“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Domenica, 13 Novembre 2016 00:00

Passeggiata tra le nuvole

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Ci siamo salutati attorno alle due, o giù di lì, non ricordo bene. E quando con una pacca sulle spalle ho sparato: “Augusto ha un livello di emotività di una scarpa vecchia e scalcagnata”, Luigi, aprendomi la porta di casa per farmi uscire, ha accennato una smorfia di non facile interpretazione. Che fosse dovuta alla bottiglia di Irish Whisky ormai al capolinea, e tristemente abbandonata sul tavolino del suo salotto, non sono in grado di darlo per certo.
Quella serata sul fine settimana non è stata diversa dalle altre. Ci incontriamo alternativamente a casa di Luigi, di Augusto o da me. Amichevoli meeting senza ordine del giorno, se non l‘impegno di cazzeggiare vaneggiando. Tuttavia con un comune interesse per la letteratura sia pure variamente orientato.

Siamo tre, sui cinquanta portati bene: io e Luigi manager in carriera con responsabilità diverse presso la stessa società americana assicurativa-finanziaria, Augusto farmacista con il chiodo fisso dell’Inter.
Una regola però l’abbiamo: gli incontri sono rigorosamente dopo cena e a casa di chi quella sera ha spedito la moglie al cinema con le amiche o altrove. Fa eccezione Augusto, che è divorziato e predilige consumare gli incontri con l’altro genere a casa di lei, quale che sia tra le tante. Per cui, quando andiamo da lui non ha bisogno di spedire la moglie da qualche parte.
La sera della smorfia di Luigi. È stato Augusto a indirizzare con una certa insistenza le chiacchiere sulla criogenesi. Si era letto, poco più poco meno, una cinquantina di pagine di Zero K, l’ultima fatica di Don DeLillo. Il tema del romanzo gli era parso inquietante, al punto di non trovare la forza per andare oltre. Rivolgendosi a me con sguardo fisso, quasi duro, mi ha chiesto: “Tu Enrico, che sei per la narrativa realista, che ne pensi di questa escursione letteraria, diciamo così, estrema?”.
“Beh, mi sembra superfluo ricordarti quanto ho più volte chiarito: sono consapevole che una realtà data sia impossibile da dimostrare. Di conseguenza, non mi resta che scegliere le mie letture nella rappresentazione artistica del continente sommerso dell’umanità media. Ma ne abbiamo discusso così tante volte, via! Occorre che ci sia il taglio maiuscolo dell’arte, anche con ragionevoli sperimentazioni se vogliamo. Sono in definitiva per un realismo massimalista. Quanto alla tua domanda su un romanzo che tratta l‘ibernazione per tornare poi a vivere − dovresti saperlo − la scienza è molto impegnata su quell’obiettivo. In ogni caso, il romanzo lo leggerò. E l’idea non mi turba per niente, anzi”.
Luigi ci ascolta, in silenzio. Quando parliamo di letteratura, che non è l’unico argomento ma uno dei tanti sui quali ci confrontiamo, viene puntualmente da parte sua la conferma di una netta predilezione verso la fantasia, anche spinta, che a suo dire porta il pensiero del lettore a quei livelli che sfuggono agli scrittori realisti.

L’Inter sta per liquidare l’allenatore Frank de Boer. Oggi Augusto ci ha chiesto di accompagnarlo a San Siro. È la partita decisiva per le sorti del tecnico e il futuro della squadra. Viene da pensare che l’amico abbia sentito il bisogno della nostra vicinanza in un momento per lui così delicato. L’interesse mio e di Luigi per il calcio incasinato di questi tempi è pressoché vicino allo zero sebbene, da buoni milanesi, ci sia rimasta quel po’ di nostalgia interista legata ai tempi di Mou.
Bocca aperta, con labbra a becco, Augusto è seduto rigido, come inchiodato direi, nelle comoda poltrona della tribuna di prima classe. Noi al suo fianco. Il suo sguardo lo diresti catatonico, verso un punto imprecisato del campo.
C’è il secondo goal della squadra avversaria. Io e Luigi ci alziamo: ”Andiamo un attimo qui sotto, al bar dello stadio, a farci un buon caffè. Almeno quello!” diciamo ad Augusto, che di sicuro non solo non ci ha ascoltato ma non si è neppure accorto che ci stiamo spostando.
Al bar. “Eppure, coi suoi limiti, è un uomo di buona cultura, Augusto” dice Luigi.
“Sì, ma considera che rispetto a noi due lui fa un lavoro che lo mette al riparo da ogni rischio. Un titolare di farmacia non perderà mai il suo posto, e così può lasciarsi andare sereno nel nulla in cui naviga uno sport ormai in mano al business e privato del suo valore originario. Devo spiegarti perché?”.
“D’accordo, ne sono convinto anch’io. La nostra, quella di noi due intendo, è tutta un’altra storia. Siamo costantemente in preda alla competition, e ciò che preoccupa è che ci viene ricordato ogni giorno da Pyne Street... dai piani alti della nostra casamadre newyorkese. Siamo cioè sempre in bilico. Quindi, come cazzo facciamo a perderci in ‘sta roba qua?”.
“Già”.
Non gliene sfugge una allo sguardo, mentre sorseggiamo il caffè. Gli occhi irrequieti si soffermano su questa e su quella. Luigi è fatto così. Anche in ufficio tutte le colleghe che siano almeno passabili sono nel suo mirino. Gira voce che un giorno qualcuno l’abbia sorpreso con le mani vaganti tra le gambe della sua segretaria.
Stiamo per tornare in tribuna. “Allora, l’hai comprato DeLillo?” gli chiedo.
“No, ancora no. Sto finendo di leggere Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, una sorta di indagine letteraria-filosofica e anche psicoanalitica. Questo autore è stato indubbiamente sopravvalutato, specie negli Usa, ma non va trascurato, ha cose interessanti da dirci... dal mio punto di vista. E tu, con DeLillo?”.
“Nemmeno io l’ho comprato. In questi giorni mi sono distratto di quel tanto nel leggere cosa si scrive sul Nobel a Dylan. Specialmente da parte di quei noiosissimi, e interessati, sostenitori della tesi che le sue canzoni non hanno nulla a che vedere con la letteratura... e mi viene da riflettere anche su Dario Fo”.
Stiamo scendendo per la lunga scalinata dello stadio. Augusto si è ripreso. Sembra tranquillo: “Ragazzi, vi siete mai chiesti perché tra le cosiddette sette Arti la letteratura ha il potere, più di ogni altra, di dividere. Dando vita a polemiche astiose e insensate. Si potrebbero citare molti casi e anche clamorosi, non è così?”.
“Parliamone stasera a casa mia” rispondo. Ma non mi lascio sfuggire una maliziosa battuta rivolta ad Augusto: “Se vale ancora quello che ci hai detto sul tema toccato da DeLillo, vedi di rinfrescarti la memoria su Epicuro e il suo pensiero sul momento estremo. Potrebbe esserti d’aiuto, e trasmetterti il desiderio di leggere quel libro con serenità, o meglio ancora con allegria. A meno che da esperto farmacista tu non voglia ricorrere a un buon ansiolitico”.

Due anni dopo. Siamo a casa mia.
Non c’è Luigi. Augusto ha portato una bottiglia di ottimo Single Malt.
“È la prima volta” Augusto.
“Non se l’è sentita” dico.
“Gli stanno accadendo due casi con effetti radicalmente opporti che rischiano di metterlo in crisi”.
La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero... sempre Epicuro”.
“Quindi si separa dalla moglie per necessità e sarà promosso General Manager per libero arbitrio. E la fortuna?”.
“Quella è stata instabile con me. Lui m’ha fregato il posto”.
“Ma dimmi un po’ come può essere successo. Parlo della promozione, naturalmente. Non certo della sua storia sentimentale, prima o poi doveva accadere... se l’è cercata”.
Non è stato senza disagio che ho cercato di dare ad Augusto una mia spiegazione del fatto: io Project Manager puntavo a quella posizione per l’ampia portata del mio compito che coinvolgeva l’intera rappresentanza italiana del gruppo; da parte sua Luigi ambiva a dare vita a un nuovo prodotto assicurativo-finanziario che s’imponesse sul mercato. È stato per caso che sono venuto a sapere come lui si sia attivato, all’insaputa dell’intera dirigenza, per richiedere ai principali giornali del Paese di pubblicare nella pagina economica articoli elogiativi di un singolo pacchetto – e neppure del tutto nuovo − che aveva messo insieme in tempi troppo brevi.
Il tutto a spese del gruppo e grazie a un accordo poco chiaro con l’Accounting Manager. Un gioco davvero di una semplicità esemplare. Ma non del tutto coerente con le competenze dei vari responsabili di settore interessati. Che mi abbia tenuto all’oscuro dei contatti con la stampa è stata la scorrettezza che più negativamente mi ha colpito. Non ne faccio una questione di amicizia tradita, bensì di rispetto delle regole. Questo è quanto. Ora lui è al di sopra di me.
“Ed ecco che ha smesso di partecipare ai nostri incontri. Peccato!” Augusto.
“Che vuoi. Dovessi anche discutere della cosa con i capi americani, come risposta mi sentirei dire competition. Non ne ho il minimo dubbio”.
Ad Augusto ho trascurato di dire che Nadia, mia moglie, mi ha confidato di aver ricevuto ultimamente da Luigi una serie di melliflue telefonate che mi fanno pensare a qualcosa somigliante a stalking.
Ho preferito lasciare Augusto immerso nei pensieri sulle deprimenti vicende della sua Inter.
Il resto è storia a sé.

 

   

 

                                                                                                                                               

Don DeLillo
Zero K
traduzione di Federico Aceto
Milano, Einaudi, 2016
pp. 240

Roland Barthes
Frammenti di un discorso amoroso
traduzione di Renzo Guidieri
Torino, Einaudi, 2001
pp. 258

Epicuro
Lettera sulla felicità
versione di Angelo Maria Pellegrino
Roma, Millelire Stampa Alternativa
pp. 29

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