“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Mercoledì, 19 Maggio 2021 00:00

La grammatica delle arti di Cesare De Seta

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Che cos’è l’arte? Cosa distingue l’arte dal bello? Qual è il suo linguaggio e quali sono le sue regole? È con quesiti di tale portata che si confronta Cesare De Seta, docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II con alle spalle un’esperienza di insegnamento presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, nella sua recente pubblicazione Grammatica delle arti. Forme e spazio storico dell’espressione artistica (Salerno Editrice, 2021).

Si tratta evidentemente di questioni complesse che richiederebbero altrettante trattazioni specifiche e di certo voluminose ma che lo studioso riesce a tratteggiare brillantemente e con indubbia abilità sintetica, coniugando il necessario rigore disciplinare con una chiarezza che permette anche ai non “addetti ai lavori” di comprendere la portata e complessità delle questioni trattate.
Il volume si apre con una riflessione sul concetto di arte e sulla variabilità di significati che esso assume tanto a livello sincronico che diacronico, in base ai diversi contesti storici e ai valori della civiltà. De Seta affronta dunque il prodotto artistico e l’estetica che lo sorregge lungo un percorso che a partire dall’autocoscienza/conoscenza dell’atto di realizzazione da parte dell’artista, si dipana poi nell’indagare il rapporto che l’arte intrattiene con la natura (sia esso di mimesi o di opposizione), il suo confrontarsi con l’idea di “utile” e di “bello”, il suo relazionarsi con la società all’interno della quale si colloca, il ruolo sociale dell’artista e il suo operare, nonché il suo fare i conti con le tecniche e le comunicazioni di massa.
De Seta passa poi a tratteggiare le concezioni del disegno come “idea della forma” e come “progetto”, il rapporto che esso assume sotto forma di prospettiva con la scienza, il suo presentarsi come propedeutico a una colorazione successiva o il suo porsi direttamente come prodotto artistico, affrontando lo svilupparsi dell’iconografia, del collezionismo e della classificazione, dunque il suo possibile fine progettuale tra spazi reali e virtuali.
Lo studioso si sofferma inoltre sul rapporto tra “oggetto d’uso” e “oggetto artistico” tratteggiando le considerazioni che nel corso del tempo si sono accumulate a tal proposito a partire dal rapporto dei primitivi con gli oggetti sino a quello specifico della società industriale e della società dei consumi.
Infine, De Seta ricostruisce “la storia dell’arte” così come si è trasformata in Italia nel corso del tempo e a tale scopo ripercorre la storia della manualistica scolastica nel suo manifestare i cambiamenti di approccio suggeriti dai programmi ministeriali che si sono succeduti. Dopo aver passato in rassegna le opere di Adolfo Venturi, Edoardo Mottini e D’Ancona-Wittgens degli anni Venti a cui si aggiungono quelle di Augusta Ghidiglia Quintavalle e Mary Pittaluga nel decennio successivo, De Seta analizza i principali manuali del dopoguerra a cui si è soliti riferirsi direttamente con il nome dei curatori prima ancora che con il titolo dell’opera: Saitta, Spini, Villari, Gaeta-Villani, Carli-Dell’Acqua, Mazzariol-Pigantti, Roberto Salvini, Castelfranchi Vegas-Cerchiari Necchi, dunque la stagione dell’Argan e dei vari Villari, Negri-Arnoldi, Bairati-Finocchi, Bertelli-Briganti-Giuliano e via dicendo fino a giungere all’eclissarsi della storia dell’arte e alla necessità di ridefinire il ruolo e la funzione dell’insegnamento di tale disciplina ai nostri giorni.
Sono davvero tante le questioni sollevate da De Seta in questa sua sorta di mappa che permette a chi legge di orientarsi tra le pratiche e i linguaggi dell’espressione artistica costringendo a prendere atto della complessità delle questioni trattate e motivando a successivi approfondimenti specifici.





Cesare De Seta
Grammatica delle arti
Forme e spazio storico dell’espressione artistica
Salerno Editrice, Roma, 2021
pp. 138

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