“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Lunedì, 15 Aprile 2013 20:18

Partenope liberata

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“ Poiché Eros è figlio di Poros e di Penìa, si trova nella tale condizione: innanzitutto è sempre povero, e tutt'altro che bello e delicato come dicono i più; al contrario è rude, sempre a piedi nudi, vagabondo, [...] perché ha la natura della madre ed è legato al bisogno. D'altro canto, come suo padre, cerca sempre ciò che è bello e buono, è virile, audace, risoluto, gran cacciatore”

Platone

 

È buio pesto, una luce fioca illumina la figura imperiosa di Bernardina che, legando la sua esistenza a quella del giovane rivoluzionario Masaniello, si ritrova gettata nel tumulto dell’insurrezione napoletana del 1647-1648. Una rivoluzione scoppiata al seguito dell’imposizione di una tassa sulla frutta, ma che era il risultato del profondo disagio sociale, esasperato dalla dominazione Spagnola, il cui dominio diretto su Napoli era stato sancito dalla pace di Cateau-Cambrésis del 1559.

Lunedì, 15 Aprile 2013 11:01

L'inganno del tempo, di replica in replica

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La condizione di stasi, per la quale il presente è una galera mortifera, è inconciliabile con il teatro. L’immobilità, la fermezza assoluta del tempo e dell’azione nel tempo, la quieta assenza di prospettiva, che determina il blocco, è il vero tabù inesprimibile tra le quinte di scena. Qualcosa deve accadere, deve accadere qualcosa che dia un senso – e, se non il senso, almeno la percezione fisica e contenutistica – dello smuoversi delle lancette.

Lunedì, 15 Aprile 2013 08:39

Quinlan, sotto la superficie delle immagini

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L'infernale Quinlan è un film dai toni shakespeariani. Opera del genio di Orson Welles, fa breccia in quel genere tanto oscuro e affascinante che è il noir. Quarto potere (1941), giudicato il miglior film dell'epoca per la regia i dialoghi raffinati e la strodirnaria inventiva visiva, resta un fondamentale antecedente per l'influenza esercitata sul genere.

Lunedì, 15 Aprile 2013 07:17

La scatola e il possesso

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Metti una scatola in scena (o una scena in scatola); mettici dentro un attrice, cucile addosso gli abiti che Annibale Ruccello cucì addosso ad una ragazza umbra trapiantata a Latina, shakera con cura e misura ed ottieni Ti amo tanto che…, gemmazione congrua e valida di Anna Cappelli portata in scena a “diffusioneteatro” dalla compagnia ‘A Puteca.

Sabato, 13 Aprile 2013 18:44

Il padre e il figlio maschio

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Quante implicazioni tra figli maschi e padri. C'è quel rapporto simbiotico che non si spezza mai o magari non è mai stato palesato. In un accenno di bieco autobiografismo, io non sono amato da mio padre, per vicende mie e accadimenti che non interessano a nessuno, ma c'è la genetica, ovvero mangio nel suo stesso modo e ho lo stesso suo naso.
Vedo, invece, complicità malandrine in altri figli e padri che vanno d'accordo su tutto, che scherzano di donne e di sport e si danno le pacche sulle spalle. Cose che non potrei sopportare, in ogni caso.

Sabato, 13 Aprile 2013 11:21

L'allegra mestizia di Čechov

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“Sentite, bisogna che A. nel mio testo peschi e che N. faccia il bagno lì vicino, sguazzando e gridando tanto da far arrabbiare A. perché gli spaventa i pesci”. Anton Pavlovič Čechov se li immagina già in scena: uno intento a pescare senza pescare mai niente, l’altro che fa schizzare i pesci verso ogni dove facendo schizzare l’acqua verso ogni dove.

Lunedì, 15 Aprile 2013 02:00

Ai papà

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Uno specchio dalla cornice di legno, anzi la cornice di legno, con le lampadine, di uno specchio che non c’è. La cornice poggia su un piano di legno, a sua volta poggiato su due scannetti. Sul piano ci sono una brocca di vetro e un bicchiere. Scenografia essenziale, ma c’è tutto quello che serve a creare lo spazio, non serve altro, basteranno il corpo e la voce a far vedere il resto.

Venerdì, 12 Aprile 2013 15:39

Il corpo nell'infanzia e nella modernità

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La rassegna che si sta svolgendo al Teatro Nuovo ed alla Sala Assoli di Napoli, Quelli che la danza 2013, linguaggi della danza contemporanea, organizzata da Cdtm (Circuito campano della danza) permette ad un pubblico amante delle arti tersicoree di poter vedere spettacoli di buona qualità e con vasta scelta di generi.
La performance eseguita da Claudio Malangone, Vincenzo Capasso, Susan Kempster, Marta Cinicolo e Rossella Canciello è andata in scena al Teatro Nuovo in prima nazionale. Lo spettacolo è suddiviso in due parti: la prima con un riallestimento coreografico a cura di Susan Kempster, danzatrice e coreografa australiana, e la seconda coreografata da Claudio Malangone, psichiatra, danzatore e coreografo napoletano.

Venerdì, 12 Aprile 2013 15:35

I muri nella testa

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Esiste in Italia una generazione d’attori che andrebbe non solo preservata quale patrimonio culturale di un popolo, ma del cui lavoro andrebbe consigliata vivamente la visione (e magari lo studio approfondito) a chiunque voglia intraprendere (e in taluni casi anche a chi l’abbia già intrapresa), la strada lastricata di tavole di palco della recitazione.
A questa generazione appartiene Giulia Lazzarini, una Signora del teatro italiano che dal palco di Galleria Toledo ha fornito un piccolo saggio di come si stia in scena, di come far parlare un sospiro, di come fare d’un corpo estraneo grancassa in cui vibrino sentimenti autentici, di come una sola voce possa diventar capace di modulare mille sfumature di un unico sentire, attraversando una storia particolare e mettendola in relazione con l’universale.

“Non era nelle intenzioni del creatore farci divertire” declama, con quella elegante ironia che da sempre la contraddistingue, un’incredibile Franca Valeri, autrice ed interprete della commedia Non tutto è risolto, di scena al Mercadante di Napoli.
A dispetto dello stralcio di battuta succitato, la Signora Valeri si diverte e ci diverte ancora: lo prova un folto pubblico in sala che saluta con affetto e rispetto una decana delle scene.

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