“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Enrico Brega

Jolene

Palazzo Mezzanotte, il nome di quel monumentale edificio dal singolare sviluppo architettonico, evocava nella giovane mente di Jolene pensieri vagamente oscuri. Quando suo padre l’accompagnò per la prima volta − lei aveva quindici anni − in Piazza Affari, nel tempio del mercato finanziario milanese, per mostrarle dove lui svolgeva la sua attività quotidiana, osservando dalla vetrata esterna al salone la frenetica, vorticosa agitazione di persone e cose, da lei mai immaginata prima, braccia nervosamente protese in alto verso svariate direzioni, dita puntate non si sa dove, l’incredibile vociare che le giungeva sia pur ovattato alle orecchie, Jolene si fece un’idea  del tutto diversa di quel luogo. Un luogo pieno di vita, pensò, pur non comprendendone del tutto il significato. Quasi un gioco, le venne da dirsi. Un gioco carico di energia quasi allegramente schizofrenica.

Tutto, e di più

Il titolo di questa nota non è solo un personale omaggio a David Foster Wallace per il suo coraggioso impegno di romanziere di vasta fama nell’aver dato alle stampe l’omonimo saggio grazie al quale si confronta con le astratte scoperte della matematica affrontando l’arduo tema dell’infinito, obiettivo reso ancora più difficoltoso per il taglio del libro che vuole essere divulgativo.
“Il vostro autore è un critico con interesse amatoriale di livello medio-alto per la matematica e i sistemi formali...”, così si autodefinisce DFW immergendosi nelle formule, per lo più astruse, tali da mandare in tilt il cervello di quei lettori, come me, che non siano matematici professionali.

Certe strade

Alla Biblioteca Ambrosiana c’è voluto poco per entrare in contatto. Dopo la laurea mi ero preso un anno sabbatico, come si usa nei Paesi anglosassoni. Volevo riflettere senza condizionamenti. Poi avrei deciso sul tipo di lavoro che mi permettesse di puntare in alto. Valeria, che ha quattro anni meno di me, frequentava il corso di laurea magistrale in arti visive per passare in seguito a quello di filmaking.
Da qualche settimana la mattina mi fermavo un paio d’ore nel salone di lettura per fare ordine in certe mie confuse idee, consultando libri di ogni genere con particolare riguardo alla saggistica politica. Lei se ne stava seduta sempre al primo banco, seminascosta dai numerosi volumi che sfogliava con aria concentrata. Ogni tanto si alzava, puntava dritto al reparto computer che le era di fronte, premeva velocemente alcuni tasti e fissava il video per qualche secondo. Al termine dell’operazione annotava qualcosa su una minuscola agenda mentre tornava al banco. Ogni volta, prima di sedersi, scuoteva la testa come fosse delusa. Poi gettava all’indietro i capelli rossorame e lanciava un’occhiata panoramica verso il salone.

Quel tipo di persona

Mi manca. Cazzo, quanto mi manca. Dico a mia moglie: “Dài, apriamo un po’ ‘ste finestre. Non vedi che sole? Godiamocelo”.
“Certo che un inverno così sarà meglio dimenticarcelo” Kitty.
Per tante ragioni, penso.
Da oggi, dopo tre giorni, scorre vivace il traffico automobilistico sotto di noi. Il blocco è cessato, le polveri sottili rientrate nei limiti. C’è stato uno smog senza tregua.
La via dove abitiamo è stretta, i marciapiedi sui due lati lasciano poco spazio ai pedoni, non è certo un luogo da movida. Mi affaccio alla finestra dopo aver aperto le tende bianche, e subito mi torna alla mente quel marciapiede diviso in due della movimentata Rambla Santa Monica di Barcellona, così largo che è un piacere passeggiare, soffermarsi davanti alle vetrine dei negozi, alle bancarelle, lanciare lo sguardo in alto dove si affacciano elegantemente bizzarri balconi dal tratto architettonico che sembrano volerti ricordare un surrealista Gaudì.

Narratologia al femminile

Lo spunto per stendere queste note con le quali mi propongo di stabilire una base di riflessione su un argomento che, in qualche modo, mi riguarda me l’ha dato Gianni Riotta. Con il suo articolo apparso su La Stampa il 1° settembre 2015 dal titolo Arriva “Purity”, il nuovo libro di Jonathan Franzen contro tutti, il giornalista, dopo aver letto una copia staffetta in lingua originale, anticipa il contenuto del nuovo romanzo del maggior scrittore americano vivente che Einaudi pubblicherà a febbraio. Dice Riotta: ”Franzen ha scritto un libro divertente, critico, sarcastico, pieno di irriverenti verità sulla disfunzionale società americana del presente”. È lecito credere che tale giudizio possa essere in buona parte esteso anche alla società del nostro Paese. Ma non è di questo che intendo parlare. Lo farò dopo aver letto il romanzo.

Dell'umanesimo nel cosmo

Mi è capitato tra le mani per caso, in questi giorni. Stavo facendo un po’ di ordine nella mia libreria, in ogni angolo accessibile di casa, con mia moglie che mi lanciava sguardi obliqui. “Non c’è dubbio che i tuoi figli" − i nostri − "tutti e due abbiano preso da te i geni del caos” mi dice Laura sospirando.
Ed è stata quella parola “caos” a farmi scattare la curiosità di mettermi alla ricerca di un libro che avevo letto un paio d’anni prima. Una buona mezz’ora, ma poi l’ho trovato. È delle Edizioni Laterza, il titolo Disumane lettere di Carla Benedetti.

Su quell'intervista a David Foster Wallace

A chi non ne avesse ancora affrontato la lettura potrebbe bastare − per essere indotto a farlo − quanto sostiene D.T. Max (Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi – Vita di David Foster Wallace): l’intervista rilasciata da DFW a Larry McCaffery nell’estate 1993 “è imprescindibile” per poter comprendere questa straordinaria figura dell’universo letterario contemporaneo.

Il ritorno

Ricky

Lui è un bambino di sette anni. Gli piace contemplare le fantasiose evoluzioni aeree delle rondini dalla terrazza di casa che svetta su una collina dolcemente digradante.
Di ritorno da un lungo viaggio in volo dall’Africa, ogni anno − sempre meno numerose a causa del surriscaldamento della Terra e dell’inquinamento atmosferico − nelle stagioni propizie le rondini roteano, volteggiano, si separano con scatti verso svariate direzioni, planano all’improvviso, si rialzano e il gruppo si ricompone dando corpo a imprevedibili forme geometriche nel cielo di un azzurro intenso a tratti cangiante sul dorato, poi di nuovo si separano.
Ricky è irresistibilmente attratto da quello spettacolo della natura, che cerca di seguire con il movimento degli occhi in larghe volute. Fantasticando.

Il senso e nessun limite

Come possa raccontare questa storia, ho l’impressione che non mi sia per niente chiaro. Ma sento di doverlo fare.
“Sono solito pensare che un libro nasce de un’insoddisfazione, nasce da un vuoto, i cui perimetri si delineano strada facendo e al termine del lavoro. Sicuramente scriverlo equivale a...“. È Enrique Vila-Matas, nell’incipit del primo racconto della raccolta Esploratori dell'abisso.
La libertà ritrovata. Sarà poi vero? Sono le undici di un sabato mattina, sto cazzeggiando qui in casa, il libro in mano, passo da una stanza all’altra senza una meta definita o in via di definizione. Caroline, mia moglie, sdraiata sul divano in totale relax sfoglia distrattamente un insulso settimanale americano per donne. Lei è nata nella West Coast. Eravamo colleghi nella multinazionale dove abbiamo lavorato.

Il bello del pubblicare in rete

Mi avvio per un breve percorso che mi porterà a visitare − sia pur attraverso frammenti più o meno omogenei − certi luoghi della parola scritta.
Era il 10 Agosto 2012 quando, sul Corriere della Sera, Claudio Magris pubblicava l’articolo intitolato In difesa degli scrittori sommersi*. Avevo da poco iniziato a frequentare blog letterari e webmagazine, da principio con semplici commenti, poi con qualche scritto nella forma racconto, note varie e cose del genere. Ricordo come la finissima trattazione del tema fatta dallo scrittore triestino abbia destato subito un mio forte interesse. E da allora ho preso a dare maggior senso al mio tempo libero scrivendo in Rete su temi letterari.

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