“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Martedì, 23 Aprile 2013 19:47

The revolution will not be televised (parte quarta)

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IV

  

   sono di nuovo nella mia cella, la testa mi gira ancora e non ricordo più bene in quale momento la mia mente si è spenta, ricordo soltanto nugoli di lucciole impazzite dinanzi agli occhi, il cuore che pompava sangue freddo e le fitte allo stomaco, poi qualche suono che mi usciva dalla bocca incontrollato come se stesse parlando qualcun altro e infine una colata di nero improvvisa, la fine della coscienza, il nero della morte, e così morire è brutto soltanto quando poi ci si risveglia, forse morire non è poi mica male, ma non è quella la liberazione che cerco,

 

 

   apro gli occhi, sempre le stesse pareti bianche e luminose, gli occhi sono indolenziti e fatico molto a tenerli aperti, mi abituo con sempre maggiore difficoltà alla luce, chi l’avrebbe detto?, sento a stento il mio corpo, sento che questo corpo steso è il mio ma non riesco ancora a controllarlo, è immerso in uno strano torpore, lo sento gonfio e appesantito, spero che la circolazione non si stia fermando, sento il corpo intero come quando si addormenta un braccio o una gamba, spero che il cuore continui a fare il suo dovere,

 

   provo a muovere qualcosa del mio corpo e seppur a fatica ci riesco, non sono ancora paralizzato, ho ancora possesso di questo ammasso di organi e membra che è il mio corpo,

 

   spero di essere stato efficace poco fa (ma quanto tempo sarà passato?) e di averli fatti infuriare, lo so bene che è una magra consolazione come so bene che questi qui non si infuriano mai, del resto che sentimenti ostili potrebbe mai suscitare una larva informe come me?,

 

   ho una flebo attaccata al braccio, il liquido scende goccia a goccia ma piuttosto rapidamente, ben più rapidamente del solito, non so se vogliono finalmente ammazzarmi, non so se lo farebbero con una flebo o sfogando la loro rabbia sul mio corpo martoriato, io non voglio morire, io voglio vedere la rivoluzione con i miei occhi, ma se mi vogliono ammazzare spero proprio che lo facciano con una flebo, che mi facciano addormentare, che mi facciano scivolare in un sonno senza sogni, così senza farmene rendere conto, soltanto un lento spegnimento, questo sì che sarebbe un bel gesto da parte loro, anche perché non so quanto potrò resistere ancora alle loro sevizie, certo si fa l’abitudine a tutto, e mai avrei creduto di poter resistere così tanto, ma il corpo raggiunge sempre un punto di non ritorno, e io so di essere assai vicino a quel punto,

 

   i miei aguzzini sanno anche essere amorevoli nei miei confronti, ovviamente non so cosa c’è dentro alla flebo ma mi sento già meglio, non ho capito, e questa è la cosa che mi tormenta di più in questo momento, perché continuano a giocare con me, perché vogliono che io stia meglio e poi mi massacrano di botte, perché mi fanno interrogatori farsa e stilano documenti su di me, se io scomparissi dalla faccia della terra all’improvviso, ammazzato dai nostri signori della guerra e della pace, chi mi cercherebbe?, non sono tempi di giustizia, non sono tempi in cui si cercano le persone scomparse, e Alessandra lo sa bene che lei deve combattere e non cercare me, perché il senso della nostra lotta è tutto il mondo, tutti gli uomini, io sono soltanto un piccolo essere insignificante, non sono neanche un capo carismatico o l’uomo che può smuovere le folle, ed è anche questo che mi ossessiona, perché ce l’hanno proprio con me che conto poco o nulla?,

 

   forse la rivoluzione fa paura più di quanto noi crediamo e fanno ancora più paura gli uomini medi, gli uomini comuni, gli uomini considerati banali, che vi prendono parte, loro mi stanno studiando, vogliono capire perché una persona di media intelligenza, che ha sempre mediamente lavorato ed è sempre riuscito mediamente a campare, perché proprio quella persona ha abbracciato le ragioni dei rivoluzionari, di quelli che cercano di entrare nel nostro paese e svegliare la rivoluzione, perché una persona mediocre come me ha preso parte a questo movimento immenso e che toglie il respiro?,

 

   a volta mi consolo anche così, pensando di essere per loro un gran mistero insolubile,

 

   cerco di mettermi a sedere, ma non ci riesco, avrei bisogno di qualcuno che mi accarezzasse la fronte, mi dicesse qualche parola morbida e fresca, mi sorridesse lieve e giovane, che poi mi prendesse per le spalle e tirasse su delicatamente il mio corpo, che infine mi posizionasse i cuscini in maniera tale da poter stare un po’ con la testa alzata, così forse il sangue non si accumulerebbe nelle anse del mio cervello e fluirebbe un po’ per tutto il corpo,

 

   devo assolutamente fissare l’attenzione: immagino (sogno?) il sistema idraulico del mio corpo, tubi e tubicini, pompe e collettori, la possibilità di utilizzare valvole e chiavi d’arresto, scegliere di utilizzare il poco sangue che mi rimane in corpo e direzionarlo dove meglio credo, giocare ai vasi comunicanti, riempire di rosso il corpo e lasciare il cervello nel grigio, Alessandra perché non sorridi più?, ricordo ancora come sorridevi e mi prendevi in giro quando facevo questo tipo di costruzioni mentali sul mio corpo, ricordo ancora l’affetto che provavi per me, forse non ho più abbastanza sangue nel corpo per riuscire a ricordare il tuo volto,

 

   forse non ho più abbastanza sangue nel corpo per riuscire a ricordare il tuo volto, i tuoi occhi, la tua forza raccolta in un corpo minuscolo, la voglia di vivere sempre e comunque, anche in mezzo alle devastazioni, al dolore, alla sofferenza, alla morte, quanto mi avresti potuto insegnare ancora?, resisterò anche soltanto per poterti rivedere e poterti riascoltare, per poter assaggiare di nuovo tutta la gioia che porta con sé l’idea di cambiare il mondo,

 

   resisterò a oltranza soltanto per te, anche se non è vero,

  

   e così ora credo di comprendere un’altra possibile origine delle mie paranoie e ossessioni, il fatto che sto sempre sdraiato, a volte perché mi legano, a volte perché non ho la forza di alzarmi, troppo sangue rancido nel cervello, inutile abbondanza e inutile spreco, le risorse del mio corpo sono rare e non dovrei sprecarle nel cervello,

 

   entra qualcuno nella mia cella, sento passi leggeri e rapidi, non è il tipo con gli occhialini scuri, deve essere qualcun altro, ho paura,

 

   ho paura che sia veramente la fine,

 

   come ti senti?

 

   (una voce femminile, ma le donne sono peggiori, devono dimostrare di essere più dure dell’uomo, di essere senza pietà ben più dei colleghi maschi, le donne se vogliono fare carriera devono essere peggiori dell’uomo, più uomo dell’uomo, ma cosa vuole da me?, vuole sapere se sono ancora vivo?, allora forse veramente mi stanno ammazzando con questa flebo?, perché questa voce delicata e compassionevole?)

   meglio, (poi aggiungo senza rifletterci), non dovrei?

   (eppure le voci femminili ogni tanto fanno bene, mi ricordo ancora il mormorare di Alessandra, quando ci svegliavamo e io già le riempivo la testa di chiacchiere e lei semplicemente mormorava, mugugnava o borbottava a seconda dell’umore, che darei per svegliarmi con un corpo accanto al mio)

 

   se hai qualche dolore particolarmente forte, dimmelo, sono un’infermiera specializzata, posso aiutarti

 

   (è un altro esperimento, ora ci provano con le donne, cosa vogliono studiare di me?, la capacità di cedere dinanzi a una donna?, la possibilità di usare le donne per convincere gli omuncoli insignificanti come me?)

   nessun dolore particolare, grazie

   (devo fissare l’attenzione: aprire una certa pompa o chiave d’arresto e far fluire il sangue ai piedi, non riesco ancora a muoverli)

 

   ieri ero presente all’interrogatorio, credo che tu abbia fatto un’ottima impressione

 

   (impressione? e a chi? cosa c’entra il “fare un’ottima impressione” quando si è soltanto un corpo totalmente a loro disposizione?)

   dovrei rallegrarmene?

   (si siede sul bordo della brandina e scruta il mio corpo, sono due giorni che sono di nuovo sensibile agli sguardi femminili, lo stomaco si contrae e vorrei piangere e fare l’amore con te, Alessandra)

 

   non lo so, la tua situazione è ovviamente senza speranza, non ti lasceranno mai andare via, questo lo sai benissimo, però sono convinta che non ti vogliono ancora morto, non lo so perché, ma hai ancora tempo e fuori…

 

   (appoggia la sua mano sopra la mia, il mio moncherino reagisce al contatto con un sussulto che mi smuove fino alla spalla, perché mi sta facendo questo?, che bisogno ce n’è?, non mi potrebbe lasciare in pace?, devo fissare l’attenzione, ha detto la parola “fuori”, “fuori”, il mondo, le persone, la guerra civile forse è già scoppiata, gente lungo le strade, i rivoluzionari stanno prendendo la città, devo fissare l’attenzione: e se fosse un altro dei loro esperimenti?)

   fuori? cosa fuori?

   (mi stringe la mano, sento dolore misto a piacere, forse mi sorride o mi ammicca, non so più distinguere le espressioni di un corpo sano, scatta in piedi, apre una borsa che ha con sé, prende un flaconcino, apre una siringa, tira su il liquido, lo inietta nella flebo)

 

   ora devo andare, già si chiederanno perché abbia impiegato tutto questo tempo, dirò che non ti svegliavi e che sembravi morto, poi purtroppo hai aperto gli occhi e non stai conciato neanche troppo male, comunque ti ho iniettato della morfina, perlomeno riposerai un po’, ricorda che hai tempo…

   (poi si avvicina all’orecchio)

   fuori le cose stanno andando bene

 

   non faccio a tempo a dire nulla, che lei ha già aperto la porta e l’ha richiusa rapidamente, sono di nuovo solo, e la solitudine è ancora più insopportabile,

 

   sarà morfina?, o che altro mi ha iniettato?, e che vuole da me?, non ti credo!, non ti credo!, perché mi dici che le cose vanno bene fuori?, e bene per chi, poi?, bene per voi, forse, non per me, per noi, sicuramente, se la rivoluzione fosse già scoppiata loro non sarebbero così tranquilli, se veramente fossero entrati in città e si stesse combattendo non avrebbero avuto quelle facce così compunte, e se veramente la rivoluzione stesse per vincere, certamente non mi lascerebbero in vita, anzi è probabile che io possa rendermi conto che la rivoluzione finalmente è per le strade soltanto quando entrerà nella mia cella qualcuno, magari il tipo con gli occhialini neri, trafelato, con il nodo della cravatta allentato, sudato e tremante, e con un colpo improvviso mi ammazzerà, soltanto in quel momento, il momento della mia morte improvvisa, saprò che la rivoluzione ha quasi vinto, insomma devo morire affinché la rivoluzione vinca,

 

   ma con questo ovviamente non voglio darmi troppa importanza,

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