"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Giovedì, 13 Dicembre 2012 23:04

Il mare in musica

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Il mare è lo sfondo materiale e soprattutto sonoro del Simon Boccanegra (Milano, Teatro alla Scala, 1881), melodramma in un prologo e tre atti di Giuseppe Verdi, che ha inaugurato con enorme successo di critica e di pubblico la stagione lirica e di balletto 2012 -2013 del Teatro dell’Opera di Roma.
Simon Boccanegra, primo Doge genovese, proviene dal mare: è "un uom di mare", come ricorda Amelia Grimaldi. È un corsaro, eletto allo scranno dogale grazie al voto popolare. Davanti al mare ceruleo Amelia Grimaldi, baciata dal sole del meriggio, attende l'arrivo dell'amato Gabriele Adorno. Al mare il vecchio Doge confiderà gli affanni del potere, rammaricandosi di non aver trovato, avendolo solcato assiduamente, in esso la tomba. Il mare diviene il liquido amniotico di Simone: "Ah! Il mare, il mare! Perché in suo grembo non trovai la tomba!", declama Simone nel III atto.
Intrighi politici, lotte tra patrizi e plebei nella Genova del ‘300 costituiscono le tematiche narrative di quest’opera dell’estrema maturità di Verdi.

Giovedì, 13 Dicembre 2012 22:01

Di eros, pioggia e morte

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Il critico Silvio Perrella, nell’introduzione a Mistero napoletano di Ermanno Rea (Torino, Einaudi, 2002), al cospetto dell’ennesima pioggia narrata, ci pone dinanzi a un’evidenza che non possiamo più ignorare: "Dicono che a Napoli, a dispetto dei luoghi comuni, piova più che altrove. La letteratura ne è testimone. Quanto piove dentro i libri dei napoletani! Da i Tre operai di Carlo Bernari a L’amore molesto di Elena Ferrante, passando per Malacqua di Nicola Pugliese, è un diluvio". Eppure Pugliese, in Malacqua (Torino, Einaudi, 1977), dove la pioggia è protagonista assoluta e tiene la scena dalla prima all’ultima pagina, non lo smentisce quel luogo comune:
“La conoscevano bene, loro, la pioggia di Napoli, che non cade mai e quasi mai, ma che quando cade poi non la smette più” (pp. 97-98).

Mercoledì, 12 Dicembre 2012 19:27

Match Point o del caos

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“Chi disse: 'preferisco avere fortuna che talento' percepì l’essenza della vita”.

Con questa frase recitata fuori campo inizia Match Point. Da sfondo l’immagine di una pallina da tennis che fa avanti e indietro sul green infrangendosi dopo alcuni giri sulla linea bianca della rete e rimanendo sospesa nell’aria. Fermo immagine, non ci è dato sapere se la pallina carambolerà al di qua o al di la della rete, ma la voce fuori campo ci avverte che ciò determinerà la vittoria o la sconfitta della partita. Match Point è un film del 2005, forse l’ultimo grande capolavoro di Woody Allen che abbandona alcuni suoi topoi (per la prima volta ad esempio nella sceneggiatura non ci sono personaggi di origine ebraica) ed affronta nuovamente il tema dell’omicidio come già fatto nell’ormai lontano 1989 con Crimini e Misfatti.

Mercoledì, 12 Dicembre 2012 11:07

Ipocrita tra gli ipocriti

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“Un grande attore non è né un pianoforte, né un’arpa, né un clavicembalo, né un violino, né un violoncello: non ha un accordo suo proprio, ma sceglie l’accordo e il tono che convengono alla sua parte, e può prestarsi ad ogni parte”. Egli è “un burattino meraviglioso, di cui il poeta regge i fili e al quale indica ad ogni riga la vera forma che deve assumere”. Somiglia, per fare un paragone non azzardato né volutamente infamante, a un cortigiano: “un gran cortigiano – infatti – abituato fin dal primo respiro al ruolo di burattino, assume qualsiasi forma, comandato dai fili che il suo padrone regge tra le mani”.

Una parete viva di libri fa da sfondo. Tra gli scaffali occhieggiano due marionette (Don Qujiote e Sancho Panza?), una lampada Falkland di Munari illumina con morbida discrezione un salotto caldo e accogliente.
Brusio animato e allegro. Pubblico adulto, forse un po’ attempato, ma si vede, qua e là, per fortuna, qualche volto più giovane, che colora di profumo l’affollato salotto. Sulla scena, separata idealmente, ma non fisicamente dal pubblico, c’è già un’installazione: una nuvola, di rete metallica a trama fitta. Sembra quasi fatta di fumo, ha un’essenza magmatica e un cuore pulsante, fatto di luce, che si intravede sotto la rete, anch’esso di massa metallica aggrovigliata.

Martedì, 11 Dicembre 2012 16:28

Ucciderò Roger Federer (parte 4)

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4. Intermezzo e delirio. “Il mio nuovo caro amico… eccolo qua: il signor Risentimento!”

Non era andata propriamente così come si era prefissato. Niente niente niente.

Lunedì, 10 Dicembre 2012 19:35

La pienezza del vuoto

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Il vuoto. Che cos’è il vuoto? Per carità, non ci si impegoli in disquisizione filosofica; ci preme piuttosto ragionar sul vuoto che c’è d’intorno, come qualcosa che ci appartiene e ci pertiene e che talvolta, tentando goffamente di riempire, ci fa sentir misere goccioline in enormi cisterne grigie e mute. Quali sono queste cisterne grigie e mute? Le città in cui viviamo, piene di gente e vuote di vita intellettuale; o quantomeno città in cui le gocce di vita intellettuale si centellinano in cisterne separate in guisa di compartimenti stagni.

Lunedì, 10 Dicembre 2012 15:07

Aria di neve

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L’appuntamento musicale al Godot Art Bistrot di domenica 9 dicembre ha visto l’ultima data italiana dei Sea + Air, nonché ultima del tour autunnale che li ha condotti già in Francia, Spagna e Portogallo. Il progetto Sea + Air nasce circa un anno e mezzo fa, da quando Daniel Benjamin decide di siglare i suoi lavori come somma di mare e d’acqua dopo 2 album e almeno 3 ep’s a proprio nome, forse per sottolineare il fondamentale apporto alla registrazione e ai concerti di sua moglie Eleni, che condivide con lui la voce e il palco.

Sabato, 08 Dicembre 2012 23:56

Ciumachella de Trastevere...

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Tre corpi in movimento lungo il perimetro di una scena scarna, essenziale. Sedie in fila già predisposte, forse per un finale, eppure protagoniste di un’azione viva, che si costruisce a partire dal racconto. Quello di un ritaglio di storia, di un intreccio di vite difficili e violentate dall’impossibilità (come quella di sapere che al mondo c’è spazio anche per la loro umanità, e che qualcuno riuscirà a sentirne il grido, il dolore, la gioia). Vite che, strisciando affannate su strade deserte e fangose (da percorrere con gli occhi sbarrati ed il cuore chiuso), quasi all’improvviso, si scoprono incrociandosi. Così, insieme, imparano a sentirne la bellezza, con genuinità e stupore, in nome di un sentimento (s)conosciuto che porta il nome di ‘amore’.

Venerdì, 07 Dicembre 2012 08:03

La strategia delle farfalle

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Ritorna quest’anno il tradizionale appuntamento con il Laceno d’Oro, l’evento cinematografico principale dell’Irpinia, che è a tutti gli effetti l’erede dell’omonimo storico Festival Internazionale di Cinema Neorealista nato nel 1959 per volontà di Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio - critici di cinema ed agitatori intellettuali avellinesi – e che ha visto la partecipazione in più di mezzo secolo dei grandi protagonisti della settima arte legati - chi più, chi meno - alla declinazione realistica della narrazione per immagini. Sono così sfilate, lontano dai clamori dei red carpets, le filmografie, allora sconosciute ai più, di paesi dell’Est o non allineati – India, Vietnam, America Latina, Terzo Mondo in generale – sotto lo sguardo attento e partecipato di intellettuali del calibro di Pier Paolo Pasolini.

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