"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Il Pickwick

Eduardo De Filippo

“Ho sacrificato, per il teatro, tutta la mia vita".

Vladimir Vladimirovič Nabokov

“Lo.Li.Ta”. 

Eugenio Barba

“Sono sicuro che ci saranno sempre alcune persone − poche o tante dipende dalle onde della storia − che praticheranno il teatro come una sorta di guerriglia incruenta, di clandestinità a cielo aperto o di preghiera miscredente. Che troveranno così il modo di canalizzare la propria rivolta offrendole una via indiretta e impedendole di tradursi in atti distruttivi. Che vivranno l'apparente controsenso d'una ribellione che si trasforma in senso di fratellanza e in un mestiere di solitudine che crea legami”.

Valerio Binasco

La Tempesta di Shakespeare non so nemmeno cosa sia. Non so se mi piace. Ma quando l'ho letta ha fatto nascere in me un'altra tempesta e ho parlato di me. Dei miei spiriti bianchi e neri. Dei miei figli. Dei miei vecchi. Della mia paura. Mi sono fatto gli affari miei in pubblico. Ho abusato della sua poesia per dare un po' di poesia alla mia disperazione. Questa è la verità”.

Angelo Maria Ripellino

“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo. / Devi associarti a una consorteria / di violinisti guerci, di furbi larifari, / di nani del Veronese, di aiuole militari, / di impiegati al catasto, di accòliti della Schickería. / E ballare con loro il verde allegro dello sfacelo, / le gighe del marciume inorpellato, / inchinarti dinanzi ai feticci della camorra, / come Abramo dinanzi al volere del cielo. / Guai a chi sulla terra è sprovvisto di santi, / guai a chi resta da solo come un re disperato / fra neri ceffi di lupi digrignanti”. 

Carlo Emilio Gadda

“Per favore, mi lasci nell'ombra”.

Fondamenti del Teatro: dalle ultime pagine di Stanislavskij

Non sono giovane, la mia vita artistica si avvicina al termine. È ora di tirare le somme ed elaborare un piano dei miei ultimi lavori artistici. Il mio lavoro di regista e attore si è svolto in parte a livello esteriore e di messinscena, ma principalmente nel campo della creatività spirituale dell'attore.

Enzo Moscato

“Pecché, vedite, 'e puttane, soprattutto chelle napulitane, so' fatte proprio accussì: a loro, in fondo, non ce ne fotte niente d' 'e denare, d' 'e solde, no... Lloro so' 'nnammurate sulo d' 'e pparole, 'e chilli sciusce d'aria senza cunsistenza ca so' 'e pparole, meglio ancora si so' forestiere”.

Fondamenti del Teatro: cosa ci resta di Eduardo

Non potremo più pensare, dunque, che Eduardo è là, esiste; che in un angolo di Roma o di Napoli − le due città della sua vita − si staglia quel volto fragile e scavato, ormai diventato da miniatura e da medaglia, prosciugato e reso essenziale dal tempo; quel volto che, comparso infinite volte sotto i riflettori delle ribalte, sul rettangolo del video, nelle foto dei giornali, era diventato un emblema e un valore inalterabili, qualcosa di fisso e significante per tutti. Questa è la constatazione più dolorosa di quest'ora. È scomparso quel sopracciglio che sul suo arco nobile e crucciato alzava il peso del dolore più antico d'Italia, quello del Sud; e della sua più antica allegria, dalla quale si leva sempre, come dal mosto da cui balzavano con la faccia tinta gli antichi mimi contadini, una zaffata di zolfigno, un fumo amaro.

Tadeusz Kantor

“Quello che mi ha emozionato. Quello che devo dire. E quello che mi resta”.

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