“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Non è facile arrivare al Teatro 99 posti. Non è facile trovare qualcuno che dia indicazioni o conosca l’esistenza del teatro. Ma una volta arrivati la magia si realizza da sé e ci accoglie uno spazio in cui si sente l’amore per il teatro, la forza delle idee, la gioia di creare e offrire il prodotto del lavoro proprio e altrui. Spazio intimo, raccolto, ma non per questo minimale o povero. C’è tutto. Soprattutto c’è il teatro, la capacità di sospendere l’incredulità e far nascere il mondo da un pugno di arredi, luci, suoni, voci, corpi, anime.

Sabato, 23 Marzo 2013 01:47

Emily, oltre la pagina

Scritto da

Correva il giorno 21 di marzo e convenzione mondana voleva che si celebrasse giornata universalmente dedicata alla poesia. Correva il giorno 21 di marzo e al Ridotto del Mercadante s’omaggiava una donna che alla poesia sacrificò la vita, riuscendo fin quasi a dissolverne memoria: Emily Dickinson. Donna/Poeta/Mito, il suo destino controverso e parzialmente oscuro si snoda attraverso queste tre fondamentali coordinate, che sulla scena (ri)danno vita a chi pienezza di vita non visse, (ri)danno parola a chi pienezza di parola scrisse.

  Alla stregua dei poeti del Rinascimento e in generale degli intellettuali che cercassero un angolino nel difficile circo(lo) culturale delle corti, mi appresto a cominciare la nota che segue con una dedica/professione d’indegnità al mio mecenate, mutuata direttamente dalle parole di Miguel de Cervantes y Saavedra:

 

AD ANTONIO RUSSO DE VIVO

Marchese di Gibraleón, Conte di Benalcázar e di Bañares, Visconte della Puebla di Alcocer, Signore dei Borghi di Capilla, Curiel e Burgillos.

    In fede della buona accoglienza e dell’onore che l’Eccellenza Vostra fa ad ogni sorta di libri, come si addice ad un principe tanto incline a favorire le buone arti, specie quelle che per la loro nobiltà non si abbassano a servire né a solleticare il volgo, ho preso la determinazione di dare alla luce LA PARTICOLARE E DISORDINATA CONDIZIONE DI CHI ABBIA LA SCONSIDERATEZZA E IL CORAGGIO DI DEFINIRSI, AL GIORNO D’OGGI, “INTELLETTUALE” O “STUDIOSO”, sotto l’usbergo del chiarissimo nome di Vostra Eccellenza; che supplico, con la deferenza che debbo a tanta grandezza, di accoglierlo amabilmente in Sua protezione, affinché all’ombra di Lei, ancorché nudo di quel prezioso ornamento di eleganza e d’erudizione onde sogliono andar vestite le opere composte in casa degli uomini dotti, osi comparire sicuramente davanti il giudizio di taluni che, non sapendosi contenere entro i limiti dell’ignoranza loro, usano condannare con più rigore e meno giustizia le opere altrui.

Venerdì, 22 Marzo 2013 10:29

Un camaleonte, l'attore

Scritto da

La posizione delle dita dopo la pronuncia della breve frase “i due arnesi”; lo sguardo fisso nel vuoto ad indicare lo spazio contenuto dalla parola “savana”; la mano tesa che si rivolta nell’aria alla domanda “ma li avete visti bene?”. La profondità della voce nei momenti di calore erotico o di invecchiamento maschile; il gioco dorso/palmo/dorso/palmo della mano a rendere il riflesso di un’immagine; la corsa che avanza di qualche millimetro per raccontare l’immobilità inevitabile. L’attesa sussultante dell’inizio del brano, tra una nota e una nota; le mani giunte in preghiera, a narrare senza narrare; il valore dato a una pausa tra l’inizio di una battuta ed il suo finale più comico.

Venerdì, 22 Marzo 2013 05:19

Ferdinando, un po' dramma, un po' farsa

Scritto da

“Chi non tiene passato non tiene manco futuro”: parole pronunciate sul bordo d’un solco profondo che separa due epoche, un passato nostalgico da un presente incalzante; un solco sul bordo del quale si consuma un passaggio, col suo portato di resistenze e dolori, angherie e rifiuti, in nome di un misoneismo che sottotraccia contiene i germi infecondi dell’immoralità e del ladrocinio.

Giovedì, 21 Marzo 2013 12:41

In scena, per morire

Scritto da

“Tra il desiderio dell’anima mia e me ci sono Clarence, Enrico, e il suo giovane figlio Edoardo, e tutti gli eventuali discendenti dei loro corpi, pronti a succedere prima che io possa impiantarmi: una previsione che gela i miei propositi. Dunque, io mi limito a sognare il potere; come uno che sta sopra un promontorio e guarda una spiaggia lontana dove vorrebbe arrivare, desiderando che il suo piede sia pari al suo occhio; e rimbrotta il mare, che si frappone, dicendo che l’asciugherà con una secchia per spianarsi la strada: parimenti io bramo la corona, essendone parimenti lontano, parimenti rimbrotto gli ostacoli che si frappongono, parimenti dico che li eliminerò alla radice, lusingandomi di poter compiere l’impossibile”.

Riscoprire il piacere di ridere di gusto a Teatro… con Maccarune, una piacevole commedia dai risvolti psico-gastronomici, di scena al Piccolo Bellini, si può. Luciano Saltarelli, attore ed autore della regia assieme a Giampiero Schiano, porta in scena uno spaccato della contemporanea realtà partenopea che ruota attorno alle elementari pulsioni di sempre: il Denaro, l’Amore, la Salute ed il Cibo.

Mercoledì, 20 Marzo 2013 21:54

Fine della ricreazione

Scritto da

Quinto appuntamento con la rassegna Visioni a cura del Centro Donna di Avellino.
Napoli, una mattina d’estate. Salvatore, 17 anni, prende il suo carretto per vendere granite, dopo che il padre si è già avviato con il banchetto motorizzato. Ma il compito che lo aspetta quella mattina non è servire clienti assetati. Quella mattina deve fare un “favore” per il boss del quartiere: in pratica deve sorvegliare una ragazza poco più piccola di lui, Veronica, reclusa in una struttura abbandonata in una delle periferie della città. Costei ha commesso l’errore di farsi vedere in giro con il tizio sbagliato (in quanto affiliato alla famiglia rivale) e per questo è stata punita, in attesa che il boss la incontri a fine giornata.

Il Doctor Faustus (ovvero, come vuole la dicitura originale, Doktor Faustus) è notoriamente un romanzo di Thomas Mann; ed è, o almeno pare essere, nulla più che la descrizione de "la vita del compositore tedesco Adrian Leverkühn narrata da un amico", come recita il sottotitolo. Fin qui tutto banale, ma non è solo così.

 Contenuto

 

Il romanzo ricalca l’idea della leggenda di Faust[1], ossia la storia dell’erudito che, preso dalla smania di spingersi sempre più oltre nelle sue conoscenze, stipula un contratto con il diavolo il quale gli consente di operare prodigi pretendendo – dopo ventiquattro anni – la sua anima.

Mercoledì, 20 Marzo 2013 08:36

Charles Dickens

Scritto da

"Non avrebbe saputo dire se quelle creature si fossero dissolte in nebbia o se la nebbia stessa le avesse inghiottite, ma in un istante gli spettri scomparvero e le voci tacquero, e tornò la notte profonda"

Pagina 8 di 26

Sostieni


Facebook