“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Il Pickwick

Anna Maria Ortese

“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Saverio La Ruina

“Chi v'agghia dici? Ca quiddu nda capa meja tengu tanti i quiddi buchi, cumi si ci avissi na negghia attùarnu attùarnu a capa. Pu a na vota nu colpu i viàntu e pi nu mumentu si vidi angunu cuntu, ca pu jè quasi sempi u stessi cuntu, e pu n'ata vota a negghia attùarnu....”

Eimuntas Nekrošius

“Il teatro è la raccolta... e poi l'improvviso svanire”

Pier Paolo Pasolini

“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Annie Ernaux

“Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più”

Ripellino: un ricordo, un frammento di chiacchiera

Ad Angelo Maria Ripellino negli ultimi anni di vita (a causa di una malattia) la vista calò, le palpebre gli si fecero deboli, la vista friabile e incerta, sbiancò come sbianca una tenda tenue rischiarata dal sole − il mondo, all'improvviso, gli si fece di carta velina − poi tutto diventò buio: come se − senza muoversi, senza fare alcun passo − egli fosse caduto in un crepaccio, si fosse ritrovato in una grotta, qualcuno lo avesse chiuso in una antica segreta.

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, su Marina Ivanovna Cvetaeva

“La sua vita fu un gomitolo di illuminazioni e di sbagli”

Giorgio Strehler

“Non dimenticare che il teatro può essere fatto male senza che il pubblico se ne accorga, a prima vista. Se ne accorge sempre dentro, nel tempo, nel peso di ciò che gli resta nel cuore o nel cervello, ma non sempre nell'attimo dell'applauso, e noi sappiamo bene che basta poco per ottenere un applauso, un consenso. È una delle grandi possibilità di essere disonesti nel nostro lavoro senza che nessuno lo sappia”.

Fondamenti del Teatro: Martone, Neiwiller e i maestri

Cos'è un maestro, in teatro? Ci sono molte risposte possibili ma una è quella che mi è davvero chiara, dopo tanti anni passati tra il lavoro in palcoscenico e l'osservazione intensa del lavoro di altri artisti: un maestro è colui che inventa un teatro nella sua immaginazione e realizza lavori che di questo teatro sono la proiezione, la soglia possibile, l'ombra.

Antonio Neiwiller

“Non ho mai il senso ultimo di quello che faccio. Vorrei che niente fosse mai finito. C'è sempre qualcosa che ritorna e scompare a cui non saprei dare un nome. Questo stesso enigma, però, mi spinge fino in fondo alle cose”

Pagina 1 di 29

Sostieni


Facebook