“La sofferenza, il dolore sono l’inevitabile dovere di una coscienza generosa e d’un cuore profondo. Gli uomini veramente grandi, credo, debbono provare su questa terra una grande tristezza”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Enrico Brega

Quello sguardo dietro le nuvole – 3

Capitolo 3


Pressoché inutile domandarsi perché a quattordici anni Milena si iscrivesse al St. James College di Manchester. Lei avrebbe voluto continuare gli studi al Liceo Parini di Milano, dove erano passate le sue migliori amiche delle medie inferiori. Ma i genitori non ne hanno voluto sapere, il loro obiettivo era di indirizzarla verso la carriera manageriale ai vertici di una multinazionale, preferibilmente con sede negli Stati Uniti.

Quello sguardo dietro le nuvole – 2

Capitolo 2


A Bruno erano sempre piaciute quelle riunioni. Ne era diventato l’animatore. E tutti gli riconoscevano la capacità di tenere unite in perfetta armonia personalità così diverse tra loro.
A tavola si discuteva di tutto, senza alcuna regola prestabilita. Dalla prima volta a Amica Pizza eravamo passati altrove per le nostre vivaci serate attorno a una tavola. Ristoranti, pizzerie, resort, in varie parti della città, possibilmente in una saletta o un séparé per garantirci una tranquilla riservatezza rispetto agli altri avventori.

Quello sguardo dietro le nuvole – 1

Capitolo 1


È l’imbrunire di un venerdì qualsiasi. Sotto l’ombra cangiante del grattacielo che si erge di fronte allo stabile di quattro piani dove abito sfilano le auto, a velocità diverse ma controllate, quasi a volersi annunciare ciascuna a modo suo ai rispettivi abitanti di quella parte del quartiere che le stanno aspettando. Per lo più si tratta del rientro dal lavoro.
Monluè è l’angolo più attraente del Municipio milanese avvolto nel verde. Il parco nel quale col passare dei secoli si è sviluppato è di origini antichissime. Si vive bene qui, c’è tranquillità come in poche altre zone cittadine, sebbene quando avverti il desiderio di immergerti nel fermento di umana vitalità all’aria aperta devi portarti verso percorsi diversi.
Lei lo ha capito da tempo: l’anello debole della catena sono io. Stiamo passeggiando in quartiere in attesa di non si sa cosa.

Ogni volta sento quel treno

Un percorso precluso alla conoscenza altrui nell’impenetrabile mistero della felicità. Un viaggio nel tempo. Tutto mio. Da quando ho varcato la soglia della maggiore età. Ciò che fino a oggi, trentenne di successo, mi ha permesso di non cadere nella palude di un’esistenza in qualche modo assimilabile − per dirla con la più spoglia semplicità − a un luogo comune.

Quando volare è un'illusione

A tutti quanti può capitare. Se cresci in una famiglia numerosa, intendo. Ho tre fratelli e una sorella, Norina, la più giovane di tutti con i suoi fantasiosi vent’anni. Noi maschi, oltre a me, Roberto, Adelio e Giovanni dai trenta ai quaranta.
− Così, Enrico, hai deciso di metterti a scrivere − mi dice Adelio, mentre siamo tutti a tavola. Una cena che nostra madre ha voluto organizzare in gran fretta pregandoci di lasciare a casa le rispettive mogli. Norina convive con un fotogiornalista che sta realizzando un servizio in America.
A capotavola papà, il capo chino sul piatto quasi a sfiorarlo. I nostri occhi vagolano un po’ qui un po’ là di sguincio con aria che diresti distratta, ma non è così. La tensione è palpabile.
− Non sta bene − mi soffia in un orecchio Roberto, seduto al mio fianco.

C'è qualcuno per le scale

Ma non può essere lui, pensa Flora. Lo conosce troppo bene. Hanno convissuto per cinque anni. Un susseguirsi di caldi momenti intimi che si alternavano a tormentosi distacchi da far temere il peggio. Ora sono sui trenta, vivono i loro giovani anni in uno stato di cose senza regole, con improvvisi quanto brevi ripensamenti. Una storia con larghe falle.
A Il Gazzettino, dove dirige le pagine culturali, lui, Roby, gode di una tale stima da parte della proprietà che in non poche occasioni crea momenti di potenziali conflitti con i colleghi. La sua lucida maestria giornalistica fa sì che ne esca sempre vincitore. Da tempo coltiva l’idea di creare un giornale tutto suo di portata nazionale, al di fuori degli angusti limiti regionali dove lavora. Deve solo trovare i finanziatori.

Gioiosa inquietudine

Io sono sempre stato aperto agli altri. Mai distaccato, mai pregiudizialmente diffidente. Pronto ad affrontare con il dovuto equilibrio il divenire. Ed è stato così anche con la più sorprendente esperienza della mia vita. Fin qui.
Era l’estate del 2015 quando l’ho conosciuto. Luca Aldovrandi, ottant’anni appena compiuti. Non c’eravamo mai incontrati prima. Quella sera, assieme a un buon gruppo di uomini attempati e di un certo prestigio, quasi tutti, tranne noi, accompagnati dalle mogli sciccose, eravamo stati invitati a cena da un comune amico dell’alta imprenditoria. Al termine della cena ci siamo disseminati sui vari divani del living lussuosamente arredato, e ciascuno di noi intratteneva un amorevole rapporto con una varietà di bicchieri incessantemente tenuti in vita, si fa per dire, da diversi tipi di liquori.

Una storia di donne

Colpo di teatro. Si trovano, come da tre anni a questa parte ogni primo lunedì del mese, sul balcone-giardino al 22° piano del grattacielo Bosco Verticale ideato e realizzato da Stefano Boeri nel Centro Direzionale di Milano. L’appartamento è di Mirella Baldini, la fondatrice del gruppo. Le tre ragazze, tra venti ai trent’anni, sono comodamente abbandonate su poltrone da favola. Il bicchiere di Campari in mano, sorseggiano. Eccola che appare da dietro un albero. Di scatto tutte in piedi, ed è Loretta che parla: − Mirella, la nostra avventura si conclude qui. D’ora in poi ciascuna di noi andrà per la sua strada. Grazie per tutto quello che ci hai insegnato.

Hotel California

Ora so perché li ho persi di vista. Lo so perché di recente ho letto su un giornale, non ricordo quale, che il mitico Hotel reso famosissimo in gran parte del mondo dagli Eagles sarebbe stato abbattuto. Non ne conosco la ragione. E neppure m’interessa saperlo. Ma loro, gli uomini e le donne che la mia mente teneva legati alla canzone del gruppo musicale statunitense non sono più rintracciabili dalla mia immaginazione. Sì, quelle persone di cui parlerò non sono persone che io ho conosciuto nella mia vita: sono state semplicemente (c’è da crederci?) il frutto del mio pensiero creativo. E il collante che le teneva insieme si materializzava ogni volta che mi accingevo ad ascoltare la canzone. La forza del dare vita a realtà inesistenti, ma tali da farmi sentire coinvolto. Paradosso.

Gli ultimi fuochi

Milano, sul finire degli anni Novanta. Sono trascorsi quasi cinque anni da quando ho deciso di dimettermi dal mio prestigioso ruolo di Project Manager nonché Product Manager della rappresentanza italiana del più grande gruppo assicurativo del mondo con casamadre a New York.
Poco più che ventenne ero già all’apice del successo, perché allora sui cinquantacinque anni mi sono sentito spinto a lasciare una tale invidiabile posizione e allontanarmene per sempre con idee forse velleitarie su ciò che avrei fatto dopo? Cercherò di spiegarmi, ma, attenzione, questo è un racconto. Con tutto quello che può significare. Mi piace qui citare il grande Julio Cortázar, secondo il quale “La genesi del racconto e della poesia è la stessa, nasce da un repentino straniamento, da uno spostamento che altera il regime ‘normale’ della coscienza” (da: Del racconto e dintorni).

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