“In coscienza, Kàtja, non lo so”.

Anton Pavlovič Čechov

Enrico Brega

Viaggio immaginario nel postmoderno

CAPITOLO 1: FICTION, REALTÀ
Premessa: tutto ciò che scrivo qui di seguito riguardo al viaggio è pura finzione. La critica letteraria è reale, è mia (de moi, come direbbe Hal Incandenza, protagonista di Infinite Jest di David Foster Wallace).
Perché ho scelto l’insolita forma di lettura simil-viaggio? Semplice, vorrei così stimolare quanto più possibile la partecipazione immaginativa del lettore che avrà la pazienza di seguirmi. A lui chiedo solo di stare al gioco. Se gli va.

Chiaroscuro

Subito dopo quel disastro − pur in assenza di una qualsiasi prova o possibile indizio sulla causa che l’aveva provocato − Matteo provò a immaginare un mondo senza confini dove l’accoglienza fosse un valore condiviso non meno di quanto possa esserlo un’auto di cilindrata medioalta dalla carrozzeria metallizzata con cerchioni in lega leggera. Ma fu un pensiero volatile.
Matteo e Toni, due cugini. Vivevano in un minuscolo paese − talmente insignificante che il suo nome è quasi impossibile da ricordare − alle falde delle Alpi, dove il Piave taglia per il lungo la vallata che congiunge Belluno a Feltre.
Toni se ne andò via presto, poco più che ventenne. In paese girava voce che avesse delle idee tutte sue su come fare fortuna tra gente straniera. Matteo aveva quattro anni meno di lui, e stava terminando gli studi.

Sulle ali del web

Ripercorre col pensiero i sentieri della sua vita che l’hanno portato fin qui, quasi una sinossi esistenziale. Espressione di vicende e sentimenti tumultuosamente calmi. Il senso della contraddizione da lui vissuto in una società ormai avviata senza sosta lungo uno scenario digitalizzato. Sta cercando una qualsiasi credibile possibilità di intravedere almeno un sia pur sfocato profilo della realtà in divenire.
Per Luca Girondi è giorno di debutto. Dopo un periodo di consensuale isolamento − canonica quarantena − nel salone della CRWDOC, che sta per Casa Recupero Web-Disturbo Ossessivo-Compulsivo, salirà in cattedra, si fa per dire, e parlerà della sua esperienza a una ventina di altri ospiti della Casa.

Fiction's about what is to be fucking human being

Quel Baronetto ti sorprende ogni volta che lo ascolti. Sir Gary Brooker, dopo mezzo secolo − da quand’era poco più che ventenne − la sua voce non ha subìto i danni del tempo, ti cattura e ti perdi − ogni volta meravigliandoti − tra le criptiche parole della canzone. Ho attivato YouTube: A Whiter Shade of Pale diffonde il suo fascino tra le pareti del mio studio, le note dell’organo Hammond ne esaltano l’armonia. Quando i Procol Harum la lanciarono non ero ancora nato.
Sono un che non più di due anni fa ha partecipato a un convegno, organizzato in più sezioni, sull’Era Digitale. Uno che, in coerenza col suo forte interesse per la parola scritta, era ormai da tempo alla ricerca − sia pur agli inizi nebulosa − di un modo, un veicolo, per ritagliarsi un ruolo di protagonista, non necessariamente di primissimo piano ma comunque di una qualche rilevanza, nell’ambiente delle umane lettere.

Variabili indipendenti

Questa notte ho sognato papà. Quando mi sono svegliata ero in un bagno di sudore, il respiro in affanno. Poi mi sono ripresa ma non è finita lì perché la mente, quasi agisse in completa autonomia dal mio stesso essere, ripeteva sta sperando, solo sperando, non gli resta altro. E per qualche manciata di secondi la cosa è andata avanti in quel modo. Massimo, mio marito, come suo solito si stiracchiava prima di alzarsi dal letto per recarsi al lavoro, mi guarda e dice: ”Che c’è Mariangela, qualcosa non va?” “No, no... un sogno. Soltanto un sogno”.

Sognando Massachussets

Visto da lontano, l’Istituto universitario dalla forma similgotica dove ha sede il mio dipartimento ha un che di misterioso.
La struttura dell’Istituto, culminante nella volta grigiastra dalla quale fuoriescono due spuntoni di diversa lunghezza − che vorrebbero rappresentare la sintesi di una guglia slanciata e piramidale senza tuttavia riuscire a dare all’intero complesso un credibile coronamento estetico − mi è sempre parsa come un’opera concepita da un architetto dalle idee stravaganti. Poi è successo che quasi d’improvviso nel mio modo di osservare quell’edificio qualcosa è cambiato. Sarà che da un po’ ho preso a recarmi in ufficio alle prime luci dell’alba, ossia nell’ora in cui il giorno si presenta carico di promesse. O più probabilmente perché ho in mente un piano così eccitante che ogni luogo che mi capita sotto gli occhi mi appare in armonia con tutto il mio essere.

Clo

Sono Clo. Tutti mi chiamano così. Il mio vero nome è Claudia. Un anno fa scomparivo. Ieri sono tornata. Sono stata via per cercare la mia strada, adesso è venuto il momento di vederci chiaro. Mi ci vorrà un po’ di tempo, ma neanche tanto, perché certi fatti hanno un significato complessivo dai contorni ancora nebulosi, mentre io per carattere ho bisogno di certezze in ogni istante della mia vita. Soprattutto quando mi trovo a dover ricominciare tutto daccapo.

Peacekeeper

Se ne sta dietro una colonna cercando di non farsi notare. Allunga lo sguardo per qualche istante. Poco più avanti, su un’altra colonna dei portici che incorniciano la piazza, mani non tanto ignote hanno affisso un manifesto scritto fitto fitto con pennarelli colorati. Da dove si trova, la ragazza riesce a intravedere solo le prime due parole a caratteri più grandi: UNIVERSITAS STUDIORUM. C’è anche una fotografia, che subito riconosce. Sorride. Il manifesto goliardico è per lei. Si è laureata in lingue estere, e della parola “lingue” lei pensa che su quel foglio potrebbero esserci le più fantasiose versioni, con tanto di espressioni e disegni allusivi e grevi quanto basta. Le solite cose, immagina. Come da copione. Qualche passante gli lancia un’occhiata di sguincio proseguendo spedito lungo i portici dove filtra la luce di prima mattina. Pochi, per lo più giovani, si soffermano a leggerlo, ridacchiando.

Stati di cose fluttuanti

È il 2013. L’hanno ricoverato al LENOX HIILL HOSPITAL. Nell’Upper East Side, New York City. La telefonata l’ha ricevuta nelle prime ore del pomeriggio in ufficio. A chiamarla è stato Bruce Stoneberg, il responsabile a livello mondiale del gruppo multinazionale INSGLOBE con headquarter negli Usa. Suo marito Riccardo − Rick per gli intimi − è general manager della rappresentanza italiana a Milano. Ha un ematoma cerebrale, e subìto gravi lesioni alle braccia. Un agguato a opera di ignoti. In una tasca della giacca gli hanno trovato una busta contenente una lettera, alcune fotografie e una chiavetta Usb. Il tutto è stato consegnato alla polizia per le indagini del caso.

Elogio dell'entropia

Non sarà con la spiegazione (inopportuna data la sede) di teoremi matematici e relativi algoritmi che tenterò con questo scritto di avvicinarmi il più possibile alla comprensione di come e quando, posto che abbia una sua ragion d’essere, l’entropia prende forma e sostanza nella teoria della comunicazione con le possibili conseguenze sulla narrativa e sulla poesia.
Se vogliamo, potrei in un certo senso partire dal buon Giuseppe Ungaretti, che con il suo “M’illumino d’immenso”, sentimento espresso poeticamente con sole quattro parole da una persona che dopo un buon sonno notturno si sveglia al mattino certa di avere davanti a sé una giornata colma di momenti piacevoli, ha fatto piazza pulita delle solite decine e decine di parole che si potrebbero consumare per rivelare in quel caso, peraltro senza la dovuta intensità, lo stesso stato d’animo.

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