“La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee”

Stanisław Jerzy Lec

Gioacchino Toni

Flâneur a Berlino tra passato e presente

Di Gian Piero Piretto, di cui avevamo scritto a proposito del suo Quando c’era l’URSS. 70 anni di storia culturale sovietica (Raffaello Cortina Editore, 2018), è ora giunto in libreria, per il medesimo editore, Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato (2020): un imponente volume che, impreziosito da illustrazioni di Manuele Fior, attraversa Berlino con il passo, lo sguardo e lo spirito del flâneur che ama perdersi nel camminare senza meta.

L’ecosostenibilità dell’arte secondo Gaia Bindi

La questione ecologica e ambientale ha fatto capolino all’interno del mondo delle arti visive contemporanee sul finire degli anni Sessanta e se, in qualche modo, resta presente, magari sottotraccia, in tale contesto nei decenni successivi, è tuttavia soprattutto negli ultimi tempi che la questione ecologica è riemersa prepotentemente in ambito artistico in corrispondenza con una sempre più diffusa presa di coscienza circa la crisi ambientale provocata dall’era antropocentrica e in particolare dal cinismo spietato del sistema di sviluppo egemone.

Pier Vittorio Tondelli: dalla generazione all’individuo

L’opera dello scrittore Pier Vittorio Tondelli è al centro del volume Dalla generazione all’individuo (Mimesis 2020) scritto da Olga Campofreda, docente presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra. La studiosa, avvalendosi anche della lettura di alcuni inediti dello scrittore, ha approfondito la rappresentazione della giovinezza nell’opera tondelliana evidenziando il suo rapporto con la tradizione letteraria nazionale.

La città spontanea. L’urbanistica di Jane Jacobs

L’ordine urbanistico progettato dai pianificatori delle città non dovrebbe mai sostituirsi a quell’ordine sociale fatto di piccole e inaspettate attività umane alla base della vitalità della città che è possibile cogliere soltanto attraversandola camminando. Non è ragionando “dall’alto” che vanno pensate e modificate le città ma immergendosi tra la gente che le vive a livello del suolo.

Un altro sguardo è possibile: Tano D’Amico

“L’immagine può fondersi con la realtà? Può modificare la realtà? Non dopo, ma prima di essere realizzata – perché lo sappiamo tutti che poi, una volta resa pubblica, l’immagine influisce sulla realtà. È di questo che abbiamo vissuto, cineasti, fotografi di movimenti...

La commedia operaia di Alberto Prunetti

“Gente strana i quattrinai. A quei tempi i riccastri io li compativo. Renato mi diceva che i ricchi erano delle mezzeseghe, c’avevano l’allergia alla fatica, stavano sempre a palle pari eppure erano sempre stanchi, perennemente infastiditi da cose che a noi ci facevano vento. E poi c’avevano le mani come uno scolapasta e ’un sapevano fa’ nulla. [...] coi miei occhi di bimbo vedevo che anche i figlioli dei ricchi erano davvero strani.

Arte relazionale e dintorni. Nicolas Bourriaud

Il critico e curatore artistico Nicolas Bourriaud, attualmente direttore del MoCo-Montpellier Contemporain, ha fatto parlare di sé sul finire degli anni Novanta sia per la sua intensa e innovativa attività curatoriale – celebre il suo lavoro, insieme a Jérôme Sans, al Palais de Tokyo di Parigi agli inizi del nuovo millennio – che per la sua teoria dell’arte relazionale.

Lo stato dell'arte. Il lavoro reputazionale

Vincenzo Estremo, docente presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e collaboratore di importanti istituzioni museali europee, si dice convinto che oggi l’arte e il lavoro siano due ambiti che si sovrappongono più di quanto si possa credere: è attorno a tale convincimento che ruota il suo recente volume Teoria del lavoro reputazionale. Saggio sul capitalismo artistico (Milieu Edizioni 2020).

Le storie di Belfast di Sam Millar

Sam Millar è uno scrittore e sceneggiatore di Belfast proveniente da una famiglia della working class di padre protestante e madre cattolica, con un passato di militanza nell’Ira e otto interminabili anni di carcere duro. Quel che basta per sapere quanto gli esseri umani possano essere spietati nei confronti dei loro simili.

Bauhaus, pandemia e derive didattiche contemporanee

A cento anni dalla sua fondazione, l’esperienza del Bauhaus merita di essere nuovamente indagata a partire dal particolare contesto in cui si è data, analizzandone tutte le sue potenzialità e contraddizioni, anche per cogliere i suggerimenti che ancora può riservare a un’attualità sempre meno disposta a ripensare all’esperienza didattica e creativa a partire dai suoi reali operatori (docenti e studenti) che permetta di sottrarsi da quelle figure di “esperti della didattica” che nelle aule, nei laboratori, tra gli studenti e le studentesse in carne, ossa e relativi immaginari, non mettono probabilmente piede da quando hanno terminato la loro istruzione superiore e che da qualche tempo sono occupati, nelle loro remunerate tournée nelle scuole, a dispensare il Verbo di una didattica pianificata presso le agenzie e fondazioni imprenditoriali a cui la politica sembra avere ormai delegato funzioni che le spetterebbero.

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