“Chi v'agghia dici? Ca quiddu nda capa meja tengu tanti i quiddi buchi, cumi si ci avissi na negghia attùarnu attùarnu a capa. Pu a na vota nu colpu i viàntu e pi nu mumentu si vidi angunu cuntu, ca pu jè quasi sempi u stessi cuntu, e pu n'ata vota a negghia attùarnu....”

Saverio La Ruina

Martedì, 30 Aprile 2013 02:00

Donna di frontiera

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La sveglia di Tania suona, ogni mattina da più di trent’anni, alle 5 e 45.
Una corsa al bagno per pisciare e poi giù, in cucina a preparare il caffè.
Solite tendine alla finestra, solita luce fioca dai lampioni del cortile, soliti motori dalla tangenziale, solito cruciverba al solito tavolo, solito brontolio dalla moka, solite tazzine, solite scale, solito autobus, solite facce, solito lavoro.

Domenica, 28 Aprile 2013 02:00

Storia di Bobi, che si perse tra i libri

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Un tizio vive e fa bei versi. Ma se un tizio
non vive per fare bei versi, come sono
brutti i versi del tizio che non vive per fare
bei versi.
                                      Bobi Bazlen

 

 

Ricordo di aver letto, in qualche vecchio libro di Hawthorne, una storia, data per vera, letta dallo stesso Hawthorne in qualche vecchia rivista o giornale: un uomo – chiamiamolo Wakefield poiché Wakefield lo chiama Hawthorne – che si assenta per un lungo periodo di tempo dalla propria casa e dalla propria consorte.
Wakefield vive a Londra. I suoi affetti, mai violenti, sono smorzati in un sentimento tranquillo, che vivacchia tra abitudini comode. Pigro quanto basta, indolente quanto basta, accomodante quanto basta. Razionale, impegna i meriggi in lunghe riflessioni senza pretendere uno scopo preciso: pensa per pensare, pensando pensa a ciò che sta pensando senza pensare ad altro. Nessuno lo direbbe un eccentrico, tutti lo direbbero incapace di compiere un atto qualsiasi degno di stupore, capace di fissarsi in eterno.

Mercoledì, 24 Aprile 2013 17:29

L'esistenzialismo napoletano di Erri De Luca

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Continuo sulla famiglia. Dopo Magrelli, mi butto con un po' di incoscienza su un librino di Erri De Luca. Molto irritante, per la verità. Sono ossessionato dai rapporti familiari che, per accadimenti personali, sono stati del tutto guastati. Una cosa mi è chiara: i genitori stanno diventando il welfare di giovani e meno giovani. Ci sono due milioni di persone che non cercano più lavoro, non studiano e non leggono niente. Se hanno qualcosa in tasca è una madre badante che li sovvenziona. Fino a quando? E come uscire da una vita che si lascia passare così, senza uno straccio di progettualità. Una sorta di orrore di cui si parla poco.

Mercoledì, 24 Aprile 2013 08:45

Vladimir Nabokov

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"Non essere sicuro di apprendere il passato dalle labbra del presente. Non fidarti neanche del mediatore più onesto. Ricorda che ciò che ti viene detto ha sempre un triplice aspetto: riceve una certa forma da chi racconta, è rimodellato da chi ascolta ed è occultato, a entrambi, dal morto di cui si narra la storia".

IV

  

   sono di nuovo nella mia cella, la testa mi gira ancora e non ricordo più bene in quale momento la mia mente si è spenta, ricordo soltanto nugoli di lucciole impazzite dinanzi agli occhi, il cuore che pompava sangue freddo e le fitte allo stomaco, poi qualche suono che mi usciva dalla bocca incontrollato come se stesse parlando qualcun altro e infine una colata di nero improvvisa, la fine della coscienza, il nero della morte, e così morire è brutto soltanto quando poi ci si risveglia, forse morire non è poi mica male, ma non è quella la liberazione che cerco,

 

Venerdì, 26 Aprile 2013 02:00

In balia delle onde

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“Suave, mari magno turbantibus aequora ventis e terra magnum alterius spectare laborem; non quia vexari quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas quia cernere suavest” Lucrezio, De rerum natura, II, 1-4

 

La voce calda e suadente di Enzo Salomone anima i versi del poeta della ragione, della lucida conoscenza della natura. Sotto i versi leggere note elettroniche, piccoli tocchi di piano che sanno di acqua, di onde, di luccicare del sole sulle onde, di gabbiani, di quiete, di brezza. La voce calma e dolce di Rossana Valenti segue i versi, li accompagna e li chiosa con delicato garbo, sottolineando e tacendo, suggerendo e tirando fuori dalla memoria di ciascuno ricordi, sensazioni, pensieri.

Giovedì, 25 Aprile 2013 02:00

Erranti storie di imperituri respiri

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Pièce d’esordio per il Golem Teatro che, per la rassegna Dis…continua… , debutta con Janara.
Mistero, ricerca, tradizione, leggenda, pregiudizio, in una storia in(de)finita. Una storia senza tempo, che nel tempo stesso va cercando antichi respiri, vagiti di una verità che esiste dall’era della vita. Vita, ergo bene/male. L’uno esiste, se ugualmente accade per il suo esatto contrario. Imprescindibile catena ontologica: quale umanità, senza? Un’umanità che conosce il male, esige dialetticamente di (ri)conoscere il bene. Ugualmente, appunto, al contrario.

Giovedì, 25 Aprile 2013 02:00

C’era una volta in un’arena

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duas tantum res anxius optat
panem et circenses

Giovenale

Uri, vinciri, verberari, ferroque necari

Petronio

Nello splendido scenario dell’Anfiteatro Campano, un personaggio, avvolto nel mito di un’ancestrale saggezza, narra la storia e i patimenti dei gladiatori, s’intrecciano a ogni tappa la storia delle prodezze di Spartaco, quelle dello schiavo affrancato Androloco per giungere infine alle traversie di Iqbal Masih, traslato della schiavitù dei giorni nostri.

Martedì, 23 Aprile 2013 09:23

Carnalità, poesia e contraddizione

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Mio corpo: ma dimora mio letto d’ospedale mia cassa è lo spettacolo scritto e diretto da Salvatore Mattiello, colui che dal gruppo "Zoè" ha creato "Ichòs" e quel piccolo e prezioso spazio a San Giovanni a Teduccio dove proporre spettacoli originali ed interessanti.
Lo spettacolo fa parte del disegno pensato da Mattiello per la stagione teatrale di Sala Ichòs 2012/2013 per “Leggere discorsi. Rifletterli. Gettare ponti. Legare nessi” e continua la mappa concettuale in cui figurano Ferdinando e Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello.
In questo testo teatrale si fondono letteratura, poesia, corpo, sessualità. I personaggi, uomini e donne, appaiono in scena come se stessero al bagno turco: una situazione fumosa e rilassata e distensiva, dove i bianchi asciugamani, costumi di scena degli attori, rendono luminose le loro carni ed i ticchettii delle gocce d’acqua segnano un tempo sospeso, il tempo dei racconti.

Martedì, 23 Aprile 2013 09:23

Basta ricordare

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Applaudiamo ancora sorpresi dal finale. Gli attori sono così vicini, proprio ad un passo. Manlio Santanelli, che ha scritto la pièce, guadagna il centro della stanza mentre i protagonisti vanno a rinfrescarsi. Noi gli sediamo tutti di fronte, chi su un divano, chi su una sedia da cucina, chi su una pieghevole. Con l’umiltà di un maestro ci ringrazia e ci fa partecipi del suo mondo. Ci spiega che per scrivere una storia si parte sempre da un dato, nel caso di Disturbi di memoria, la piéce appena terminata, si tratta della rimpatriata tra amici del liceo.

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