”In coscienza, Kàtja, non lo so.“

Anton Pavlovič Čechov

Arte

Arte L'officina delle arti

«…E, rimasto solo nell’officina, m’accorsi che quelle forme e figure di marmi o colori presero a fissarmi. Me ne impressionai, al punto da darmi quasi alla fuga. Poi, nel silenzio, compresi che chiedevano soltanto di essere raccontate».

Mercoledì, 18 Settembre 2019 00:00

Arte e regimi 1960-1990 in mostra a Roma

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La Galleria Mascherino di Roma continua ad indagare i rapporti novecenteschi tra arte e politica. Dopo aver dedicato Combat Art: Roma 1968-1978 al “lungo Sessantotto” della scena romana, ora è la volta della mostra Arte e regimi 1960-1990, dedicata ai rapporti tra le neoavanguardie artistiche europee e i regimi totalitari del XX secolo.

Venerdì, 13 Settembre 2019 00:00

Il principio ideo-motore nell’arte di Duchamp

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“In un mondo in cui l’occhio e tutti gli altri sensi umani sono sottoposti ogni giorno a una serie di prove psicologiche in forme e modalità accresciute, continue e per lo più inconsapevoli, l’arte di Duchamp rappresenta, ancora oggi, un esercizio per collaudare non solo la nostra capacità di vedere e percepire, ma anche di esistere. Se vivere significa emanciparsi dall’incatenamento a uno scopo determinato, allora l’arte, quando funge da test, può servire a misurare, di tanto in tanto, quanto siamo davvero consapevoli della nostra libertà”. Così Marco Senaldi presenta il suo Duchamp. La scienza dell’arte (Meltemi 2019), volume incentrato sul legame tra l’opera dell’artista francese, l’estetica sperimentale e la ricerca psicofisiologica.

Quando sul finire degli anni Ottanta ho messo piede al DAMS di Bologna, la tragica fine della giovane ricercatrice Francesca Alinovi, avvenuta all’inizio del medesimo decennio, faceva ancora a tutti gli effetti parte della “mitologia damsiana”: doveva essere chiaro a chi si apprestava a frequentare tali ambienti l’universo maledetto che lo attendeva. Insomma, se nel migliore dei casi, a detta di non pochi bempensanti consiglieri non richiesti, la giovane matricola se la sarebbe cavata col buttare il proprio tempo in inutili dionisiache lezioni in cui “si canta, si balla e si dipinge sui muri anziché studiare davvero”, non era però da escludere una sua possibile discesa negli abissi più spaventosi.

Tommaso di ser Giovanni Cassai, detto Masaccio, nato nel 1401 a Castel San Giovanni, l’attuale San Giovanni Valdarno nell’aretino, può essere considerato colui che in pittura apre la stagione rinascimentale adottando una resa spaziale rigidamente sottoposta alle leggi della prospettiva scientifica, un uso accurato di luci e ombre finalizzato al conferire plasticità alle figure e una intensità emotiva senza precedenti.

Lunedì, 17 Giugno 2019 00:00

Sensibilità antica e moderna al MANN

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Il “salottino” centrale abitato da modelli scultorei e citazioni, all’interno dell’ampio spazio che accoglie al museo, sancisce il concetto di atelier del maestro, officina di idee e di studio incessante, introducendo alla trionfale maestà della Sala della Meridiana, al piano nobile. Si sale, come di consueto, salutando Ferdinando IV di Borbone re di Napoli (Ferdinando I re delle Due Sicilie), il quale veglia sulle ali rampanti del monumentale scalone sotto forma di imponente scultura, proprio alla maniera in cui Antonio Canova l’ha plasmata nel 1800.

Sabato, 01 Giugno 2019 00:00

Duchamp politique secondo Pablo Echaurren

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Il recente pamphlet di Pablo Echaurren Duchamp politique (2019) – dato alle stampe dall’editore Postmedia in un’edizione a tiratura limitata, con una particolare rilegatura con filo a vista senza copertina patinata d’ordinanza – approfondisce “il Duchamp politico (Du  champ politique) e il Duchamp morale (mai moralista), il Duchamp che ha mescolato costantemente arte e vita, che ha dato alla propria esistenza uno stile ben preciso e in tutte le umane vicende ha assunto un comportamento di una sobrietà e di una linearità esemplari. Spettacolari in senso inverso, fragorosi per quanto sono stati silenziosi e poco vistosi”.

Lunedì, 20 Maggio 2019 00:00

Warhol oltre Warhol

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In Andy Warhol si può vedere l’artista che, forse più di ogni altro nella sua epoca, si è talmente identificato nelle icone dell’immaginario collettivo statunitense da riprodurle in arte. Quando ancora la scena artistica nordamericana è caratterizzata dal fenomeno dell’abstract expressionism, una poetica incentrata sulla materia, Warhol inizia ad occuparsi degli oggetti prodotti industrialmente rifacendosi ad immagini derivate dalla civiltà di massa – fumetti, prodotti industriali ecc. – ricorrendo a tecniche esse stesse derivate dal mondo dei mass media e della produzione in serie, tanto che le sue proposte artistiche sono state spesso interpretate come mera celebrazione della banalità consumista.

Uscito per la prima volta nel 2002, è stato recentemente ripubblicato il libro Discorso sull’orrore dell’arte (Elèuthera, 2019) in cui l’artista Enrico Baj ed il filosofo-urbanista Paul Virilio discutono delle modalità con cui l’arte e gli spazi che la espongono vengono percepiti a ridosso del cambio di millennio.

Sabato, 06 Aprile 2019 00:00

Arte e femminismo in Italia

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“Riconosciamo in noi stesse la capacità di fare di questo attimo una modificazione totale della vita. Chi non è nella dialettica servo-padrone diventa cosciente e introduce nel mondo il Soggetto Imprevisto”. Così scrive Carla Lonzi attorno alla metà degli anni Settanta ed il “Soggetto Imprevisto” di cui parla la storica militante femminista fa capolino a Milano al FM Centro per l’Arte Contemporanea, presso lo storico complesso industriale dei Frigoriferi Milanesi, nella mostra curata da Marco Scotini e Raffaella Perna intitolata Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia.

Qui si parla una lingua indistruttibile, si comunica un incanto suadente, mai dimenticato e, in una forma diversa, ancora in pieno corso. E ciò accade perché i De Filippo, scaturiti dall’anima di Scarpetta ed accompagnatori del Novecento, sono arte, e non arte del teatro, del cinema, della scenografia o della poesia, ma arte del tutto, sulla scena e nella vita.

Sabato, 02 Marzo 2019 00:00

Novecento chiama, Napoli risponde

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Volti scolpiti che si lasciano accarezzare, sculture che raccontano storie di desiderio e movimento, ritratti di personaggi del secolo scorso o squarci di pura napoletanità: la mostra Novecento a Napoli. Capolavori di pittura e scultura offre ai visitatori una grande possibilità, ovvero quella di abbandonare ogni pregiudizio e cedere al fascino − maledetto − del secolo breve.

La ridefinizione non di confini fra discipline, tra ambiti artistici o culturali, che non possono sussistere se non all’interno di una chiarezza di visione complessiva, ma tra la sottile linea del profilo di un corpo e l’antro fatto di luce od ombra, in cui si risolve tutto ciò che esiste attorno a quest’ultimo. Quello che qui si esplora è tale delimitazione, spinta quel tanto che basti a far comprendere quanto i due elementi finiscano per fondersi pur senza esautorare l’indipendenza del soggetto, indiscusso “archè” della composizione. Entro una simile volumetria abitativa è dunque la forma umana a dettare e costruire lo svolgimento spaziale in sua funzione.

Il libro Pino Pascali. Fotografie (Postmedia Books, 2018) testimonia l’importanza che la fotografia ha avuto nella vita artistica di Pino Pascali (1935-1968). Il volume, che ha accompagnato l'omonima mostra alla Fondazione Pino Pascali in occasione del cinquantenario dalla morte dell'artista, è curato da Antonio Frugis, curatore della Fondazione intitolata all’artista per cui coordina i progetti espositivi e da Roberto Lacarbonara, Direttore artistico del museo CRAC Puglia e Young curator per la Fondazione Museo Pino Pascali, oltre che docente di Storia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Lecce.

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