“La sofferenza, il dolore sono l’inevitabile dovere di una coscienza generosa e d’un cuore profondo. Gli uomini veramente grandi, credo, debbono provare su questa terra una grande tristezza”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Enrico Brega

Variabili indipendenti

Questa notte ho sognato papà. Quando mi sono svegliata ero in un bagno di sudore, il respiro in affanno. Poi mi sono ripresa ma non è finita lì perché la mente, quasi agisse in completa autonomia dal mio stesso essere, ripeteva sta sperando, solo sperando, non gli resta altro. E per qualche manciata di secondi la cosa è andata avanti in quel modo. Massimo, mio marito, come suo solito si stiracchiava prima di alzarsi dal letto per recarsi al lavoro, mi guarda e dice: ”Che c’è Mariangela, qualcosa non va?” “No, no... un sogno. Soltanto un sogno”.

Sognando Massachussets

Visto da lontano, l’Istituto universitario dalla forma similgotica dove ha sede il mio dipartimento ha un che di misterioso.
La struttura dell’Istituto, culminante nella volta grigiastra dalla quale fuoriescono due spuntoni di diversa lunghezza − che vorrebbero rappresentare la sintesi di una guglia slanciata e piramidale senza tuttavia riuscire a dare all’intero complesso un credibile coronamento estetico − mi è sempre parsa come un’opera concepita da un architetto dalle idee stravaganti. Poi è successo che quasi d’improvviso nel mio modo di osservare quell’edificio qualcosa è cambiato. Sarà che da un po’ ho preso a recarmi in ufficio alle prime luci dell’alba, ossia nell’ora in cui il giorno si presenta carico di promesse. O più probabilmente perché ho in mente un piano così eccitante che ogni luogo che mi capita sotto gli occhi mi appare in armonia con tutto il mio essere.

Clo

Sono Clo. Tutti mi chiamano così. Il mio vero nome è Claudia. Un anno fa scomparivo. Ieri sono tornata. Sono stata via per cercare la mia strada, adesso è venuto il momento di vederci chiaro. Mi ci vorrà un po’ di tempo, ma neanche tanto, perché certi fatti hanno un significato complessivo dai contorni ancora nebulosi, mentre io per carattere ho bisogno di certezze in ogni istante della mia vita. Soprattutto quando mi trovo a dover ricominciare tutto daccapo.

Peacekeeper

Se ne sta dietro una colonna cercando di non farsi notare. Allunga lo sguardo per qualche istante. Poco più avanti, su un’altra colonna dei portici che incorniciano la piazza, mani non tanto ignote hanno affisso un manifesto scritto fitto fitto con pennarelli colorati. Da dove si trova, la ragazza riesce a intravedere solo le prime due parole a caratteri più grandi: UNIVERSITAS STUDIORUM. C’è anche una fotografia, che subito riconosce. Sorride. Il manifesto goliardico è per lei. Si è laureata in lingue estere, e della parola “lingue” lei pensa che su quel foglio potrebbero esserci le più fantasiose versioni, con tanto di espressioni e disegni allusivi e grevi quanto basta. Le solite cose, immagina. Come da copione. Qualche passante gli lancia un’occhiata di sguincio proseguendo spedito lungo i portici dove filtra la luce di prima mattina. Pochi, per lo più giovani, si soffermano a leggerlo, ridacchiando.

Stati di cose fluttuanti

È il 2013. L’hanno ricoverato al LENOX HIILL HOSPITAL. Nell’Upper East Side, New York City. La telefonata l’ha ricevuta nelle prime ore del pomeriggio in ufficio. A chiamarla è stato Bruce Stoneberg, il responsabile a livello mondiale del gruppo multinazionale INSGLOBE con headquarter negli Usa. Suo marito Riccardo − Rick per gli intimi − è general manager della rappresentanza italiana a Milano. Ha un ematoma cerebrale, e subìto gravi lesioni alle braccia. Un agguato a opera di ignoti. In una tasca della giacca gli hanno trovato una busta contenente una lettera, alcune fotografie e una chiavetta Usb. Il tutto è stato consegnato alla polizia per le indagini del caso.

Elogio dell'entropia

Non sarà con la spiegazione (inopportuna data la sede) di teoremi matematici e relativi algoritmi che tenterò con questo scritto di avvicinarmi il più possibile alla comprensione di come e quando, posto che abbia una sua ragion d’essere, l’entropia prende forma e sostanza nella teoria della comunicazione con le possibili conseguenze sulla narrativa e sulla poesia.
Se vogliamo, potrei in un certo senso partire dal buon Giuseppe Ungaretti, che con il suo “M’illumino d’immenso”, sentimento espresso poeticamente con sole quattro parole da una persona che dopo un buon sonno notturno si sveglia al mattino certa di avere davanti a sé una giornata colma di momenti piacevoli, ha fatto piazza pulita delle solite decine e decine di parole che si potrebbero consumare per rivelare in quel caso, peraltro senza la dovuta intensità, lo stesso stato d’animo.

Immagini

Le luci fantasmagoriche dell’aeroporto hanno sempre il potere di eccitarmi. A Linate i genitori di Anna sono venuti ad accoglierci con i nostri figli, che appena ci scorgono si mettono a correrci incontro con gridolini di gioia.
Abbiamo lasciato Roma da poco più di un’ora. Non c’era ragione di restare. Franco ne avrà per un pezzo: svariati mesi, stando ai medici che lo hanno in cura, se tutto va bene. E poi c’è Molly che gli terrà compagnia. Dopo il ricovero di Franco lei ha subito prenotato un albergo nelle vicinanze dell’ospedale. Ho la sensazione che non si tratti di una delle solite troiette, di quelle insomma che hanno mandato a pezzi il rapporto con Flavia.
Molly... sento che aiuterà Franco a venirne fuori e trovare in sé la forza di ripartire.

Proverete le nostre emozioni

Quello che segue è il resoconto di un breve periodo della mia vita. Per il resto si vedrà.
Da principio la luce inondava i miei giorni, poi a tratti ho cominciato a intravedere sullo sfondo schegge di oscurità e da lì ho preso a interrogarmi su cos’è in realtà l’essere umano, ma con scarsi risultati. Tuttavia, quando mi sfiora anche solo il timore di perdermi nel nulla, per me ogni percorso può essere utile… se hai le palle. Così, pur non essendo uno scrittore, ho deciso di far rivivere i primi tentativi della mia ricerca nella forma racconto. Chissà che sforzandomi di scegliere le parole più eloquenti per esprimere il mio stato d’animo a chi potrebbe leggere questo scritto io, di riflesso, non possa trovare le risposte che sto cercando.

Lulu e il sottile fascino dell'ambizione

A ripensarci, la diresti una storia da manuale.
L’appuntamento è per mezzogiorno in punto. Dall’avvocato. Marco, mio marito, verrà direttamente dall’ufficio. Per nessuna ragione al mondo perderebbe anche un solo attimo di lavoro. Il suo non è semplice attaccamento professionale, ma si tratta piuttosto di una sindrome di sfrenato carrierismo che nei momenti di maggior competizione con i colleghi della società dove ricopre la carica di manager gli provoca incontenibili attacchi di panico.

Cortázar o Il gioco del mondo ("Rayuela")

Dall'altra parte
"Non dire, metti in scena". Era la regola aurea ai corsi di scrittura creativa, per lo più statunitensi, attorno agli anni ’80.
Poco più di vent’anni prima, quando il moderno stava per lasciare il passo al postmoderno, Cortázar scriveva Rayuela, mettendo insieme quelli che lui definisce "strati di cose eterogenee che rispondevano alla mia esperienza di quell’epoca a Parigi".
Ma questo romanzo non è classificabile secondo le varie categorie e sottocategorie che si sono avvicendate nel corso di quegli anni, è semplicemente un’opera a sé. Rivoluzionaria.

Pagina 10 di 10

Sostieni


Facebook