stone, Andrea Riseborough, Amy Ryan
produzione New Regency Pictures, Worldview Entertainment
paese Stati Uniti
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2014
durata 119 min.

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