“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Gioacchino Toni

Sorrentino tra (e oltre) Fellini e Scorsese

L’accostamento del cinema di Paolo Sorrentino con quello di Federico Fellini, fattosi insistente soprattutto dopo l’uscita e il successo de La grande bellezza, pur giustificato, rischia di essere un accostamento di comodo. L’insistenza con cui si evidenzia una certa continuità con l’opera del “maestro” romagnolo sembra infatti a volte uno stratagemma per non confrontarsi direttamente con i film di Sorrentino, tutt’altro che agevoli da analizzare.

Storie di uno spettatore

Volendo provare a dare un definizione di spettatore cinematografico ci si trova inevitabilmente a fare i conti con una serie di variabili che palesano l’impossibilità di giungere a una risposta univoca. A cambiare non sono soltanto i significati culturali e sociali che viene ad assumere l’atto del guardare i film, sono anche le modalità con cui si affronta la visione: in una sala o in ambiente domestico; collettivamente o individualmente; su grande schermo o su un monitor di dimensioni più contenute; in orari stabiliti da altri o scelti.   

Quale pubblico culturale abita la contemporaneità?

Con riferimento all’ambito culturale, quando si parla di “pubblico” risulta quanto mai necessario operare una contestualizzazione storica. Se per la modernità si tende a pensare a un “pubblico massificato”, per quanto si tratti pur sempre di una semplificazione – basti pensare a come si tralasci così, ad esempio, la differenza di genere pur presente al suo interno –, in epoca più recente, quando ci riferisce al pubblico, si tende a farlo al plurale, differenziandolo fino a cogliervi una pluralità di singolarità in grado di prendere posizioni e direzioni differenti e instabili.

Star Wars. La poetica di George Lucas in cinque atti

Di volumi sulla monumentale saga di Star Wars, costituita da tre trilogie di film che prendono il via nel lontano 1977, ne sono usciti parecchi nel corso degli anni ma a fronte di una bibliografia straniera, soprattutto in lingua inglese, sterminata, di testi italiani, non direttamente promozionali, di un certo spessore non se ne contano tanti. A colmare almeno in parte tale lacuna è giunto nelle librerie il corposo volume, di oltre seicento pagine, di Federico Greco: Star Wars. La poetica di George Lucas (La nave di Teseo, 2021).

La radice esistenziale dell’arte

A partire dalla “relatività ristretta” di Albert Einstein, nell’ambito della fisica con spazio-tempo ci si riferisce alla struttura quadridimensionale dell’universo composta dalle tre dimensioni dello spazio –  lunghezza, larghezza e profondità – e dal tempo. Il recente volume dell’artista visivo Gian Maria Tosatti, Esperienza e realtà. Teoria e riflessioni sulla quinta dimensione (Postmedia Books, 2021), affronta il rapporto tra le dimensioni fisiche dello spazio-tempo e quella dell’esperienza.

Cos’è successo alla bellezza?

A lungo si è guardato alla bellezza considerandola una sorta di fine ultimo a cui doveva ambire la pratica artistica tanto da indurre a giudicare quest’ultima in funzione del livello di bellezza espresso. In un suo libro, uscito in lingua inglese in apertura di millennio, ora tradotto da Caterina Italia per Postmedia Books, il critico d’arte e filosofo Arthur Danto sostiene che da qualche tempo a questa parte le cose sembrano essere radicalmente cambiate tanto che in ambito artistico si guarda alla bellezza, o almeno a quella tradizionale, come a un intruso.

L’età femminile nella cultura mediale italiana

Basta navigare sul web o sfogliare qualche rivista che dichiara genericamente di occuparsi di “costume” e di “attualità”, ma che nei fatti riconduce i due ambiti praticamente al solo mondo dello spettacolo audiovisivo e quasi nei soli suoi aspetti gossip, per rendersi conto dell’insistenza con cui viene esplicitata l’età delle celebrità femminili.

L’immagine come risposta del desiderio all’assenza

Ancora una volta gli schermi dei media dispongono di una potente immagine di un falling man da mostrare e al tempo stesso celare alla vista, un po’ come si fa durante la visione di un horror dalla poltrona quando ci si porta una mano davanti agli occhi tenendo però le dita ben aperte.

Corpi senza Organi nel cinema di David Cronenberg

Il volume di Martina Puliatti, La rivoluzione interiore. Corpi senza organi nel cinema di David Cronenberg (Aracne Editrice, 2020) non deve essere inteso come una monografia dedicata al regista canadese, quanto piuttosto come uno studio critico relativo alle riflessioni che egli ha prodotto attraverso l’immagine filmica. Riprendendo i convincimenti introdotti da Gilles Deleuze nei suoi saggi dedicati al cinema – Immagine-tempo e Immagine-movimento –, l’autrice affronta le pellicole di Cronenberg non come messa in scena di concetti o argomentazioni filosofiche, ma come riflessioni praticate con altri mezzi, quelli dell’immagine cinematografica appunto.

Il cinema terapeutico di Nanni Moretti

Il recente volume di Roberto Lasagna, Nanni Moretti. Il cinema come cura (Mimesis, 2021), passa in rassegna l’intera produzione cinematografica del regista leggendola come una lunga e continuata autoanalisi che l’autore condivide con lo spettatore dettata da uno stato di crisi esistenziale e generazionale di fronte ad un mondo che sembra procedere imperterrito lungo una direzione tanto  incomprensibile quanto insopportabile.

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