"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Interviste

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Lunedì, 23 Settembre 2019 00:00

Mario Mascitelli: il Cerchio che (non) si chiude

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Il Teatro del Cerchio è una realtà attiva a Parma da oltre un decennio; ne è direttore artistico Mario Mascitelli, che incontro per la prima volta a La Spezia nel 2015; ci sono le finali di In-Box e la platea ci vede spettatori contigui, inaugurando così una piccola e intermittente tradizione di visioni condivise e di chiacchiere teatrali post-spettacolo. Persona appassionata, intellettualmente onesta e buon conversatore Mascitelli, è un piacere dialogare con lui, confrontarsi su quanto visto per poi allargare lo spettro della discussione; e, dialogando ci eravamo ripromessi che ci saremmo prima o poi rivisti a Parma al Teatro del Cerchio, non appena se ne fosse data l’occasione.

Giovedì, 25 Ottobre 2018 00:00

Silvio Talamo. Un artista napoletano a Berlino

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Silvio Talamo è un musicista, producer e cantautore napoletano, oggi residente e operante a Berlino. Il suo repertorio spazia tra musica elettronica e acustica, pop e techno. Come performer di successo si esibisce in teatri, trasmissioni radiotelevisive, club, festival e street stations. Ha pubblicato nel 2017 il disco Living in a Bubble, e quest’anno il libro Poesie/Gedichte in un’elegante versione bilingue delle edizioni ProMosaik.

Autore di libri di culto come Suicidi esemplari (Nottetempo, traduzione di Lucrezia Panunzio Cipriani) o Bartleby e compagnia (Feltrinelli, traduzione di Danilo Manera), Enrique Vila-Matas è muy barcelonés (lo dirà pure in questa nostra chiacchierata), ma è anche il tipico intellettuale apolide, praticante una letteratura che si alimenta di altra letteratura, surreale, citazionistica e leggera. Da quando la politica catalana ha conquistato le prime pagine della stampa internazionale lui esita a farsi intervistare, forse perché non ha tanta voglia di rispondere a certe domande né di avvolgersi in questa o quella bandiera.

Martedì, 24 Aprile 2018 00:00

Intervista a Dario Borso

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Nato a Cartigliano l’8/12/1949, si è laureato in storia della filosofia alla Statale di Milano con una tesi su Hegel, uscita poi da Feltrinelli. Dopo anni di precariato (correttore di bozze e giornalista a L’Unità, insegnante 150 ore, bibliotecario a Crema, coordinatore delle attività seminariali per Fondazione Feltrinelli), nel 1981 diviene ricercatore confermato e si conferma tale sino a fine carriera (senza partecipare più a un concorso ma tenendo per anni una cattedra di estetica a contratto al Politecnico). Appassionato di traduzione, si prova inizialmente con Hegel, Bloch e Diderot, finché l’interesse per Kierkegaard lo assorbe negli anni 90 come curatore di numerose sue opere.

“La civiltà è un movimento, non una condizione; un viaggio e non un porto”.
(Arnold J. Toynbee)
 

Palermo è storicamente un crocevia di culture, mediterranea per posizione, multiculturale per vocazione. Palermo (e più in generale la Sicilia) è snodo fluido per osmosi culturali possibili, luogo aperto e porto franco per identità in movimento che si mettono in relazione. Il Progetto Amunì nasce all’insegna di questo spirito, fattivo, progettuale e col dichiarato intento di sottrarre l’idea di migrazione alla stereotipia che l’etichetta come mera emergenza sociale; è un tentativo di conferire al concetto di migrazione un senso più profondo, che ha a che fare con l’essenza dinamica e creativa del viaggio, inteso come percorso stratificato e complesso, capace di generare valore sociale e culturale.
Abbiamo chiesto a Giuseppe Provinzano, che con l’associazione Babel Crew ha strutturato il Progetto Amunì, partito a maggio scorso, di raccontarci cos’è stato finora e cosa potrà ancora essere.

Giovedì, 31 Agosto 2017 00:00

'Atto primo' di Latella alla Biennale Teatro

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“Qual è il compito del teatro oggi? È una domanda che, presi dal fatto di farlo, il teatro, noi non ci poniamo più, non ci poniamo mai”.
Siamo seduti a parlare, tra domande, risposte, articolazione di pensieri, suggestioni varie, per questo mio incontro con Antonio Latella, da quest’anno direttore artistico della Biennale Teatro di Venezia, con mandato quadriennale, già da un po’. Nonostante l’orario da pomeriggio inoltrato e una bibita analcolica a testa, molto fredda, svuotata quasi subito, il caldo sommamente assassino crea fatica anche nel parlare. Ma le mie domande, le curiosità da collega che conosce e segue da tempo la parabola di uno dei pochi registi italiani che pratica ferocemente una ricerca teatrale indefessa, invitato regolarmente con i suoi lavori all’estero e che vive in Germania da molti anni, non si fermano, fluiscono senza intoppi.

Lunedì, 28 Agosto 2017 00:00

La famiglia artistica di Nathalie Béasse

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Come si è formata la famiglia artistica di Nathalie Béasse, regista francese di Angers (patria degli Angioini), abbastanza fuori dai circuiti ufficiali del teatro franco-parigino, ma invitata con una sua retrospettiva alla Biennale Teatro 2017 dal neo-direttore artistico Antonio Latella?
“Io non amo i provini: incontri, caffè, colloqui, attraversamenti. Così si è formato questo magnifico gruppo di attori e tecnici, provenienti da più nazioni, con i quali lavoro da tanti anni”. Quando ribatto chiedendole quanti di loro avesse visto in scena prima di contattarli, conoscerli, coinvolgerli, mi risponde, ma ridendo scherzosa, sornione e complice: “Nessuno di loro. Forse, li avessi visti in scena, non li avrei presi con me”.

Giancarlo Marino è docente di scrittura insieme ad Aldo Putignano per La bottega delle parole della casa editrice Homo Scrivens e autore dei romanzi Ragazzi straordinari ed E pensare che c'entravamo tutti.

Qual è il tuo rapporto con il presente, con l'epoca che stiamo vivendo?
Il mio rapporto col presente, e con il tempo in generale, non è granché. Il più delle volte ho l’impressione di essere avvolto in un’unica bolla atemporale.

Consumami il cuore; malato di desiderio 
       E avvinto a un animale morente 
       Che non sa che cos’è.
 
(da Byzantium di William Butler Yeats)

 

 

Ci sono autori che leggi e ti scivolano addosso. Qua e là ne resta qualche traccia, un momento, una frase, un’espressione. Manca alla fine quella curiosità vitale che ti spinge a dire: vorrei conoscerlo davvero. Strano rapporto quello con i libri, empatico seppure nella distanza oggettiva che c’è fra chi scrive e chi legge, ma sintomatico nello stesso tempo del bisogno che accomuna lo scrittore e il lettore: quello di non essere più soli. Se, come diceva Franz Kafka – non a caso o per caso un altro FK – un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi, Franz Krauspenhaar riesce perfettamente a condurre il suo lettore là dove lui vuole, con uno stile secco, duro, nudo, esattamente come deve essere la vita al di fuori di quella stessa pagina.

Mercoledì, 31 Maggio 2017 00:00

Luca Morelli, le confessioni di un clown

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Luca Morelli, autore, attore e clown ha scritto e rappresenta in giro per l’Italia gli spettacoli Bravo pour le clownLe bureau des objets perdus.

Il tuo rapporto con il presente, con l’epoca che stiamo vivendo.
Sono convinto che non si possa prescindere dall'epoca in cui ci si trova a vivere. Ci si ritrova dentro in qualche modo e prima o poi tocca farci i conti. Il mio rapporto con il presente credo che sia vigile, attento. Probabilmente con il mio lavoro negli anni ho sviluppato una curiosità verso il mondo che ci capita di vivere. Ultimamente si sente dire spesso che sono anni difficili, complicati, ed è vero ma io vedo anche molta bellezza.

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