“La storia è un profeta con lo sguardo rivolto all’indietro: da ciò che fu e contro ciò che fu annuncia ciò che sarà”

Eduardo Galeano

Il Pickwick

Eduardo Galeano

“La storia è un profeta con lo sguardo rivolto all’indietro: da ciò che fu e contro ciò che fu annuncia ciò che sarà”

Georg Christoph Lichtenberg

“Piovve tanto forte che tutti i porci diventarono puliti e tutti gli uomini sporchi”

Raymond Carver

“Mi dici che non hai dormito bene. Ti confesso che nemmeno io. Hai passato una nottataccia. Anch'io. Siamo straordinariamente calmi e teneri l'un con l'altro come se avvertissimo il nostro traballante stato mentale. Come se ognuno sapesse cosa prova l'altro. Anche se, naturalmente, non lo sappiamo. Non lo si sa mai. Non importa. È la tenerezza che mi preme. È questo il dono che mi commuove e mi prende tutto questa mattina”

Georges Didi-Hubermann

“Sono scomparse le lucciole? Certamente no. Alcune sono proprio accanto a noi, ci sfiorano nel buio; altre se ne sono andate oltre l'orizzonte, cercando di ricostruire altrove la loro comunità, la loro minoranza, il loro desiderio condiviso”

W.G. Sebald

“Raccontare era quindi per lui sia un tormento sia un tentativo di liberare se stesso, una via di salvezza e nel contempo uno spietato gettarsi a capofitto verso la propria rovina”

Gustave Flaubert

“Che casa! Che inferno!”

Ennio Flaiano

“Forse la nostra salvezza è nel non credere che la perfezione esista, o semplicemente nel trovarla noiosa”

Luciano Bianciardi

"Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere. È come certe ali al gioco del calcio, in serie C, che ai margini del campo, driblano se medesimi sei, sette volte, e mandano in visibilio il pubblico sprovveduto"   

Roberto Bolaño

“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Quel povero Amleto di Ripellino. Una poesia

Con grosse calze di lana rattoppata
e con la spada di cartapesta
il principe di Danimarca,
il capo dei guitti va errando
di villaggio in villaggio,
per recitare sulle assi tarlate
di scene provinciali la sua parte tremante.
Come un apostolo affamato,
egli disputa con le ombre polverose
e intreccia contorti duelli con gli spauracchi
del disagio e della miseria.
Che pena viaggiare su squallide panche di legno
con la luna di gesso dal finestrino
e il gran freddo della notte e la testa vacillante
e la noia di un'Ofelia ciarliera,
che ricuce gli orli del sonno con gli aghi di vuote parole.
Che pena inghiottire pane e castagne,
in compagnia di fantasmi dalla camicia stracciata,
sorridendo alla gente che s'affolla
con le ispide lance del vituperio
a trafiggere i guitti.
E in tanta derisione, che pena
ritardar la vendetta e fingersi sempre più pazzo,
mentre la Morte già tende i lacciuoli.
Viaggia Amleto, viaggia ricoprendo
con l'urlo dei bisticci e dei monologhi
il rotolìo ed il rantolo dei treni,
viaggia per le stazioni sudicie d'un mondo
gretto e uniforme come una carta a fiorami,
su cui cade talvolta una macchia di vino.









Angelo Maria Ripellino
Amleto
in Id.
Poesie ultime e penultime
Torino, Nino Aragno Editore, 2006
pp. 525; p. 107

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