“Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che fosse comparso nei campetti del mio paese”

Eduardo Galeano

Gioacchino Toni

Star Wars. La poetica di George Lucas in cinque atti

Di volumi sulla monumentale saga di Star Wars, costituita da tre trilogie di film che prendono il via nel lontano 1977, ne sono usciti parecchi nel corso degli anni ma a fronte di una bibliografia straniera, soprattutto in lingua inglese, sterminata, di testi italiani, non direttamente promozionali, di un certo spessore non se ne contano tanti. A colmare almeno in parte tale lacuna è giunto nelle librerie il corposo volume, di oltre seicento pagine, di Federico Greco: Star Wars. La poetica di George Lucas (La nave di Teseo, 2021).

La radice esistenziale dell’arte

A partire dalla “relatività ristretta” di Albert Einstein, nell’ambito della fisica con spazio-tempo ci si riferisce alla struttura quadridimensionale dell’universo composta dalle tre dimensioni dello spazio –  lunghezza, larghezza e profondità – e dal tempo. Il recente volume dell’artista visivo Gian Maria Tosatti, Esperienza e realtà. Teoria e riflessioni sulla quinta dimensione (Postmedia Books, 2021), affronta il rapporto tra le dimensioni fisiche dello spazio-tempo e quella dell’esperienza.

Cos’è successo alla bellezza?

A lungo si è guardato alla bellezza considerandola una sorta di fine ultimo a cui doveva ambire la pratica artistica tanto da indurre a giudicare quest’ultima in funzione del livello di bellezza espresso. In un suo libro, uscito in lingua inglese in apertura di millennio, ora tradotto da Caterina Italia per Postmedia Books, il critico d’arte e filosofo Arthur Danto sostiene che da qualche tempo a questa parte le cose sembrano essere radicalmente cambiate tanto che in ambito artistico si guarda alla bellezza, o almeno a quella tradizionale, come a un intruso.

L’età femminile nella cultura mediale italiana

Basta navigare sul web o sfogliare qualche rivista che dichiara genericamente di occuparsi di “costume” e di “attualità”, ma che nei fatti riconduce i due ambiti praticamente al solo mondo dello spettacolo audiovisivo e quasi nei soli suoi aspetti gossip, per rendersi conto dell’insistenza con cui viene esplicitata l’età delle celebrità femminili.

L’immagine come risposta del desiderio all’assenza

Ancora una volta gli schermi dei media dispongono di una potente immagine di un falling man da mostrare e al tempo stesso celare alla vista, un po’ come si fa durante la visione di un horror dalla poltrona quando ci si porta una mano davanti agli occhi tenendo però le dita ben aperte.

Corpi senza Organi nel cinema di David Cronenberg

Il volume di Martina Puliatti, La rivoluzione interiore. Corpi senza organi nel cinema di David Cronenberg (Aracne Editrice, 2020) non deve essere inteso come una monografia dedicata al regista canadese, quanto piuttosto come uno studio critico relativo alle riflessioni che egli ha prodotto attraverso l’immagine filmica. Riprendendo i convincimenti introdotti da Gilles Deleuze nei suoi saggi dedicati al cinema – Immagine-tempo e Immagine-movimento –, l’autrice affronta le pellicole di Cronenberg non come messa in scena di concetti o argomentazioni filosofiche, ma come riflessioni praticate con altri mezzi, quelli dell’immagine cinematografica appunto.

Il cinema terapeutico di Nanni Moretti

Il recente volume di Roberto Lasagna, Nanni Moretti. Il cinema come cura (Mimesis, 2021), passa in rassegna l’intera produzione cinematografica del regista leggendola come una lunga e continuata autoanalisi che l’autore condivide con lo spettatore dettata da uno stato di crisi esistenziale e generazionale di fronte ad un mondo che sembra procedere imperterrito lungo una direzione tanto  incomprensibile quanto insopportabile.

Kubrick e Caravaggio, sabotatori del reale

Una delle caratteristiche che contraddistingue il linguaggio artistico rispetto a quello quotidiano è indubbiamente il suo statuto polisemico. Giunta alla sua fase contemporanea però, come ha avuto modo di spiegare Umberto Eco, la polisemia si è fatta “aperta” dando luogo a una varietà di significati che non possono più essere arginati, come invece avveniva, ad esempio, in ambito medievale.

Performance come metodologia

Con riferimento all’ambito artistico, inteso nella sua accezione più estesa, si ricorre con una certa disinvoltura al temine “performance” presupponendo forse di indicare con esso qualcosa di relativamente definito, salvo poi rendersi conto della sua sostanziale indeterminatezza; non a caso risulta difficile trovare un corrispettivo in lingua italiana capace di tradurre efficacemente il termine anglosassone.

La grammatica delle arti di Cesare De Seta

Che cos’è l’arte? Cosa distingue l’arte dal bello? Qual è il suo linguaggio e quali sono le sue regole? È con quesiti di tale portata che si confronta Cesare De Seta, docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II con alle spalle un’esperienza di insegnamento presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, nella sua recente pubblicazione Grammatica delle arti. Forme e spazio storico dell’espressione artistica (Salerno Editrice, 2021).

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