“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Giovedì, 22 Novembre 2012 20:29

Le confessioni di un pugile materasso

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Quando vidi il primo incontro di boxe avevo 16 anni. La boxe a quell'epoca rappresentava quello che era più lontano dai miei ideali di sport e disciplina; disciplina intesa come sinonimo di correttezza e rispetto delle regole, ma soprattutto come strumento essenziale del vivere civile. Man mano, con gli anni, ho leggermente mutato la considerazione, da un punto di vista prettamente sportivo, che fosse uno spettacolo privo di vero mordente, come all'epoca invece consideravo il calcio. Mai però mi sarei aspettato che a trent'anni sarebbe diventato il mio sport per eccellenza, tanto da farne, se mi passate il termine, un'applicazione metodologica del quotidiano. Il fatto è questo, ad un certo punto della mia vita ho dovuto fare a pugni.

Giovedì, 22 Novembre 2012 13:20

Fine pena: mai

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Cosa resta di un uomo probo nelle grinfie di un dolore assetato di vendetta? Sulla strada nessun orizzonte. Nient’altro che un passato che si fa carne nel presente, che sanguina, come a chiedere di non dimenticare. In nome della verità. Come della giustizia.
Cosa resta di un uomo reo, in bilico tra l’ossessivo desiderio di assaporare gli ultimi istanti di una vita libera e la vertiginosa paura della morte? Questa si porterà via ogni dolore, come l’ultima possibilità di scegliere la strada del perdono, del bene, della cognizione di sé.
Nel grigio dell’oscurità, spietato censore è il tempo. Quello che corre via troppo veloce, che inspessisce le pareti della comprensione reciproca, che condanna senza chiedere chi sei.

Lunedì, 03 Dicembre 2012 20:35

In mezzo ai libri, tra gli snobismi

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Non c’è niente da fare, sempre la stessa storia. Ogni volta mi dico: "lascia perdere, non t’intestardire: vogliono Fabio Volo? E si prendano Fabio Volo!" E invece, niente. Entrano i corrieri, scaricano i pacchi; tiro fuori i libri ed esce, tra i tanti, il titolo; quello che torna a dare un senso al mio mestiere. Questa è la volta di Luca Ricci.
Luca Ricci aveva pubblicato una raccolta di racconti formidabile dal titolo L'amore e altre forme d'odio (Torino, Einaudi, 2006) mentre da poco, sempre per Einaudi, è nelle librerie con il romanzo Mabel dice si. Lo prendo tra le mani, lo sfoglio: non vedo l’ora di leggerlo e di raccontarlo ai miei clienti. Ma intanto lo metto da parte per sistemare le novità; le altre novità, quelle che permettono di mantenere in vita una libreria. Quando escono "le novità" il mio direttore m'ha insegnato che occorre subito metterle in vendita: non c’è tempo da perdere; si penserà poi a fare il carico, a regolarizzare la situazione amministrativa; per il momento quello che conta è vendere: come se non fosse, sempre, l’unica cosa che conta.

Mercoledì, 21 Novembre 2012 10:33

Al tempo di mastro Shakespeare

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Al tempo di mastro Shakespeare una sagoma di cartone era un albero, un ammasso grigiastro era una montagna, una fiamma era il giorno. Al tempo di mastro Shakespeare la notte veniva declamando il termine “notte”. Poche le scene, le macchine, le attrezzerie e così il boudoir s’apriva dov’era un campo di battaglia, il campo di battaglia era nello stesso posto in cui – pochi attimi prima – sorgeva un palazzo.
Al tempo di mastro Shakespeare, per diventare invisibili, s’usava un manto notturno: calcato alla meglio sulla testa, la schiena, le spalle, produceva il suo vuoto: il personaggio – per quanto i suoi passi fossero ancora pesanti – spariva leggiadro.
Al tempo di mastro Shakespeare i costumi erano elaborati, certo, e tenuti in gran conto e tuttavia poco si badava alla loro coerenza: cappelli con piume, vesti dai ricami preziosi, giacche di panno o fustagno, abiti Tudor potevano usarsi in un’antica tragedia di Grecia.

Lunedì, 19 Novembre 2012 10:30

Il Sancarluccio tra angeli e demoni

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Un teatro che chiude è carne che s’espianta dal corpo vivo di una città. Un teatro che chiude è fiato d’attore che si spegne, è assito che s’impolvera, parola che s’ammutola.
Un teatro che chiude è il trionfo del silenzio, è corteo funebre che si snoda quasi inosservato dietro il feretro della cultura. Una cultura assassinata quotidianamente dall’abbrutimento del senso comune e che ormai è abituata a celebrare esequie rituali, sempre con le stesse prefiche a stillar lacrime su lacrimevoli ragioni.

Lunedì, 19 Novembre 2012 09:19

L'apparenza dei ricordi

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La rustica poltrona di quercia con la balalajka e la muffola, il divano turco, le missive commerciali tedesche; i ritagli di camoscio, il calendarietto di marmo, la scrivania di legno annerito; i fogli di carta velina, il torchio del copialettere, i vetri coperti di taffettà verde. Nell’aria l’odore penetrante di pelle conciata mista ad un briciolo di muschio seccato; vola ogni tanto il pulviscolo lasciando intuire dov’entra la luce; silenzio dal resto del mondo lasciato oltre la porta d’ingresso. Lo studio paterno, una parete, le mensole delle acerbe letture : “La libreria della prima infanzia accompagna l’uomo per tutta la vita. La disposizione dei ripiani, la scelta dei libri, il colore dei dorsi, si percepiscono come il colore, l’altezza, la disposizione stessa della letteratura mondiale. Anzi, ai libri che non erano nella prima libreria, non sarà mai concesso di farsi strada nella letteratura mondiale come in un universo. Volere o no, nella prima libreria ogni libro è un classico e non se ne può scartare uno solo”.

Domenica, 18 Novembre 2012 20:23

Ucciderò Roger Federer (parte 1)

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Parte da oggi la pubblicazione, con gusto tipicamente ottocentesco ma tonalità (ahinoi!) più che contemporanea, di un racconto a puntate. Si cercherà, nei limiti delle sempre incerte sorti umane, di proseguirne la pubblicazione a cadenza settimanale.

 

1. Una verità, finalmente!

Un mattino poco luminoso (di quelli come ricoperti da un coperchio) e con un’aria sporca di latte irrancidito e con un pungente odore di vecchio armadio di pesante legno tarlato, un mattino, anzi quel mattino, in realtà comune a Napoli nei giorni che anticipano l’autunno, in quei giorni in cui l’estate non vuole farsi cacciare via e resta sospesa nell’aria con la sua umidità estenuante, il piccolo signor F aveva appena letto una strana notizia su Repubblica.it e sembrava incuriosito se non addirittura turbato.

Venerdì, 16 Novembre 2012 18:55

Everything in Its Right Place

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È pur vero che abitando in una città dalla spasmodica densità storica si accarezza sempre il sogno di riuscire a entrare in contatto con qualcosa che ci racconti la storia, il passato, vecchi personaggi e antiche figure, che si muoverebbero nello spazio cittadino odierno, come profili fantasmatici di un passato che vorremmo sempre qui presente affianco a noi, profili sorridenti e sprezzanti, deliranti e intellettuali, e noi pronti a ricevere la giusta rivelazione in vista dell’azione, noi immobili e inchiodati, noi sempre più incapaci di agire efficacemente, di trasformare intere regioni di esistente, e lo si accarezza questo sogno (chiamiamolo così!) soprattutto quando, indaffarati dagli orrori burocratici del presente e rincorrendo opache e pur necessarie sicurezze esistenziali, si ricerca chissà perché lo status di passeggiatore solitario (fermo restando che la solitudine è un modus, non un’assenza di presenza altrui) e fantasticheggiante. Noi, sia ben chiaro, non coltiviamo illusioni, ce le concediamo ogni tanto in quei minuscoli momenti in cui per gioco decidiamo (appunto) di giocare.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 11:42

Dove osano le cicogne

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C’è una bentornata voglia di leggerezza nell’ultimo film di Silvio Soldini dopo il tono serio e riflessivo di Giorni e Nuvole e il grigiore di Cosa Voglio di Più, in cui la medietà del soggetto veniva coerentemente messa in scena con un’inusitata piattezza e pesantezza. Lontani sembravano i giorni del “miracolo” della ritrovata centralità del “nuovo” cinema italiano (che Soldini conosce bene essendone rappresentante dal lontano esordio dell’85 di Giulia in Ottobre) di inizio millennio, quando Pane e Tulipani  faceva ben sperare in una definitiva affermazione, almeno di pubblico, del nostro cinema “d’autore”. Con quest’ultimo lavoro, scritto insieme a  Doriana Leondeff e Marco Pettenello, Soldini sembra tornare alla freschezza e all’inventiva di quegli anni.

Lunedì, 12 Novembre 2012 19:29

L'archetipo ridondante

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Non saprei se definirlo una sorta di bestiario, perché non soltanto di fiere belve si tratta, né la curiosità collezionistica ed erudita è il senso di questa esposizione. Si potrebbe forse chiamarla sfilata laddove il senso profondo di questa definizione sta nel marciare delle figure e delle immagini impassibili di fronte all’occhio dello spettatore. Ma forse neanche questa definizione è quella esatta. Per cui: bisogna cercare qualcosa di più preciso. Anche perché – ma poi ci torneremo – si tratta di oscuri intagli nel cartone, con tecnica in levare, nel senso che dall’oscura nettezza del foglio nero, ecco comparire ogni forma e figura.

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