“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Sabato, 20 Aprile 2013 19:21

Lo "Zoo col semaforo" di Paolo Piccirillo

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Quando mi trovo al cospetto di un libro scritto da un autore che non conosco ho la malsana abitudine di non leggere le informazioni biografiche sulla quarta di copertina, non prima, almeno, di aver completato la lettura.
Al termine di Zoo col semaforo, tuttavia, trovo ad attendermi una sola, discreta riga: "Paolo Piccirillo (1987) è nato a Santa Maria Capua Vetere (CE). Ora vive e lavora a Roma".
Non ci posso credere. Rileggo.
"Paolo Piccirillo (1987) è nato a Santa Maria Capua Vetere (CE). Ora vive e lavora a Roma".
Millenovecentottantasette. Il libro è stato pubblicato nel 2010. A voi i conti.

La copertina realizzata da Marilena Pasini1 è una chiave di lettura imprescindibile del libro. Quattro piccoli ritratti colorati, leggermente sfalsati, ci introducono al romanzo. I protagonisti guardano davanti a sé con sguardo vacuo, il confine tra animale e umano si perde del tutto, tanto da non potersi più evincere se si tratti di pupazzi, animali o uomini, ciò soprattutto per i due in basso.
Nella parte interna della copertina, a sinistra troviamo un paesaggio dai colori acidi, a destra, invece, un cane che corre a rotta di collo su una strada bianca. Una pennellata rossa, in alto a destra, vagheggia un centro abitato, un campetto da calcio si trova a metà fra la città e la strada.
La copertina, in tutte le sue parti, presenta in nuce i temi principali del romanzo edito da Nutrimenti. Si ha la sensazione di leggere un bestiario, come quelli di medievale memoria, solo che accanto all’anatra pneumatica o alla zecca indecisa ci sono anche Salvatore/Slator, Ettore il macellaio e Carmine ‘o Schiattamuort’ che con elegante brutalità vivono attraverso i capitoli come in un palcoscenico.
Elegante, perché la scrittura di Piccirillo è essenziale, mai retorica, lo stile limpido, le frasi brevi, gli aggettivi scelti fra mille con tanta precisione che una parola in più risulterebbe ridondante; brutali, invece, le vicende narrate. Piccirillo ha la notevole capacità di evocare immagini nitide, spesso anche dolorose, con poche ma perfette parole.
L’istintività degli animali è messa a paragone con ataviche leggi dell’umano vivere quali l’onore e la vendetta: leggi non scritte, dai risvolti (paradossalmente) illegali, ma inestirpabili. Senza giudizi, senza accuse e senza drammatizzazioni, Piccirillo registra gli accadimenti in modo lucido, senza filtri e senza decretare né i vincitori né i vinti di questa immane lotta per la sopravvivenza.
La storia principale è intervallata da racconti che vedono come protagonisti diversi animali, tutti tratti da un dattiloscritto che Carmelo legge ossessivamente ormai da anni.
La dedica recita: “In questi racconti c'è scritto perché l’ha fatto. Lo perdoni, e perdoni anche me”.
Chi è Carmelo, chi è l’autore del dattiloscritto e cosa ci sarà mai da perdonare sono quesiti che lascerò alla mercé della vostra curiosità. 

 

 

 

 

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1) Marilena Pasini, dopo aver lavorato come disegnatrice per tessuti, decoratrice di ceramica, attrice e costumista nel teatro di ricerca, nel 1992 inizia a pubblicare come illustratrice di libri per bambini. Qui troverete qualcuno dei suoi lavori: http://marilenapasini.blogspot.it/

 

 

                                               

 

 

 

 

Paolo Piccirillo
Zoo col semaforo
Nutrimenti, Roma, 2010
pp. 126

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