“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Il Pickwick

Fondamenti del Teatro: Brook e Giorni felici di Beckett

Peter Brook si trova a New York, per lavoro. Una sera, come quasi ogni sera, se ne va in giro per teatro e s'imbatte in Giorni felici di Samuel Beckett. Ne esce come stravolto: dalla poesia (tragica e comica assieme) del dramma, dalla potenza rivelatrice delle immagini beckettiane −che sono immagini "ossessive, inquietanti e provocatorie" sostiene Brook − e dal generale silenzio che attornia l'opera: nessuna reazione del pubblico, nessuna attenzione dalla critica.

Viktor Šklovskij

“Bisogna strapparsi alla propria casa, al calcolo sicuro sul domani o sul dopodomani, e prendere il volo di sé, per un'esigenza interiore, ma non come un uccello, perché gli uccelli seguono vecchie vie; volare via come vola solo un uomo che lavora, che conosce il ritmo delle possibilità”.

Peter Bull, ricordando la prima di "Aspettando Godot"

“A sipario calato, tra tiepidi applausi, ricevemmo appena tre timide chiamate e su noi tutti scese un senso di depressione e di delusione. Pochissime persone vennero a complimentarsi e, tra queste, la maggioranza era in un tale stato di ebbrezza che le loro parole avevano ancor meno senso dello spettacolo”.

Philip Roth

“Tutto quello che ho per difendermi è l'alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile”

Roberto Latini

“Ci sdoganiamo da soli. Ci scriviamo i testi, ce li recitiamo e ci applaudiamo. Ti ringrazio”.

Fondamenti del Teatro: Čechov e il bisogno di speranza

Nel presente cechoviano la vita è agonia e naufragio. I desideri più intensi − “A Mosca!” − non maturano in atti di volontà e i gesti non corrispondono alla veemenza deidesideri. Nei personaggi di Čechov l'ampiezza smodata dei sogni stride con l'estenuazione e il torpore che li atrofizza. E in quell'inerzia l'assiduo lampeggio di chimere dà più tagliente risalto alla loro incapacità di operare, di sforzarsi a vivere. Sebbene consci del porprio sfacelo, non cercano di districarsi dai lacci della banalità che li attossica. Come se riservassero il presente a un repertorio di gemiti e immote speranze, rimandando ogni azione a un radioso domani, che non vedranno.

Luciano Bianciardi

“Chi ruba libri dovrebbe essere giudicato da una giuria di critici letterari”

Cercando il fascino dell'ignoto

Quale versione

Da parte sua, non usa incoraggiare né l’una né l’altra interpretazione. Sto parlando di Luca, il più giovane del nostro gruppo, che a fine anno conta di ottenere con il massimo dei voti la laurea in Informatica Umanistica presso l’Università di Pisa. 
Il nostro club non si dà una struttura, né rigidi programmi di incontri. Elasticità di intenti trattati con il dovuto approfondimento.
È un sabato mattina, siamo al bar in Piazza Fontana a farci un aperitivo io, Lorenzo e Luca. Gli altri due, Marco e Daniele, staranno probabilmente cazzeggiando da qualche parte della città.

Anna Maria Ortese

“Qui il pensiero non può essere che servo della Natura, suo contemplatore in qualsiasi libro o nell'arte. Se appena accenna un qualche sviluppo critico, o manifesta qualche tendenza a correggere la celeste conformazione di queste terre, a vedere nel mare soltanto acqua, nei vulcani altri composti chimici, nell'uomo delle viscere, è ucciso”.

Pier Paolo Pasolini, citato da Alessandro Leogrande

“Vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni”

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