“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Arte

Arte L'officina delle arti

«…E, rimasto solo nell’officina, m’accorsi che quelle forme e figure di marmi o colori presero a fissarmi. Me ne impressionai, al punto da darmi quasi alla fuga. Poi, nel silenzio, compresi che chiedevano soltanto di essere raccontate».

“Just funny!” dice a un certo punto una turista americana rivolgendosi a Sam Weller, e lo ripete due tre volte cercando conferma negli occhi dello stralunato estensore del quadernaccio, il quale risponde con un garbato sorriso. Il “just funny” che la grossa e grossolana turista americana non riusciva a trattenere era dovuto al fatto che, all’improvviso, dinanzi ai suoi occhi era comparsa una strana creatura di color verde e butterata di specchietti, evidentemente mostruosa, ma – bisogna dire – simpaticamente mostruosa, con una specie di grosso fallo rosso che le fuoriusciva dalla bocca completo di genitali ben intarsiati mentre una bella mano azzurra atteggiata a corna spuntava da dietro la bizzarra testa. Ma il “funny” era dovuto probabilmente ancor di più alla collocazione della statua in questione immersa nella Collezione Farnese del Museo Archeologico in mezzo a capolavori dell’arte classica. Ecco perché Sam Weller ha deciso di aprire così il suo racconto, perché è proprio in quel “just funny” che si annida il senso di questa mostra o, perlomeno, del contributo di Luigi Ontani a questa Bali Bulé. Ma, prima di precipitare nelle ricostruzioni di senso, andiamo con ordine.

Giovedì, 31 Ottobre 2013 01:00

Renoir tra Orsay ed Orangerie

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L'elegante Torino, scrigno di arte e cultura si impreziosisce di capolavori delle collezioni parigine del Musée d'Orsay e dell'Orangerie per dare vita ad una meravigliosa esposizione che esalta la grazia pittorica di Pierre-Auguste Renoir, uno dei massimi esponenti dell'Impressionismo.
Grazie all'impeccabile lavoro di esperienza e professionalità di Skira Editore, corifeo indiscusso nella produzione di eventi espositivi, Renoir si mostra in modo completo ed approfondito nelle sale della Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea della più francese delle città italiane. E lo fa toccando le numerose corde tematiche che lo hanno reso immortale: dagli spaccati di vie moderne e di vita domestica, ai paesaggi; dai ritratti, fino alle floreali nature morte e alle nude bagnanti.

Sabato, 26 Ottobre 2013 02:00

Dai diamanti non nasce niente

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Dal 25 settembre al 17 novembre, presso gli spazi del MACRO (Museo d’Arte Contemporanea Roma), è visitabile la prima esposizione in un’istituzione pubblica italiana di Imran Qureshi, artista pakistano proclamato "Artist of The Year" dalla Deutsche Bank e attualmente in mostra alla 55° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia e al Metropolitan Museum of Art di New York.1
La mostra consta di circa trentacinque opere tra miniature, tavole e installazioni site-specific tra cui And They Still Seek the Traces of Blood, già proposta lo scorso aprile a Berlino alla KunstHalle della Deutsche Bank.
Quest’opera è realizzata esclusivamente con fogli di carta sui quali l'artista ha fatto stampare i dettagli fotografici di macchie di colore puro rosso lasciato cadere su superfici diverse. I fogli sono stati accartocciati uno per uno fino a formare una gigantesca montagna, alta circa 3,40 mt2nel punto più alto, che occupa quasi tutta la superficie della sala dedicatale, lasciando libero per il passaggio dei visitatori solo uno stretto corridoio.

Che poi Sam Weller sa benissimo che per quanto riguarda l’arte contemporanea è necessario sempre e comunque che l’idea che plasma una mostra venga esposta, sennò non si capisce nulla di quello che si vede. Ma poi Sam Weller sa benissimo anche che è proprio quello il gioco dell’arte contemporanea, la necessità che l’idea sia, cioè “esista”, perché è l’idea quello che conta (e quando diciamo “quello che conta”, lo intendiamo in un senso particolarmente vasto e particolarmente calzato, le sfumature di quest’espressione sono, ovviamente, molto ampie – anche letterali).

È un bellissimo pomeriggio che sembra più primaverile che autunnale quello che ci accompagna in questo giro per il lungomare. La tappa è Castel dell’Ovo dove un paio di giorni fa è stata inaugurata la mostra di Vittorio Vastarelli. Restiamo immediatamente colpiti da una frase che si trova nel libretto disponibile per i visitatori, Vittorio Vastarelli scrive: “volendo rappresentare una mia idea del mondo, utilizzo un linguaggio pittorico comprensibile a tutti, prima perché non dipingo solo per i critici e gli addetti ai lavori, poi perché la gente non ha troppo tempo da dedicare all’arte”.

Sabato, 05 Ottobre 2013 02:00

Gli irascibili di New York

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Sono irascibili, reazionari, maledetti; sono contro la pittura, la cultura, contro un’epoca catastrofica e cangiante. Sono gli antiaccademici del Novecento, si ribellano ad un fare contemporaneo che non può essere più lo stesso.
Il mondo si leccava le tremende ferite della Guerra più devastante e l’America aveva ancora negli occhi quelle vittime innocenti che avrebbero per sempre cambiato la Storia. E così l’arte non doveva e non poteva più essere natura morta, né corpi ignudi sdraiati nella loro apparente inconsapevolezza. L’arte diveniva, inesorabilmente e mai come questa volta, lo specchio dei tempi, dell’incertezza e della voglia di progresso; la risultante inevitabile dei dettami scanditi dalla depressa quotidianità.

Oggi la giornata è particolarmente favorevole, ci attendono addirittura due nuove inaugurazioni e, si sa, dal punto di vista sociologico e antropologico le inaugurazioni hanno sempre e comunque qualcosa in più. E quel qualcosa in più sono le persone che le frequentano, le quali – e può sembrare strano – hanno una loro funzione rivelatrice se non del senso profondo dell’arte (cosa che non ci azzarderemmo proprio a tentare) perlomeno di quella porzione di senso che l’arte possiede nel “qui ed ora” della sua apparizione all’interno di questa esposizione qui e soprattutto nel significato che acquisisce a partire dal pubblico che ne fruisce. L’arte vive anche della sua contingenza e quindi il nostro compito è quello di fare da tramite tra questa innegabile (e spesso divertente) immanenza e una trascendenza che lo scrittore (o scribacchino) ama spesso creare fingendo di averla trovata lì per caso. Insomma, al di là di queste chiacchiere da chiacchieroni chiocci e queruli, è innegabile il fascino delle inaugurazioni proprio per questo.

Questo racconto comincia con “o uaglion ra cpoll” (uso questa grafia perché è una citazione da fonte diretta: il manifesto funebre – mi perdonino i “napoletanisti” che inserirebbero qualche apostrofo e che correggerebbero la forma "cpoll" in "cepoll"). Si tratta di uno di quei nomignoli di quartiere (che nei Quartieri Spagnoli, residenza d’elezione di Sam Weller, sono ancora molto usati fino a divenire un “vero” nome) utilizzati per caratterizzare l’esistenza lumpen di molti personaggi in via d’estinzione e per riempire i manifestini di morte.

In una soleggiata mattinata di fine estate, di quelle attraversate da una leggera e rinfrescante brezza che sta lì a ricordare che il mare è proprio una grande invenzione, abbiamo deciso di raccogliere ancora una volta il nostro sgualcito quadernaccio (che giaceva, immalinconito, sul bordo di una poltrona in disuso) e di andarcene a vedere una mostra di cui avevamo letto il comunicato stampa e che, in un certo senso, aveva prodotto in noi quella lieve ma poco sbozzata curiosità, quel tipico moto dell’animo che poi senza alcun preavviso lo ritrovi cristallizzato e concreto un po’ come l’argilla fresca cotta al sole e che fa sì che il quadernaccio senta l’esigenza di (e non riesca più a trattenersi dal) riempirsi nuovamente di stravaganti riflessioni.

Tornando verso casa, mentre mi capitava di mormorare qualcosa del tipo “torbido, veramente torbido, eppure elegante”, il nostro discorso verteva su questo problema, riassumibile così: “ma i cadaveri non si irrigidiscono a tal punto da non poterli più manipolare? come ha fatto a posizionarli in quel modo e a vestirli?”. Il problema, che poi tale non era – evidentemente un modo ci sarà e voglia di andare su Google per trovarlo non ce l’ho –, è significativo di una cosa che mi dà in questo momento di scrittura parecchio da pensare, il rapporto che intratteniamo non tanto con la morte ma con la rappresentazione della morte, o, ancor di più, quanto la dimensione della rappresentazione della morte determini il nostro modo di percepire la morte.

Il quadernaccio di Sam Weller (n. 2): intermedium di Giulia Piscitelli

 

E così ci troviamo ancora a gironzolare per il MADRE e questa volta, in questo secondo piano che ospita anche altre temporanee, ci immergiamo nelle sale in completa solitudine (stavolta è totale – il museo agisce la sua “parte” tutta per noi) ma con la solita abitudine di compiere prima un giro completo piuttosto rapido, come una visione d’insieme, come una ricerca del tutto prima (e dopo) le parti, un giro completo e rapido per imitare il visitatore distratto e obbligato dal proprio rango culturale che getta occhiate qua e là e cerca di consolidare qualcosa di immediato nella propria memoria (per poi poter raccontare la mostra di…, l’esposizione del…) o cercando l’utopia di uno sguardo schietto e senza fondazioni assolute, insomma per immergerci in primo luogo con un occhio vergine quanto più libero dai condizionamenti culturali (troppo culturali) di cui siamo portatori non sempre sani – il gioco è di per sé un po’ perverso e malato, ma se non altro porta via pochissimo tempo. Poi noi si compie il giro più seriamente e analiticamente. Il risultato di questo giro di perlustrazione sarà reso noto a breve, a conclusione di questo (chiamiamolo così) pezzo.

Con questo pezzo inizia la pubblicazione di una serie di recensioni di mostre ed esposizioni che noi, travestiti dal buon Sam Weller (cercando di nasconderci e di non farci sempre riconoscere!), tenteremo di raccontare, mostrando (ma senza pretese, eh!) come l’arte contemporanea sia vissuta e idealizzata dai rappresentanti umani del nostro inizio secolo (Sam Weller compreso), come nella produzione, esposizione e ricezione del prodotto artistico vi sia sempre qualcosa di gustoso dal punto di vista socio-antropologico. Niente a che vedere dunque con la critica d’arte, troppo accidentato terreno per il quale Sam Weller non vuole arrischiarsi (e qualora accada – e temiamo proprio che possa accadere e forse è già sempre accaduto – chiediamo in anticipo scusa al lettore), ma soltanto uno sguardo sempre esterno e sempre un po’ di sbieco.

Lunedì, 08 Luglio 2013 02:00

Dove va a finire tutto l'amore che facciamo

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THE ARTIST IS PRESENT (2010) – MARINA ABRAMOVIC

Ad Amsterdam piove ininterrottamente da tre giorni.
Uwe, macchina fotografica in mano, arrivato da poco dalla Germania, si sta bagnando da capo a piedi alla ricerca di un posto in cui ripararsi.
Alla vista di un bar accelera il passo e
quasi si scontra sulla porta con un uomo in giacca, cravatta e 24ore, lannosa questione della precedenza miete vittime dal lontano XVII secolo, Don Rodrigo ne sa qualcosa, ma nel 1975, per fortuna, è passata di moda l'abitudine di camminare armati di spada e i guanti che lo sconosciuto indossa non saranno utilizzati per lanciare sfida alcuna.

Martedì, 18 Giugno 2013 23:07

‘E CURTI : iconografia di una storia

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Il circo e la tavola, due grandi contenitori di piacere. Il 17 giugno la Galleria Cellamare interno56 di Fiorenzo D’avino e Sabrina Vitiello ha aperto le porte all’archivio fotografico di Antonio e Luigi Ceriello, circensi lillipuziani ricordati come i Curti. A ritrarli, gli artisti Raffaele Biondi, Valentina De Rosa e Mauro Di Silvestre. Un primo vernissage per pochi intimi, in attesa dell’inaugurazione aperta al pubblico, con lo scopo di permettere a collezionisti e critici d’arte di conoscere i lavori degli artisti. Un vero e proprio condimento della follia quello dei Curti, circensi stravaganti che col loro girovagare hanno sempre regalato spettacolo ed intrattenimento.

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