”In coscienza, Kàtja, non lo so.“

Anton Pavlovič Čechov

Domenica, 01 Ottobre 2017 00:00

Una storia di donne

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Colpo di teatro. Si trovano, come da tre anni a questa parte ogni primo lunedì del mese, sul balcone-giardino al 22° piano del grattacielo Bosco Verticale ideato e realizzato da Stefano Boeri nel Centro Direzionale di Milano. L’appartamento è di Mirella Baldini, la fondatrice del gruppo. Le tre ragazze, tra venti ai trent’anni, sono comodamente abbandonate su poltrone da favola. Il bicchiere di Campari in mano, sorseggiano. Eccola che appare da dietro un albero. Di scatto tutte in piedi, ed è Loretta che parla: − Mirella, la nostra avventura si conclude qui. D’ora in poi ciascuna di noi andrà per la sua strada. Grazie per tutto quello che ci hai insegnato.

Siamo nel 2017. La torrida estate di quest’anno sta per lasciare il passo all’autunno. Dunque sono tre anni che hanno lavorato sul progetto.

Tutto è cominciato quando Mirella ha pensato che Versatilità sarebbe stato il marchio più efficace da attribuire al gruppo di studio (e non solo) che intendeva creare con tre sue amiche disposte a mettere a frutto la loro capacità speculativa sulle potenzialità femminili in un mondo dominato da forme di maschilismo non di rado rese artificialmente irriconoscibili da considerazioni che vorrebbero apparire logiche.
Ma perché Versatilità?
− Attitudine a volgere l’attenzione in direzioni diverse − usa dire Mirella a Loretta, Chiara e Agnese.
Hanno poi preso l‘abitudine di trovarsi a casa di Mirella per scambiarsi opinioni, informazioni, allo scopo di elaborare ipotesi operative coerenti con le loro conclusioni.
− Prendiamo il lavoro, tanto per fare l’esempio più significativo − dice Agnese.
− Gli uomini ben difficilmente si orientano ad alternare, ricercare nel tempo impegni tra loro diversi. Al contrario – salvo poche eccezioni – puntano tenacemente, quasi ossessivamente direi, su un solo obbiettivo. E spendono una vita intera che, sì, può portarli al successo ed essere per loro appagante. Ma è tutta li la vita lavorativa? Non c’è il rischio che quella che a me pare essere una monofissazione li tenga lontani dalle molteplici, stimolanti, esperienze che varrebbe la pena di apprezzare?
− Lo stesso si può dire dei loro rapporti sentimentali. Ma non vorrei essere fraintesa − Loretta. − Voglio dire che in molti casi quando l’uomo capisce che le storia con la sua donna si sta appannando, si rivolge per lo più furtivamente altrove, anziché prendere l’unica decisione logica e umanamente accettabile di porre fine al rapporto con sua moglie o compagna che sia.
Questi sono i temi che la quattro trattano vivacemente nei loro incontri, dove Mirella cerca una sintesi credibile per tutte loro.
Ma perché hanno sentito il bisogno di impegnarsi in questa ricerca? La risposta più o meno esplicitamente viene dalle loro argomentazioni: in questa società le donne finiscono per trovarsi, volenti o nolenti, in una posizione marginale. Il che a loro non sembra umanamente accettabile, dal momento che hanno la forte convinzione della maggiore capacità femminile nella ricerca del nuovo. La vita nelle sue varie configurazioni pratiche, insomma.
Cosa fare nella vita non è il pensare a un percorso esistenziale piatto e privo di stimoli sempre nuovi. Peraltro non sempre riscontrabili in situazioni reali. Da qui a voler conoscere il proprio vissuto e degli altri.

Tre anni trascorsi a dare il meglio di se stesse nel sondare quello che ritengono essere il terreno di coltura dello stare al mondo in quanto donne. E intanto ognuna di loro vive e sperimenta le proprie personali scelte sul come rapportarsi all’esistenza. Fortemente contraria all’idea che esistano ruoli di genere, Agnese è passata da un’attività di disegnatrice di moda alla stesura di un corso di management che ha poi tenuto allo staff di soli uomini di un importante istituto bancario. Ma non si è fermata lì, e si è impegnata a collaborare nell’organizzazione di una catena di negozi per la vendita di materiale di arredo.
− Sei stata la prima a porre in atto le nostre convinzioni, che ne pensi? È il caso di andare avanti? − chiedono come in coro le altre.
− Direi di sì... e voi cosa aspettate. Coraggio, buttatevi!
E ha avuto così inizio da parte delle altre un vorticoso movimento di passaggio da un lavoro all’altro. In perfetta coerenza con le loro convinzioni. Non chiamiamola filosofia di vita.
Chiara, separata, due figli da crescere, sembra la più determinata. Numerosi e di breve durata i suoi impegni lavorativi. La sua vita sentimentale: di nuovi compagni ne ha avuti, ma nulla di serio con ciascuno di loro. La si direbbe felice.
Mirella è sposata con un calciatore che grazie ai ricchi ingaggi ha potuto comprare il costosissimo appartamento al Bosco Verticale. Lei vede, o crede di vedere, nei frequenti cambi di squadra del marito una sorta di riflesso della sua teoria dell’incessante protrarsi verso il nuovo. La loro vita appare alle sue amiche come un esempio da seguire. Non è un caso che il gruppo l’abbia messo insieme lei con idee che hanno fatto facilmente presa sulle altre partecipanti.
Ha ventiquattro anni Alfredo, sta per laurearsi in materia umanistiche. Ha conosciuto Agnese in una festa da ballo a casa di amici, e nel volgere di poco tempo sono andati a vivere assieme in un loft del padre di lui. Nessuno dei due sa quanto potrà durare la loro relazione. C’è un qualcosa di sfuggente nel loro vivere quotidiano. Che pur appare gioioso.
Loretta ha avuto difficoltà a lasciare, per rivolgersi altrove, la società finanziaria dove lavorava, perché il dirigente del suo ufficio dava insistenti segni di voler dare vita a una storia con lei. Ma poi ha pensato che  bastasse fargli capire in più occasioni che non c’era nulla da fare. Altrove erano i suoi pensieri. Vive sola.

Verso le 7,30 di una notte insonne Chiara ha come un sussulto al quale non sa attribuire un preciso significato. Due mesi sono ormai passati. Il meeting del lunedì viene puntualmente tenuto. Ciascuna espone con puntigliosa chiarezza le esperienze fatte. Pochi e talvolta vaghi i commenti delle altre. Mariella ha la sensazione di percepire un che di non del tutto chiaro. Ma non ne parla. Troppo è il suo interesse per il progetto al quale si è data con tanta fiducia ed entusiasmo. Si tratta di ribaltare uno dei principi generalmente ritenuti punti fermi del modo di essere degli esseri umani.

Quando Agnese, che non è per nulla timida, glielo ha chiesto, Mirella è parsa perplessa. − Ma siamo sicure che stiamo andando nella giusta direzione?
− Perché no?
− Non saprei, ma da un po’ avverto un vago senso di incertezza. Siamo tutte impegnate in una non comune alternanza di impegni lavorativi. Ma cosa ne stiamo ricavando?
− Magari la conferma della nostra versatilità in quanto donne.
− Davvero? E che dire del senso della famiglia?
− Cioè?
− Beh, diciamo che noi donne – così si usa dire da sempre nel nostro Paese, e altrove – siamo qualcosa come “angeli del focolare”, incarniamo la famiglia. E mi chiedo come il nostro progetto si rapporti con una siffatta convinzione.
− Non vedo alcuna contraddizione.
Mah.

Sono passate poche settimane. Questa volta sono Loretta e Chiara che hanno sentito il bisogno di incontrarsi. Hanno scelto di trovarsi al bar, non in casa. Succede che anche tra loro si sta insinuando il dubbio di Agnese, e si domandano cosa fare.
− Se alla nostra vita che stiamo facendo non apportiamo nessun correttivo, c’è il rischio che un marito, dei figli e tutto quanto attiene alla realtà famigliare possa rimanere né più né meno che un sogno − Chiara.
− Già, ma che fare allora a questo punto?
− Vuoi dire che anche Agnese possa anche lei essere alle prese con la necessità di dare una consapevole risposta a tale interrogativo. Di recente mi è parsa un po’ strana, sfuggente forse.
− Dunque la nostra sfida a uno stato di cose che volevamo quasi sovvertire potrebbe...
− Non sono in grado di dire se rinunciare al progetto possa aiutarci o farci ricadere nell’ormai classico, e apparentemente, immodificabile rapporto di genere dove l’uomo... Accettare per conseguenza supinamente le cose come stanno?
− Proviamo invece a volgere il nostro sguardo verso un futuro che, con il dovuto equilibrio, ci dia la possibilità di esaltare i valori della famiglia permettendoci al tempo stesso di non rinunciare del tutto a porre in atto le nostre capacità nel campo di un lavoro ragionevolmente diversificato. Parliamone con le altre e poi, prendiamo la giusta decisione, e diciamolo senza esitazione a Mirella. Che in fondo ci ha aiutato molto a trovare noi stesse.

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