“Chi v'agghia dici? Ca quiddu nda capa meja tengu tanti i quiddi buchi, cumi si ci avissi na negghia attùarnu attùarnu a capa. Pu a na vota nu colpu i viàntu e pi nu mumentu si vidi angunu cuntu, ca pu jè quasi sempi u stessi cuntu, e pu n'ata vota a negghia attùarnu....”

Saverio La Ruina

In effetti l’Ilva chiude, 5 mila a casa e certo non ti aspetteresti che quel mostriciattolo rosso che zampetta di qua e di là, dall’apparenza innocua (apparenza ho detto, eh!), si occupi di questioni tanto dolorose e irrisolvibili perché poi i dividendi, perché poi la salute, perché poi senza lavoro che dobbiamo fare?, ma poi grida di panico e occhiate atterrite perché scippi e aggressioni nei decumani al buio dove l’uomo nero scugnizzo napoletano IGT di un tempo ora veste Prada e impugna fiero feroci smartphone e questo è niente! e questo è niente! quando poi capita anche che le nozze gay suicidio dell’Europa e tu sei già lì a brindare con gli amici alla fine di questa oscenità mediatica da frustini tedeschi marca Merkel (era solo per il gioco di parole e le assonanze assonanti!) o da calze autoreggenti stile Standard&Poor’s o da produzione di violenza preconfezionata verso negri, marocchini, albanesi di post-achea memoria e dorata alba di (neo)repressione che prima Hitler (evidentemente al mostriciattolo rosso interessa ancora! il nostro caro e colto amico, mostriciattolo rosso) e poi obiettivo Teheran (qualcuno in fondo, mentre sgranocchia un grosso gatto nero grida: “non ci crede nessuno!”) e infine la scelta del Papa che poi è stata quella di godersi la vecchiaia, scelta mirabilissima in un Paese in cui la vecchiaia è sacra almeno quanto una ricevuta vincente del Super Enalotto.

Domenica, 21 Aprile 2013 01:58

OPS! Abbiamo sorriso del tragico...

Scritto da

Al piano nobile di quel nobile palazzo chiamato de’ Liguoro, che insiste in Rione Sanità e nelle cui nobili stanze, impilati in scansie e scaffali, polverosi tomi variamente almanaccano di quarti di nobiltà, nobilmente s’impresta dimora al teatro; si svestono d’austerità pareti ed arredi e l’ampio salone che vien facile immaginare in altre epoche adibito a compìti trattenimenti nobiliari, s’atta a farsi scenario e platea, le stanze d’intorno a far da foyer e disimpegni di scena, l’affiatamento d’una compagnia – che pare proprio divertirsi a prodursi in azione – a riempir di nerbo drammaturgico l’insolita ribalta.

Sabato, 20 Aprile 2013 19:21

Lo "Zoo col semaforo" di Paolo Piccirillo

Scritto da

Quando mi trovo al cospetto di un libro scritto da un autore che non conosco ho la malsana abitudine di non leggere le informazioni biografiche sulla quarta di copertina, non prima, almeno, di aver completato la lettura.
Al termine di Zoo col semaforo, tuttavia, trovo ad attendermi una sola, discreta riga: "Paolo Piccirillo (1987) è nato a Santa Maria Capua Vetere (CE). Ora vive e lavora a Roma".
Non ci posso credere. Rileggo.
"Paolo Piccirillo (1987) è nato a Santa Maria Capua Vetere (CE). Ora vive e lavora a Roma".
Millenovecentottantasette. Il libro è stato pubblicato nel 2010. A voi i conti.

Venerdì, 19 Aprile 2013 21:57

La condizione postmoderna

Scritto da

Il conseguimento dell’ammissione a un corso di dottorato in letteratura, oltre ad avermi fatto abbandonare le fantasie suicide almeno rispetto ai prossimi tempi, ha aumentato notevolmente la mole di progetti e impegni (e in generale di cose da leggere) che le mie spalle, benché larghe, possono sopportare senza un aiuto spirituale, sia pure simbolico. È per questo che ho deciso di investire trenta denari nell’acquisto de L’Album della Gioia e di cominciare la collezione di figurine riguardanti il neoeletto pontefice Francesco; di seguito, una breve review fotografica del volume:             

                                              

 

                                              

 

                                              

 

                                                

 

                                                

 

                                               

 

 

Questo è il disclaimer dei tipi della Gedis, in cui, tra l’altro, veniamo edotti sul come non avessero intenzione di pubblicare un album di effigi del nuovo papa, fino alla sera del 13 marzo, quando "qualcosa è successo":     

 

                                                                                     

 

 

Alcune immagini all’interno mi hanno poi fatto pensare a quanto, effettivamente, sia grande il carico di rinuncia che deve sopportare chi prenda la difficile decisione di abbracciare una vita votata alla fede, e a come, tuttavia, il ‘rimosso’ sia duro a morire e riesca a sbrecciare le spesse cortine della volontà:

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 

 

Non poteva, più avanti, mancare una sezione dedicata ad un altro argomento catchy per uomini di chiesa e baciapile:

 

                                                

 

 Il paginone centrale, infine, è costituito da un bel poster che ho deciso di incorniciare e appendere nella mia cameretta:

 

                                                 

 

 

Spero inoltre che la visione quotidiana del sorridente Bergoglio possa far cambiare idea a mio fratello riguardo alle buone intenzioni della mia documentazione, essendo stato il suo criptico commento, alla vista delle foto: "Sei riuscito a rendere disgustoso anche questo".

 

Cambiando argomento, il mio dirimpettaio, dopo la scoperta da parte delle autorità del suo ruolo di direttore dei lavori di una cricca che rapinava portavalori in Trentino e in Svizzera, si è dato alla latitanza:

 

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 

                                                

 


Aggiungo solo, a uso e consumo della sfilacciata nozione di ‘verità’, che le "tre piscine" sono in effetti state ricavate dalla preesistente piscina dell’ex proprietario (ora le utilizzano C.G. e suo fratello, altro inquilino della villa divisa in due abitazioni, il cui cane labrador è uso venire a cacare nel mio giardino); che i "numerosi pitbull" è un pitbull, credo femmina, di meno di un anno e, a quanto ricordo, socievole e giocherellone; che, infine, il "muro con inferriate degne della residenza di un attore del cinema", millantato da questo articolo, è un normale muretto con cancello scorrevole. Niente da dire riguardo alle "rifiniture pacchiane" le quali, comunque, erano già presenti quando in quella piscina ci andavo a fare il bagno io.

 

Passando alle letture, ultimamente ho avuto occasione di leggere il ponderoso Don Chisciotte, che mi ha molto immalinconito, e il saggio di Jean-François Lyotard La condizione postmoderna, incalzante quanto complessa – e per certi versi profetica – disamina dell’era postindustriale e dei concetti di “legittimità” e di “verità” in un tempo sotto tutti i punti di vista degenerato quale il presente.

 

Negli ultimi giorni, e con questa vi saluto, sono impegnato – oltre che nello studio del volume critico Trame, di Peter Brooks – nella lettura in lingua della prima raccolta di racconti dell’americano John Barth Lost in the Funhouse, che trovo tuttavia di non facilissima comprensione, a causa dell’elevato livello di cerebralità e delle mie conoscenze non eccezionali dell’inglese. A tal proposito, invito gentilmente chiunque dei miei fedeli lettori si ritrovasse una copia della traduzione edita da Rizzoli e ormai fuori commercio, dal titolo La Casa dell’Allegria, a considerare l’idea di cedermi la sua copia a un prezzo vergognosamente basso.

 

 

 

 

PS: le immagini apparentemente “sanguinolente” che si intravedono dal monitor del PC sono tratte dal film horror Martyrs, del 2008, scritto e diretto da Pascal Laugier. L’immagine porno è tratta dal film di genere La mia prima volta, del 2012, diretto da Guido Maria Ranieri; essa è stata sottoposta a censura, non prevista dall’autore dell’articolo, per evidenti motivi che non si sta qui a spiegare ma che il lettore saprà intendere seppur con comprensibile rammarico.

 

 

 

C’è un sottile filo che, in un labirinto di quasi settecento anni, lega le vite di due esseri, un santo e un letterato. Francesco d’Assisi ed Hermann Hesse, infatti, possono essere considerati due spiriti gemelli, sia pure eterozigoti, le cui vite sono un esempio per le epoche avvenire.

 

Il tempo di Francesco d’Assisi

 

Ciò che nei lettori di Hesse suscita una sicura attrattiva verso Francesco d’Assisi è l’analogia tra i tempi storici che essi vivono: tempi contrassegnati da enormi cambiamenti, tempi posti al limite di due ere, tempi nuovi, per quanto ancora legati al passato.

Giovedì, 18 Aprile 2013 20:43

Tutte le bugie necessarie

Scritto da

Prima che si apra il sipario, al buio, si sente forte il fischiare del vento o forse l’elica di un aeroplano. Poi il sipario si apre sulla scena nella quale si svolgerà tutto il dramma: una veranda, con sedie e tavolini di metallo smaltato in bianco, aperta da grandi finestre su un giardino di cui non si vede nulla, se non un piccolo albero con un ramo spezzato. È già tutto qui. Nei primi secondi sono stati mostrati i due fulcri di tutta la vicenda, che vedremo essere uno solo: l’aereo e l’albero.

Giovedì, 18 Aprile 2013 08:45

Cubisti, cubismo

Scritto da

La mostra "Cubisti Cubismo" è visitabile fino al 23 giugno al complesso del Vittoriano di Roma.
La curatrice Charlotte N. Eyerman, storica dell'arte e direttore di F.R.A.M.E. (French Regional and American Museum Exchange), in collaborazione con Simonetta Lux, docente di Storia dell’arte contemporanea all'Università “Sapienza" di Roma, ha organizzato gli spazi in sezioni tematiche presentando al pubblico anche gli artisti meno noti. Oltre agli universalmente conosciuti Pablo Picasso, Juan Gris, Georges Braque e Fernand Léger non mancano opere di Albert Gleizes, Marsden Hartley, Diego Rivera, Natalia Goncharova, Gino Severini e Ardengo Soffici per oltre duecento opere.

Leggere Barcelona (Il Canneto, 2012) di Germano Lombardi oggi, a cinquant’anni di distanza dall’anno di pubblicazione (Feltrinelli, 1963) e dalla nascita del Gruppo ’63, è una di quelle esperienze nelle quali si sperimenta lo scarto tra due epoche: quella dell’avanguardismo che ha trovato i suoi massimi esponenti in Umberto Eco, Alberto Arbasino, Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini, Giorgio Manganelli, eccetera eccetera, e quella attuale, amorfa e indefinibile, senza gruppi o scuole di rilievo, senza grandi scrittori che possano reggere il confronto (grandi sono i sopravvissuti, Eco e Raffaele La Capria ad esempio, da tenere d’occhio ce ne sono diversi, ultimi in ordine di pubblicazione Davide Orecchio e Giovanni Cocco). Chi è giovane o poco giovane oggi, vivendo una fase storico-sociale e soprattutto una percezione del tempo e dello spazio differente, dalla lettura di Barcelona può uscirne sgomento.

Mercoledì, 17 Aprile 2013 11:50

Ciclo Bergman (parte IX) - Il rito

Scritto da

“Questi tre personaggi sono indissolubilmente uniti, non possono fare a meno l’uno dell’altro e non possono funzionare a due a due. È soltanto nella tensione fra i tre vertici del triangolo che può nascere qualcosa. C’era un ambizioso tentativo di sezionare me stesso, per raffigurare come io funzionassi. Quali forze mantenessero in moto la macchina”.

(Ingmar Bergman)

 

Mercoledì, 17 Aprile 2013 11:54

Pensai

Scritto da

“Noi proviamo continuamente a sgusciare via da noi stessi, ma questo tentativo fallisce regolarmente, pensai, e in questo tentativo seguitiamo a incaponirci perché non vogliamo ammettere che a noi stessi non scamperemo mai se non con la morte. Adesso è scampato a se stesso, pensai, in maniera più o meno ripugnante. Farla finita a cinquant’anni, cinquantuno al massimo, ha detto una volta. Alla fine, pensai, si è preso sul serio”. Un frammento de Il soccombente, perché cominci l’articolo.

Pagina 3 di 26

Sostieni


Facebook