"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Arte

Arte L'officina delle arti

«…E, rimasto solo nell’officina, m’accorsi che quelle forme e figure di marmi o colori presero a fissarmi. Me ne impressionai, al punto da darmi quasi alla fuga. Poi, nel silenzio, compresi che chiedevano soltanto di essere raccontate».

“Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere e di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto”.
(Maurice Merleau-Ponty da Memorie di cieco. L’autoritratto e altre rovine di Jacques Derrida, Abscondita edizioni, 2003)

“Le forme sono sospese in un equilibrio precario, sempre sull’orlo della rottura. La violenza è l’humus dei miei quadri e l’unico equilibrio possibile è quello precario che precede l’istante del disastro. Rimango sempre sorpreso nel sentire che i miei dipinti comunicano un’impressione di pace. In realtà sono una lacerazione. Nascono dalla violenza”.
(Mark Rothko, Scritti, Abscondita  edizioni, 2002)

Venerdì, 04 Aprile 2014 00:00

Rock around the PAN, il palazzo rock di Napoli

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Rock.
Rock. Una parola che è diventata davvero facile da pronunciare, a volte anche a sproposito.
Le prime volte in cui è stata pronunciata molti dei lettori non erano manco nati: erano gli anni '50 e un ragazzo biondino, un po’ stile Cicciobello, ondeggiava con i suoi completi e la sua banana cotonata. Era la nascita del King, del re del rock: Elvis the Pelvis.
Eppure col passare del tempo il termine rock, o meglio, la musica rock, è riuscita ad oltrepassare i confini del suono e della voce per arrivare a diventare qualcosa di molto più significativo e imperituro: iconografia, modus vivendi.

Martedì, 18 Marzo 2014 00:00

Vedo Kandinsky

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All’alba d’un Sole invernale (1901) così intenso da scaldarci il sentiero, si apre il viaggio lungo la via umana ed artistica del Maestro. Sin dal principio capiamo che si tratta di tutta un’altra storia. Non una storia fauve, non postimpressionista espressionista e neanche simbolista. Eppure è un componimento d’arte che dentro di sé arde di tutti questi mondi con serenità, che cammina lungo un suo percorso tenendoli per mano, sino ad approdare alla creazione di qualcosa di unico, le cui eredità perdurano ed incidono ancora nella nostra società.

Martedì, 18 Marzo 2014 00:00

Piacere, Kandinsky

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“L’inizio consiste nel riconoscimento dei nessi. Ci si renderà conto sempre più chiaramente che non esistono problemi ‘speciali’ che possano essere riconosciuti o risolti isolatamente, poiché in definitiva tutte le cose sono connesse e dipendono l’una dall’altra”. Parole di Vassilly Kandinsky, il padre dell’Astrattismo contemporaneo, il genio pittorico che nel suo itinere cromatico, attraverserà la materia, fino a superarla, sovvertendo secolari dettami d’arte. Una sorta di manifesto della splendida mostra che invade Palazzo Reale di Milano con le sue ottanta meravigliose opere provenienti dalla collezione parigina del Centre Pompidou. La sua carriera, i suoi maestri, la sua travolgente crescita in un’epoca così difficile e affascinante; la vita, le influenze, le drastiche scelte di un inguaribile astrattista.

Giovedì, 13 Marzo 2014 00:00

Due voci dell'Ignoto

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A Elisa Foti Rossito
che tu possa essere la mia Carrington o la mia Varo.
I confini non hanno più importanza.

 



A proposito di Remedios Varo e Lenora Carrington, due pittrici di epoca surrealista, il poeta messicano Octavio Paz scrive:
"Vi sono in Messico due streghe stregate: non hanno mai ascoltato voci d’elogio o di biasimo, di scuole o di partiti e molte volte hanno riso del padrone senza faccia. Indifferenti alla morale sociale, all’estetica e al prezzo, Leonora Carrington e Remedios Varo attraversano la nostra città con un’aria di indicibile e ineffabile leggerezza. Dove andranno? Dove le chiama l’immaginazione e la passione…".

Venerdì, 07 Febbraio 2014 00:00

Volti di un secolo

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Volti che attraversano artisticamente un secolo irto di contraddizioni, sofferenze e angosce; volti testimoni unici di un’epoca di guerre e speranze, di progresso ed evoluzione; volti immersi in cento anni di storia sociale, culturale, economica che hanno cambiato la nostra vita, per sempre.
Volti creati dai più grandi profeti del pennello del secolo scorso, quel secolo che ha rappresentato cangiamenti, trasformazioni, in un mondo sempre più drammatica esteriorità, sempre più trauma, frattura da ciò che era e non sarà.

Domenica, 02 Febbraio 2014 00:00

“Oltre l’Isola” di Concetta De Pasquale

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Istintivamente, un essere umano ha la sensazione che ogni cosa da lui osservata abbia iniziato ad esistere nel preciso istante in cui egli ha preso ad osservarla. Non siamo da subito in grado di astrarre da noi stessi, di renderci conto che un’infinità di esistenze e di essenze danzano intorno a noi, lontano dai nostri corpi, al di là della nostra coscienza e consapevolezza. Dopo poco tale verità viene metabolizzata. Si ha per questo, puntualmente, l’impressione di essere colpiti da una sorta di epifania ogni qual volta le vibrazioni di altre energie, di altri tratti d’esistenza, riescono ad arrivare quel tanto che basta sotto la membrana della nostra pelle, stabilendo così un contatto che non si cancella mai, neanche quando di quello stesso contatto si è ormai persa la memoria.

Venerdì, 31 Gennaio 2014 00:00

Impara l'arte e mettiti da parte

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“Ho una vita assolutamente meravigliosa. Io non faccio niente. Non ho mai dovuto lavorare per vivere. […] Si fa pittura perché si vuole essere, per così dire, liberi. Non si vuole andare tutte le mattine in fabbrica”

(Marcel Duchamp)

 

Il superamento dell’aspetto estetico dell’arte ha messo alle porte il sentimento del Bello, quel bello che piace universalmente, senza che sia sottomesso ad alcuna interpretazione ausiliaria, vissuto spontaneamente come bello, direbbe Kant. Il mondo delle idee si è fatto strada nella storia dell’arte, diventando fondamento non solo per la creazione ma finanche per la comprensione dell’opera d’arte, relegando l’aspetto esecutivo e materiale ad un ruolo secondario, talvolta persino trascurabile.

Giovedì, 09 Gennaio 2014 00:00

Un Munch senza voce

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È Munch, il vate dell’Espressionismo, il pittore che precorre il nuovo fare pittorico, l’uomo inquieto che squarcia il Novecento; il genio che urla le sue sofferenze, i suoi profondi dolori, che sovverte per sempre l’ispirazione pittorica, frutto non più di una risultante del contatto empirico della realtà, ma parto devastante delle paure, delle sofferenze, delle angosce interiori.

Sam Weller non poteva mancare a questo appuntamento, la mostra di Francesca Leone, figlia dell’immenso Sergio Leone. Certo, Sam Weller non si aspettava di trovarsi di fronte a opere di tale potenza visiva e di tale capacità emotiva, ma, se si tratta di questo, all’estensore del quadernaccio piace sempre essere stupito.

Sam Weller lo sapeva che non doveva recarsi all'inaugurazione del Festival del Cinema dei Diritti Umani e questo perché, anche se può sembrare strano data la sua nota mitezza, Sam Weller ha un rapporto molto particolare e complesso, a tratti realmente "feroce", con tutte le varie forme che assumono l'umanismo e i diritti umani nella modernità e cioè da circa un paio di secoli o poco più a questa parte. Qualcosa come l'orticaria o ancor di più quegli stizzosi colpi di tosse allergici che infuocano la gola.

Sabato, 07 Dicembre 2013 01:00

La Belle Époque. Da Boldini a De Nittis

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Nel 1867 Giovanni Boldini giunge en touriste a Parigi, considerata come un forte polo di attrazione da un gran numero di artisti europei desiderosi di conoscere lo splendore della Ville Lumière. Boldini, come altri artisti italiani − tra i quali ricordiamo De Nittis e Modigliani − rimane folgorato dell’irresistibile charme della città, dai suoi caffè, dalle sue luci serali, dai suoi cabaret − mirabilmente immortalati da Toulouse-Lautrec − dalla sua frenetica ed elegante mondanità.

Mercoledì, 04 Dicembre 2013 01:00

Le Gemme dell’Impressionismo

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Quando nel 1936 il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt e il magnate d’arte Andrew W. Mellon diedero vita alla National Gallery di Washington, forse non avrebbero immaginato che sarebbe diventata una delle più pregiate pinacoteche Impressioniste; un incredibile incontro di opere preziose, sublimi, rare.

Sam Weller non ha potuto che fare approfondimenti, non tanto sulla figura di Anselm Kiefer (intorno alla quale, poi, varrà la pena spendere due parole), ma sulla poesia di Walther von der Vogelweide, poeta alto-tedesco vissuto a cavallo tra il XII e il XIII secolo, da cui l’artista prende le mosse. E questo perché si tratta di una mostra molto particolare, una sorta di saluto e omaggio a Lia Rumma, come ben si può vedere dal titolo della mostra. E si tratta, come dire, di una “monografia”, un resoconto prezioso e materico di quella che è la ballata più famosa del poeta tedesco, Under der linden, all’interno della quale si racconta di un incontro amoroso di due giovani, lì sotto le frasche del tiglio, albero caro alla tradizione germanica.

“Just funny!” dice a un certo punto una turista americana rivolgendosi a Sam Weller, e lo ripete due tre volte cercando conferma negli occhi dello stralunato estensore del quadernaccio, il quale risponde con un garbato sorriso. Il “just funny” che la grossa e grossolana turista americana non riusciva a trattenere era dovuto al fatto che, all’improvviso, dinanzi ai suoi occhi era comparsa una strana creatura di color verde e butterata di specchietti, evidentemente mostruosa, ma – bisogna dire – simpaticamente mostruosa, con una specie di grosso fallo rosso che le fuoriusciva dalla bocca completo di genitali ben intarsiati mentre una bella mano azzurra atteggiata a corna spuntava da dietro la bizzarra testa. Ma il “funny” era dovuto probabilmente ancor di più alla collocazione della statua in questione immersa nella Collezione Farnese del Museo Archeologico in mezzo a capolavori dell’arte classica. Ecco perché Sam Weller ha deciso di aprire così il suo racconto, perché è proprio in quel “just funny” che si annida il senso di questa mostra o, perlomeno, del contributo di Luigi Ontani a questa Bali Bulé. Ma, prima di precipitare nelle ricostruzioni di senso, andiamo con ordine.

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