“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Enrico Brega

Immagini

Le luci fantasmagoriche dell’aeroporto hanno sempre il potere di eccitarmi. A Linate i genitori di Anna sono venuti ad accoglierci con i nostri figli, che appena ci scorgono si mettono a correrci incontro con gridolini di gioia.
Abbiamo lasciato Roma da poco più di un’ora. Non c’era ragione di restare. Franco ne avrà per un pezzo: svariati mesi, stando ai medici che lo hanno in cura, se tutto va bene. E poi c’è Molly che gli terrà compagnia. Dopo il ricovero di Franco lei ha subito prenotato un albergo nelle vicinanze dell’ospedale. Ho la sensazione che non si tratti di una delle solite troiette, di quelle insomma che hanno mandato a pezzi il rapporto con Flavia.
Molly... sento che aiuterà Franco a venirne fuori e trovare in sé la forza di ripartire.

Proverete le nostre emozioni

Quello che segue è il resoconto di un breve periodo della mia vita. Per il resto si vedrà.
Da principio la luce inondava i miei giorni, poi a tratti ho cominciato a intravedere sullo sfondo schegge di oscurità e da lì ho preso a interrogarmi su cos’è in realtà l’essere umano, ma con scarsi risultati. Tuttavia, quando mi sfiora anche solo il timore di perdermi nel nulla, per me ogni percorso può essere utile… se hai le palle. Così, pur non essendo uno scrittore, ho deciso di far rivivere i primi tentativi della mia ricerca nella forma racconto. Chissà che sforzandomi di scegliere le parole più eloquenti per esprimere il mio stato d’animo a chi potrebbe leggere questo scritto io, di riflesso, non possa trovare le risposte che sto cercando.

Lulu e il sottile fascino dell'ambizione

A ripensarci, la diresti una storia da manuale.
L’appuntamento è per mezzogiorno in punto. Dall’avvocato. Marco, mio marito, verrà direttamente dall’ufficio. Per nessuna ragione al mondo perderebbe anche un solo attimo di lavoro. Il suo non è semplice attaccamento professionale, ma si tratta piuttosto di una sindrome di sfrenato carrierismo che nei momenti di maggior competizione con i colleghi della società dove ricopre la carica di manager gli provoca incontenibili attacchi di panico.

Cortázar o Il gioco del mondo ("Rayuela")

Dall'altra parte
"Non dire, metti in scena". Era la regola aurea ai corsi di scrittura creativa, per lo più statunitensi, attorno agli anni ’80.
Poco più di vent’anni prima, quando il moderno stava per lasciare il passo al postmoderno, Cortázar scriveva Rayuela, mettendo insieme quelli che lui definisce "strati di cose eterogenee che rispondevano alla mia esperienza di quell’epoca a Parigi".
Ma questo romanzo non è classificabile secondo le varie categorie e sottocategorie che si sono avvicendate nel corso di quegli anni, è semplicemente un’opera a sé. Rivoluzionaria.

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