“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Lunedì, 15 Novembre 2021 00:00

Residenze Digitali: intervista a Jan Voxel

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Si svolge dal 22 al 28 novembre la Settimana delle Residenze Digitali, un festival online dedicato alle contaminazioni tra le performing arts e l’ambiente digitale. Sette progetti, selezionati su centosettantotto partecipanti al bando, si susseguiranno per sette giorni, consentendo l’esplorazione e la sperimentazione di nuove forme di fruizione attraverso la Rete: progettualità legate a linguaggi artistici diversificati, che trovano nel web il loro spazio espressivo ideale.

Il progetto nasce dal bando delle Residenze Digitali, promosso dal Centro di Residenza della Toscana (Armunia − CapoTrave/Kilowatt), in partenariato con l’Associazione Marchigiana Attività Teatrali AMAT, la Cooperativa Anghiari Dance Hub, ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio per Spazio Rossellini, il Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna (L’arboreto − Teatro Dimora di Mondaino, La Corte Ospitale di Rubiera), la Fondazione Luzzati Teatro della Tosse di Genova e ZONA K di Milano.
Il Pickwick accompagna questo progetto con un ciclo di interviste agli artisti partecipanti. Sette domande per sette progetti che si succederanno in sette giorni.
Per il secondo appuntamento, abbiamo raccolto le considerazioni del gruppo Jan Voxel.


Per prima cosa ci raccontereste il vostro percorso artistico? Come nasce la vostra esperienza? Come si è formata la vostra poetica?
Jan Voxel è un collettivo informale formato da Lorenzo Belardinelli, fisico e informatico, Cinzia Pietribiasi, performer e regista teatrale, e Lidia Zanelli, danzatrice e scenografa. Come si vede, un’ibridazione di competenze molto diverse fra loro, nata da passioni comuni, e in generale dalla voglia di indagare con gli strumenti dei nuovi media il dialogo tra arte e scienza, uno dei più fertili e necessari di questa epoca, a nostro parere.


Qual è stata la molla che vi ha spinto a partecipare al bando delle Residenze Digitali? E cosa vi aspettate possa germogliare da questa esperienza?
In questo ultimo anno abbiamo lavorato ad un progetto, The Critters Room, che è una installazione/performance “fisica”, in presenza. Per la tipologia di installazione e i temi che tratta, però, sentivamo forte l’esigenza di “completarla” con un progetto interamente digitale. Ecco il motivo della partecipazione al bando.


Un nuovo modo di pensare e di lavorare: la residenza digitale va considerata una soluzione emergenziale, o anche una soluzione praticabile a prescindere da fattori contingenti, come lo è stato ad esempio la pandemia?
Crediamo che questo modo di lavorare possa e debba avere un futuro: è nato probabilmente come soluzione d’emergenza, ma offre strumenti e opportunità che non sono in contrasto con la maniera più tradizionale di intendere una residenza. Sono opportunità differenti, che speriamo rimangano complementari nell’offerta per gli artisti.


Nello specifico: come cambia il modo di lavorare in una residenza digitale? Quali sono le criticità derivanti dalla mancanza di un lavoro in presenza, dall’assenza del contatto umano diretto con le persone con cui si lavora? E quali sono invece i vantaggi e gli aspetti positivi?
L’assenza del lavoro in presenza e del contatto umano è sicuramente un fattore di cui prendere atto, e delinea proprio “un altro modo” di fare residenza. Già la scelta e l’organizzazione del progetto devono, secondo noi, riflettere questa modalità totalmente differente. Ciò che definiremmo senz’altro un vantaggio è la possibilità di far convergere sul proprio lavoro una quantità di sguardi, di utilizzare una quantità di fonti e materiali che sarebbe impensabile in una residenza “fisica”.


Più in generale, come sta cambiando secondo voi l’approccio all’arte alla luce delle nuove tecnologie, sia da un punto di vista filosofico che metodologico?
Questa domanda meriterebbe da sola un intero trattato (che del resto probabilmente non avremmo le competenze per scrivere). Per provare a rispondere: noi crediamo profondamente nella convivenza di nuovi media, arte digitale e formati tradizionali. Le nuove tecnologie, dal nostro punto di vista, permettono di far entrare sempre di più nel dominio dell’arte tematiche come quelle scientifiche, o ambientali, che riteniamo siano essenziali nelle strettoie dell’Antropocene e del disastro climatico prossimo venturo. Crediamo ad un’arte che utilizza le nuove tecnologie non per aggiungere ulteriore brusio di fondo alla irrilevanza dell’entertainment, ma per ridefinire l’eterno tema dell’arte “politica”.


In che modo si trasforma il rapporto con il pubblico, nel momento in cui si lavora da remoto e si presenta poi l’esito di un progetto pensato per avere nel web il proprio spazio di fruizione ideale?
Ancora una volta, bisogna evitare, secondo noi, di confrontare questo tipo di fruizione con quella tradizionale in presenza: ne uscirebbero solo sterili dibattiti su “cosa è meglio/cosa è peggio”. Le due cose possono, e secondo noi dovranno sempre più convivere in futuro. Di prodotti – di maggiore o minore rilevanza artistica – pensati nativamente per un pubblico online ormai ce ne sono tantissimi, dai podcast, ai video, per citare solo due esempi. Crediamo che “la comunità” con i fruitori possa lo stesso crearsi anche a distanza ed in remoto (il processo di creazione del nostro lavoro ne è stato un esempio), e che questa comunità possa essere diffusa, “responsive” e solidale al processo artistico come e anche più di una comunità di fruitori in presenza.


Alla luce di quanto detto finora, ci illustrereste il progetto al quale avete lavorato e che presenterete nella settimana delle Residenze Digitali?
Come dicevamo, si tratta di uno sviluppo digitale del progetto The Critters Room: da Residenze Digitali è nato un sito, www.thecrittersroom.it.
Protagonisti del progetto sono le polveri sottili, PM10, misurate da centraline auto-costruite e di libero accesso e i vetrini da microscopio, esposti all’aria con pratica performativa, catalogati e micro-fotografati. The Critters Room è una web-application interattiva grazie alla quale gli spettatori potranno “visualizzare l’aria”, ascoltare il suono dei critters e osservare le creature allora-viventi-ed-ora-viventi che ci narrano la fine dell’epoca centrata ossessivamente (e tossicamente) sull’umano.
I componenti principali del sito web sono: un archivio di immagini dei “critters”, microfotografie dei vetrini che rivelano un universo di presenze, viventi e non viventi, che popolano l’aria; The Critters map, una mappa geolocalizzata di tutti i luoghi in cui abbiamo interagito (e interagiremo) con comunità di attivisti ambientali, che conterrà l’elaborazione digitale in tempo reale dei dati di polveri sottili di quei luoghi; il set di podcast “Olga legge i critters” (un esperimento di “lettura creativa” delle immagini dei critters, che abbiamo condotto con diversi adulti e giovani adulti, e che a nostro avviso si è rivelato un esercizio di worldbuilding molto interessante. Per citare Matteo Meschiari, ciò di cui abbiamo bisogno più che mai per cercare di trovare una via d'uscita dall'agenda distopica antropocenica è ricominciare ad allenare il nostro organo dell’immaginazione); ed infine un “bestiario antropocenico” − ovviamente incompleto e molto personale − più simile a una serie di brevi “post-it” che documentano il nostro viaggio personale attraverso il tema.
In particolare, il live radiofonico sarà l’evento vero e proprio con accesso a pagamento.





www.residenzedigitali.it





Realizzato nell'ambito della Media Partnership con il progetto Residenze Digitali

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