“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Interviste

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Martedì, 05 Gennaio 2016 00:00

ART. 3.0: AutoRiTratto di Giancarlo Muzzolon

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Ad ottobre ero a Venezia. Già gli ultimi chilometri di ferrovia mi sembravano particolarmente suggestivi per non parlare della cattedrale che ti si stampa in faccia uscendo dalla stazione. Venezia è unica e passando in ogni vicolo sembra di sentir sussurrare storie. Potresti immaginare di incontrare qualcuno che si nega, respirare l’aria delle calli dove vive uno dei tuoi sogni virtuali o sperare di incontrare, perdendosi in un vicolo senza sfondo, una dama di altri tempi celata da una maschera di raffinata bellezza. Guardando i quadri di Muzzolon si ricrea questa atmosfera, ci si proietta in una situazione già vissuta di cui si riconoscono i suoni, l’odore del forno, lo sguardo di un passante che non è passato per caso, di quella persona che ci ha sfiorati senza dire una parola. Sogni che si avverano, progetti che si realizzano, trame tessute ad arte proprio come la mappa di una città che tra terra ed acqua nasconde il cielo. Muzzolon ci offre scorci dai colori vivaci e invitanti.

E stu spasso mo è fernuto: 
ce so’ gghiuto a na "Cantata",
ma però me so’ addurmuto,
aggio perzo na nuttata.
Senza cchiù chella curnice,
nun teneva cchiù sapore!
‘a "Madonna" era n’attrice,
"Sarchiàpone" era n’attore.
So’ spettacole ‘e Natale,
è na vecchia tradizione
comm’ ‘a tombola, ‘o bengale,
‘o Presepio, ‘o capitone.
Chill’ambiente, e chella gente
‘ncopp’ ‘a scena a recita’.
Chille ‘e mo nun fanno niente
pecché ‘a vonno stilizza’.

('A cantata d’ ‘e pasture, Raffeaele Viviani)


Bell’è Babbele, bella e senz’uocchie...
Vecchia, sorda e semp’annura...
E mo addò jamme?
Addò ce portane?
Da quale parte de’ mure, stanotte, amma piglia’ l’acqua d’ ‘a morte?
[...]

Lengua?
E che mi abbisogna di una lengua a me?
Ne tengo ciente,
‘e Menelicche
e una, di soppiatto, ‘e fuoco
e abbruscia,
abbruscia,
cupole e ciardine,
parucche e pettinasse,
nutricce e signore,
carrozze e ‘ciucesse [...]

(Signurì, signurì, Enzo Moscato)

Lunedì, 28 Dicembre 2015 00:00

Art. 3.0: AutoRiTratto di Salvo Tesauro

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Salvo Tesauro, così si racconta a Il Pickwick: “Mi chiamo Salvo Tesauro, sono nato a Palermo nel marzo del ‘53. Mio padre proveniva dalla bottega d'arte ed era un ottimo restauratore e pittore; purtroppo, la sua generazione aveva vissuto la tragedia della guerra e quindi la prima preoccupazione fu quella di trovare un lavoro stabile per dare sicurezza alla famiglia: erano tempi difficili per tutti. Il fratello di mio padre, Totò, era un promettente scultore, ma non tornò mai dalla guerra. Per quanto riguarda me, pur avendo mostrato una spiccata attitudine per l'arte, dovevo trovare un lavoro sicuro e così fui indirizzato verso qualcosa di più pratico: istituto tecnico e facoltà di matematica che scelsi avendo una certa predisposizione per questa disciplina.

Lunedì, 21 Dicembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Anna Rita Angiolelli

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Incontro, per Art. 3.0, una pittrice che mi colpisce per la sua raffinata eleganza. Una pittrice decisamente interessante, bella, maliziosa, che riporta nelle sue tele l’arte della seduzione. Le figure femminili sono lineari ed eleganti, di una bellezza che non conosce il tempo. Sofisticate creature che emergono con prepotenza dalle sgorature di colore o che si impongono per intensità dello sguardo e del sorriso. Basta un dettaglio a queste donne per trasmettere passione e carnalità oppure attesa, stupore e desiderio. Le sue città sono irreali per l’uso che fa del colore, ma non è difficile riconoscerle o immaginarle in un tramonto intenso di una giornata felice.

Lunedì, 14 Dicembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Naomi Tydeman

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Ho incontrato Naomi Tydeman attraverso le sue opere presso il Museo della Carta di Fabriano. Piccoli quadri che intrappolavano lo sguardo e lo portavano oltre, in uno spazio del pensiero molto più complesso e adimensionale. In seguito, chiedendo la possibilità di contattarla al Direttore del Museo, Giorgio Pellegrini, ho scoperto che era una delle firme più importanti dell'acquerello nel Regno Unito.
Naomi Tydeman è nata in Malesia nel 1957 ed ha viaggiato per la maggior parte della sua giovinezza con suo padre che serviva nella Royal Air Force. Sedici scuole e cinque collegi dopo, ha continuato i suoi viaggi attraversando l'India in bicicletta a soli ventuno anni. Negli ultimi trentacinque anni ha vissuto nel Pembrokeshire, che si trova nella zona più occidentale del Galles “continuando” a viaggiare. Ha una laurea in Education, ma ha preferito dipingere piuttosto che insegnare e, dopo la laurea, ha lavorato nella propria galleria per venti anni. Eletta nel Royal Institute of Painters in Watercolours nel 2004, opera ora nel Consiglio dell'Istituto come segretaria per le esposizioni. Ha vinto il Turner Watercolour Prize nel 2013.

Lunedì, 07 Dicembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Raffaele Teti

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Raffaele Teti è un concept artist freelancer, specializzato in environment 2D. Raffaele ha ventitré anni ed idee molto chiare sull’obiettivo che vuole raggiungere e, durante l’intervista, ci parla del suo sogno nel cassetto: creare in particolare gli scenari per videogiochi tripla A. Non ha mai pensato di esporre in una galleria, anzi, la cosa non gli interessa molto, nonostante alcune offerte ricevute.

Lunedì, 30 Novembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Davide Pavlidis

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Non era sicuro che avremmo fatto questa intervista perché Davide Pavlidis stava lavorando alle stagioni e non voleva scrivere prima di averle ultimate. Un mese, ancora un mese, un mese ancora, ma alla fine troviamo un accordo e in attesa dell'inverno proviamo a fare la sua conoscenza. Guardando il profilo non si comprende con chi si abbia realmente a che fare: un uomo intelligente è sicuro, ma anche ironico, ma non solo ironico, anzi l’ironia sembra una maschera per difendere i buoni sentimenti da sguardi indiscreti, un modo per spostare l’attenzione da lui ad un altro oggetto. Se sia timidezza o astuzia non si comprende, ma una frase risuona mentre si racconta al Il Pickwick: “Ecco, direi di stare attenti ed essere consapevoli rispetto a quel che si cerca di proporre perché quella cosa ci esprimerà”. Un corpo traforato, un cervello traforato, un padre traforato ma che con mani solide tiene la sua creatura quasi felice di dissolversi in essa, la visione delle opere ci lascia lì a chiedersi perché, cosa c’era fuori o cosa mancava dentro? Era una rete per unire mondi diversi? Era un processo inevitabile di trasformazione? La leggerezza nella forma e armonia nel cambiamento? La materia che prende vita per tornare materia?
Lasciamo quindi che sia lui a raccontarsi ai lettori, avvertendoli fin da adesso che non troveranno qui la risposta, ma solo cercando nelle sue opere.

Lunedì, 23 Novembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Cici Egidio Peis

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I suoi dipinti sono l’amore viscerale per la Sardegna: per la sua terra, per le viscere della sua terra, le miniere. Ama quei dipinti perché valorizzano la forza e l’orgoglio di un popolo che soffre, che lotta e che resiste, da sempre.

"Non le sembra che le cose non vanno poi così bene, non le sembra che il mondo è pieno di matti, di stupidi? A noi sì, a me, a lui, a tutti quelli come a noi, sembra che questo mondo, anziché andare avanti, va indietro e non si deve meravigliare se due teste di cazzo come a noi, che tengono i nervi a fior di pelle, rapiscono un vegano come a lei… come a te!"
(Lo splendore dei supplizi, Fibre Parallele)


"Giorno e notte mi affligge un solo pensiero molesto: io devo scrivere, io devo scrivere, io devo.[…] È così sempre e non ho pace da me stesso e sento che sto consumando la mia esistenza e che, per dare del miele a qualcuno nello spazio, io rubo il polline ai miei fiori migliori, li strappo e ne calpesto le radici. Non sono pazzo? I parenti e gli amici mi trattano forse come uno sano?"
(Il gabbiano, Anton Čechov)


"Non si può continuare a prostituire l’idea di teatro, poiché il suo valore risiede esclusivamente in un rapporto magico e atroce con la realtà e con il pericolo".
(Il teatro della crudeltà, primo manifesto, Antonin Artaud)

Lunedì, 16 Novembre 2015 00:00

ART.3.0: AutoRiTratto di Bruno Bozzetto

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Quando una persona brucia di passione esercita su di me un fascino magnetico e Bruno Bozzetto brucia di passione per il disegno e per il cinema da quando aveva sedici anni.
È un visionario, ma uno di quelli che sa esattamente cosa vuole, dove cercarlo e come ottenerlo.  Inutili i tentativi di farlo desistere, la sua sembra più una missione che una passione e forse neppure si interroga troppo sulle conseguenze, perché l'unica conseguenza possibile è raggiungere l'obiettivo. In quest'ottica le difficoltà si affrontano, si aggirano e comunque si superano proprio perché non esiste un'alternativa.
Stare due ore con lui dovrebbe essere consigliata come pratica terapeutica per il buon umore e il pensiero positivo. Ha una voce che trasmette la voglia di essere gioiosi e un'ironia rara. I suoi pensieri ti passano tra le orecchie come anguille di cui puoi percepire la consistenza e il movimento fluido, a volte la traiettoria, ma come le anguille inutile tentare di fermarle a mani nude.
Non ho faticato ad immaginare Piero Angela che, nel cuore di una notte newyorkese, spiega al telefono come si muove un moscerino affinché Bruno Bozzetto, in Italia, possa disegnarlo. E mi sono divertita moltissimo quando parlando di mercato dell'arte, mi ha confessato che uno dei guadagni è venuto alla  Sotheby's e non appena ho mostrato il mio stupore carico di congratulazioni, si è affrettato ad aggiungere: “Sì. Li hanno rubati e quindi ho avuto il rimborso dall'assicurazione”. O come non manifestare solidarietà al padre Umberto che, per evitare che si rompesse l'osso del collo nel tentativo di fotografare i disegni, gli ha costruito una “macchina verticale” con l'asse da stiro. Mai una volta in tutta la conversazione ha parlato dei numerosi premi vinti, mai una volta un accenno nostalgico: progetti, futuro e ancora progetti e futuro. Il tempo è volato in fretta e poi Beelen lo ha reclamato. Chi è Beelen? No, questo non lo scrivo in questa introduzione all'intervista, ma se date una sbirciatina al suo profilo...

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