“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Alfredo Palomba

Il momento

E quindi la notizia lo ha esaltato, altroché: un fottio di bombardamenti chimici a livello sinaptico ed emissioni di sostanze dai nomi probabilmente impronunciabili e, insomma, il suo povero team di ricettori cerebrali ha avuto un bel daffare a ricreare condizioni stabili perché il povero Antonio Conte non cadesse faccia a terra, fulminato dall’eccezionalità dell’evento. Di qui, il brivido: gli è partito direttamente dall’ipofisi, inscatolata dentro parecchi centimetri di tessuto encefalico e osseo, il tutto rivestito dal parrucchino di risma invidiabile e prezzo vergognosamente elevato. Si è diffuso lungo collo e schiena e braccia, tralasciando la metà inferiore e rendendo cianotiche le dita che stringono il telefono e molli le gambe. Quando riattacca ha in mente un’immagine in cui è solo e circondato allo stesso tempo. Ha cercato a lungo quell’immagine e ora è lì, palpabile come i capelli che prima non c’erano e ora voilà, reali, redivivi, umani. Appoggia pollice e indice di entrambe le mani ai lati della testa e fa pressione all’insù. Plop.

L’estremo sacrificio di Andrea Diprè

La cultura non esiste.

I

Di recente si fa un gran parlare del cosiddetto fenomeno “trash” e dei molteplici modi coi quali esso entra in connessione con le nostre esistenze e modifica la nostra percezione dell’umano e del reale. O meglio, la tendenza che ho potuto riscontrare è quella di esibire porzioni singole e a misura di sopportazione del suddetto universo e di commentarle con snobistica supponenza e – troppo spesso – ironia mal riuscita. È chiaro che ci si possa approcciare all’argomento solo dal di fuori: nel momento stesso in cui si parla di trash, noi ci poniamo all’esterno di quel mondo e lo commentiamo secondo un punto di vista che evidentemente e, in una certa misura, giustamente, non tiene conto del code mixing e della scomparsa dei confini tra ‘stile alto’ e ‘stile basso’ comportata, fra le altre cose, dal postmodernismo. Di conseguenza, alcuni saputelli si reputano culturalmente più evoluti rispetto all’argomento e considerano questo presunto scarto positivo di evoluzione il presupposto stesso per poterne trattare. Ma solo superficialmente e senza indagine critica, il che sta a una reale capacità di ironizzare come Giuliano Ferrara sta a una reale capacità di non apparire unto.

La tragedia dello sviluppo

Essendomi ormai ritirato in via definitiva nell’universo etereo e onanistico della speculazione letteraria, sociologica e (Dio mi aiuti) economica, provo un disagio sempre maggiore nei confronti della mia incapacità e del mio disinteresse a relazionarmi col mondo materiale che mi circonda, disagio reso più acuto dalla presenza dei “muratori in casa”, che costantemente mi ricorda l’inattitudine dell’intellettuale contemporaneo al mondo ‘reale’. Nonostante parte della mia famiglia sia costituita da fattivi partecipatori della vita sociale costruttiva e restaurativa (cfr. parenti esperti in impiantistica, mattonistica, cementistica, lamieristica etc. che seguono i muratori passo dopo passo dando consigli di sorta [e, sospetto, rompendo il cazzo]), io prendo atto della mia ignoranza abissale e del fastidio insuperabile alla vista di polvere, calcinacci, cambiamenti, gente fra i piedi e rumori molesti che mi svegliano prima del tempo e mi parano davanti un’altra giornata a ingobbirmi su, mettiamo, La condizione urbana di David Harvey.

Le genti offese

Perché tutto ciò

Lo sproloquio che vi accingete a leggere potrebbe essere considerato infantile e cattivo, ed è scritto per un motivo preciso: ho preso a partecipare al poco remunerativo circo dei call for papers indetti da università e associazioni culturali varie; avendo passato la gran parte dell’ultimo anno sepolto a leggere testi critici e tecnici, spesso nemmeno in lingua italiana, credo di essermi un po’ arrugginito, oltre che parecchio intristito. Quale migliore occasione, dunque, per “sgranchirmi”, se non quella di riprendere in mano il vecchio discorso – costituente, grossomodo, lo zoccolo concettuale del mio vecchio blog – della liceità, ossia: se un soggetto x compie un gesto e lo rende pubblico di sua spontanea volontà, il soggetto y può essere a sua volta legittimato a evidenziare il suddetto gesto, eventualmente decontestualizzandolo e/o facendoci su dell’ironia? Altro motivo per cui propongo qui la presente riflessione è la consapevolezza che almeno uno o due frequentatori del sito si dilettano con la scorrettezza e le meschinità di sorta e a suo tempo hanno trovato divertenti le mie disavventure sociovirtuali.

La salvezza che abbiamo meritato

Con la fine della modernità i disagi individuali e sociali, così come le malattie, sono sintomi da attribuire alla mancanza di tavole di valori che diano un senso più completo all’esistenza. Le tavole di valori che mancano non sono quelle tradizionali, ma quelle che si vanno estinguendo della cultura moderna, per ora non ancora sostituite.
Grazia Ardissone

Quando cambiano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi.
Thomas Kuhn


Durante gli interminabili cinque minuti di tapis roulant defaticante che segnano l’epilogo di ogni mia sessione di allenamento, tendo ad occupare il tappeto centrale della sala pesi: da qui ho infatti la vista migliore del megaschermo perennemente sintonizzato su Radio Capri Television, finestra videomusicale spalancata sulle storture del mondo contemporaneo.

Il profumo della grandezza

Dovresti vederlo mentre corre. Proprio tu, abituato a commentarne i movimenti ripresi da un’inquadratura panoramica, obliqua, fredda, mentre te ne stai svaccato su una poltrona o consumi il tuo pasto seduto al tavolo della cucina. Tu che, molle, senza vergogna, ne parli a voce alta, coi pezzi di cibo tra i denti. Dovresti guardarlo correre. Osserva da vicino la pelle lucida e le labbra serrate e il volto teso, inspira il suo odore. Osserva le articolazioni, le sue gambe nell’attimo dello scatto. È un preludio e fuga. Si muove e non è un uomo, è una pantera. I capelli tinti di biondo e pettinati a punta sono le lance che trafiggono il cuore impreparato. Avanti, osservalo mentre carica, come un ariete. Osservalo mentre attacca.

Trilobiti, recensione interessata e poco professionale

                                                                                                                      Il sole era annerito dalla neve e la valle si chiuse quieta in quel bisbiglio,
                                                                                                                                                                        quieta come in un’ora di preghiera.
                                                                                                                                                                                           
Breece D’J Pancake

 

vaga presentazione delle edizioni cartacee tradotte

Nella Postfazione, scritta presumibilmente per la seconda edizione italiana di Trilobiti, Percival Everett ci fa sapere che "spesso la strada per l’opera d’arte è lastricata dalla personalità dell’artista" (p. 187). L’artista in questione è Breece D’J Pancake (Milton, WV, 1952 – Charlottesville, WV, 1979; “D’J” è dovuto a un errore di battitura del secondo nome, Dexter, e del nome datosi da Pancake stesso dopo la conversione al cattolicesimo, John, da parte della rivista Atlantic Monthly.

SELFNESS

“ovvero della disavventura occorsa al noto (?) cantautore sentimentale Massimo Di Cataldo, emblematica di una questione pregnante quale la collocazione dell’Io nella società odierna”

 

La lettura dell’antologia di saggi a tema romanzo The Novel Today. Contemporary Writers on Modern Fiction (1977), a cura di Malcolm Bradbury, mi ha dato modo di soffermarmi sul concetto di Self e su quello che si presuppone essere il ‘posizionamento’ dell’Io nella società attuale. Secondo lo scrittore Saul Bellow, l’Io contemporaneo è continuamente consapevole dell’avvenuta perdita del potere che aveva in epoche passate (e.g. l’Illuminismo) di plasmare la realtà a sua immagine e/o secondo il suo canone di giustizia/moralità/eticità/etc. La nauseante pressione della società dei mass media e i continui stimoli alla passività e all’assorbimento coatto di una nozionistica pedestre, l’importanza assunta dalla finanza e dall’ ‘organizzazione’ in senso lato, le brutalità di uno stato di conflitto iterato, hanno annichilito ciò che di buono poteva risiedere nell’egotismo-funzionale-alla-realtà illuministico, trasformando la maggior parte di noi nell’uomo del sottosuolo di Dostoevskij, più o meno un larviforme triste dalla evidentissima inadeguatezza morale. Il che a mio avviso, pur non essendo frutto di una visione troppo lontana dal vero, equivale a dire che «c’è la crisi per colpa di Berlusconi».

Deck Our Kings

Desidero anzitutto 1) esprimere la mia gratitudine a siti per gentiluomini quali sexusblog.com, freepornblogger.com, pornblogspace.com nonché il mio cordoglio per la dipartita improvvisa del primo e la totale inaffidabilità degli altri e 2) comunicare che, salvo il palesarsi di una pagina web molto stabile e fuori dalle strette maglie della censura, attualmente a me non nota, la mia carriera di blogger misantropo e a rischio denuncia è volta tristemente al termine. Essendomi precluse piattaforme per ragazzine quali wordpress e simili, a causa dei contenuti negli anni ampiamente apprezzati da quel pervertito di Antonio Russo De Vivo (che più di tutti, per la costante lettura, mi sento di ringraziare), non vedo più l’utilità di continuare un discorso ridottosi ormai a stanco soliloquio, visti i continui e necessari cambi di baracca. Cade a pennello, in questa triste occasione, una frase del mio amico Gionsi, cui pure vanno la mia stima e il mio affetto, come me "condannato a morte nel silenzio" e tartassato dall’ingiustizia della pubblica morale e dalla poca stabilità delle piattaforme porno estere, il quale mi scriveva tempo fa: "Triste destino il nostro, un’altra incrinatura nello specchio che nasconde l’effimero che ci attende al traguardo finale".

 

 

La condizione postmoderna

Il conseguimento dell’ammissione a un corso di dottorato in letteratura, oltre ad avermi fatto abbandonare le fantasie suicide almeno rispetto ai prossimi tempi, ha aumentato notevolmente la mole di progetti e impegni (e in generale di cose da leggere) che le mie spalle, benché larghe, possono sopportare senza un aiuto spirituale, sia pure simbolico. È per questo che ho deciso di investire trenta denari nell’acquisto de L’Album della Gioia e di cominciare la collezione di figurine riguardanti il neoeletto pontefice Francesco; di seguito, una breve review fotografica del volume:             

                                              

 

                                              

 

                                              

 

                                                

 

                                                

 

                                               

 

 

Questo è il disclaimer dei tipi della Gedis, in cui, tra l’altro, veniamo edotti sul come non avessero intenzione di pubblicare un album di effigi del nuovo papa, fino alla sera del 13 marzo, quando "qualcosa è successo":     

 

                                                                                     

 

 

Alcune immagini all’interno mi hanno poi fatto pensare a quanto, effettivamente, sia grande il carico di rinuncia che deve sopportare chi prenda la difficile decisione di abbracciare una vita votata alla fede, e a come, tuttavia, il ‘rimosso’ sia duro a morire e riesca a sbrecciare le spesse cortine della volontà:

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 

 

Non poteva, più avanti, mancare una sezione dedicata ad un altro argomento catchy per uomini di chiesa e baciapile:

 

                                                

 

 Il paginone centrale, infine, è costituito da un bel poster che ho deciso di incorniciare e appendere nella mia cameretta:

 

                                                 

 

 

Spero inoltre che la visione quotidiana del sorridente Bergoglio possa far cambiare idea a mio fratello riguardo alle buone intenzioni della mia documentazione, essendo stato il suo criptico commento, alla vista delle foto: "Sei riuscito a rendere disgustoso anche questo".

 

Cambiando argomento, il mio dirimpettaio, dopo la scoperta da parte delle autorità del suo ruolo di direttore dei lavori di una cricca che rapinava portavalori in Trentino e in Svizzera, si è dato alla latitanza:

 

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 


Aggiungo solo, a uso e consumo della sfilacciata nozione di ‘verità’, che le "tre piscine" sono in effetti state ricavate dalla preesistente piscina dell’ex proprietario (ora le utilizzano C.G. e suo fratello, altro inquilino della villa divisa in due abitazioni, il cui cane labrador è uso venire a cacare nel mio giardino); che i "numerosi pitbull" è un pitbull, credo femmina, di meno di un anno e, a quanto ricordo, socievole e giocherellone; che, infine, il "muro con inferriate degne della residenza di un attore del cinema", millantato da questo articolo, è un normale muretto con cancello scorrevole. Niente da dire riguardo alle "rifiniture pacchiane" le quali, comunque, erano già presenti quando in quella piscina ci andavo a fare il bagno io.

 

Passando alle letture, ultimamente ho avuto occasione di leggere il ponderoso Don Chisciotte, che mi ha molto immalinconito, e il saggio di Jean-François Lyotard La condizione postmoderna, incalzante quanto complessa – e per certi versi profetica – disamina dell’era postindustriale e dei concetti di “legittimità” e di “verità” in un tempo sotto tutti i punti di vista degenerato quale il presente.

 

Negli ultimi giorni, e con questa vi saluto, sono impegnato – oltre che nello studio del volume critico Trame, di Peter Brooks – nella lettura in lingua della prima raccolta di racconti dell’americano John Barth Lost in the Funhouse, che trovo tuttavia di non facilissima comprensione, a causa dell’elevato livello di cerebralità e delle mie conoscenze non eccezionali dell’inglese. A tal proposito, invito gentilmente chiunque dei miei fedeli lettori si ritrovasse una copia della traduzione edita da Rizzoli e ormai fuori commercio, dal titolo La Casa dell’Allegria, a considerare l’idea di cedermi la sua copia a un prezzo vergognosamente basso.

 

 

 

 

PS: le immagini apparentemente “sanguinolente” che si intravedono dal monitor del PC sono tratte dal film horror Martyrs, del 2008, scritto e diretto da Pascal Laugier. L’immagine porno è tratta dal film di genere La mia prima volta, del 2012, diretto da Guido Maria Ranieri; essa è stata sottoposta a censura, non prevista dall’autore dell’articolo, per evidenti motivi che non si sta qui a spiegare ma che il lettore saprà intendere seppur con comprensibile rammarico.

 

 

 

Pagina 1 di 2

Sostieni


Facebook