“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Domenica, 26 Febbraio 2017 00:00

Tra erotismo e porno

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Finalmente è arrivato! Tutti noi in attesa, con una certa impazienza. Lo tiene tra le mani unite a forma di coppa quasi dovesse trattarsi di un qualcosa di sacro, lo posa con delicatezza sul tavolino. È persino un po’ patetico, Giorgio.
– Sì, qui c’è tutto. Come vi avevo promesso – dice girando gli occhi con ostentata lentezza lungo l’intero perimetro del living nel nostro − mio e di Laura – buen retiro nelle Dolomiti Bellunesi.
È trascorso un mese da quella sera a casa di Giorgio e sua moglie Giuliana, dove assieme a Marco con la sua nuova amica Jenny e Lele abbiamo preso la decisione di dare ai nostri incontri l’impronta di Club tra amici per evitare una sterile dispersione di idee, opinioni, emozioni altrimenti utili al fine di cogliere nei limiti del possibile tratti riconoscibili dell’essenza umana. Il tutto attraverso una sorta di gioco da me definito – forse in maniera vagamente impropria – ludoterapia.

Oggi siamo qui tutti, tranne Lele che se va bene ci raggiunge domani. La proposta di vederci nel fine settimana, almeno per la prima volta, lontani da Milano è stata mia. Un temporaneo stacco dalle abitudini che potrebbe aiutarci a stimolare nuovi approcci nelle nostre conversazioni tendenti al tutto e al nulla. Un modo solo nostro nel giocare la vita della maturità, svincolati dagli impegni di lavoro ormai alle spalle. Fa eccezione Jenny per la sua giovane età. E il suo è un aiuto in più per il successo del nostro progetto di vita intellettualmente sensibile.
Nell’incontro dal quale ha avuto inizio il gioco ludoterapico tutti ci siamo impegnati a dare il personale contributo nella ricerca del senso delle cose. Vogliamo anche un’atmosfera rilassata, priva di inutili tensioni, e Giorgio si era impegnato a occuparsi nella scelta della musica quanto più possibile coinvolgente. Atmosfera.
Noi: tutti lettori di razza. Io: l’unico del gruppo a dedicare un po’ del mio tempo a scrivere brevi racconti e qualche nota letteraria da pubblicare in Rete.
– Cos’hai scritto di nuovo, Enrico, che ancora non conosciamo? – mi chiede Marco.
– Sì, poi ve lo dico. Ma prima lasciami estrarre il coniglio dal cilindro. Che insomma vi faccia sapere qual è il tema da trattare nella riunione, visto che questa volta avete dato l’incarico a me. Le prossime volte, a turno, toccherà a ciascuno di voi.
– D’accordo, ma sbrigati. Io ho qui tra le mani un qualcosa che vi ecciterà – Giorgio.
– Vabbé. Il tema che ho scelto – e a buona ragione, penso – è Il sesso nell’arte letteraria contemporanea.
Sguardi con quel minimo di sorpresa. Le donne danno l’impressione, sia pur senza parlare, di un’intima curiosità. È Jenny che dà una scossa alla situazione di apparente stallo: – Be’ Giorgio, vuoi mostrarci quell’oggetto misterioso che riposa qui sul tavolino in attesa di fare la nostra conoscenza?
– Ah sì. Quarant’anni son passati, quaranta! Da quando Martin Scorsese ha girato il film The Last Waltz, che altro non è se non il concerto d’addio dello storico gruppo rock The Band dove era stata chiamata a partecipare la crema del rock americano e non solo. Bob Dylan, Neil Young, Van Morrison, Joni Mitchell, Eric Clapton e altre gigantesche figure che hanno dato lustro a quella musica che ha segnato la nostra epoca e si proietta nel futuro. Ecco, allora, cosa vi ho portato: questo magnifico cofanetto che contiene, anzi gelosamente custodisce, niente meno che quattro cd e un blu-ray del film. Vi basta? Rock and roll will never die, eh!
– Ne avremo in abbondanza in questi due giorni... tra una considerazione e l’altra sul sesso in letteratura – Giuliana.

All’inizio, per ciascuno di noi c’è voluto un forte impegno di concentrazione prima di esprimerci sull’argomento. Ma una volta dato il via allo scambio di vedute, la discussione ha preso slancio.
– È di antica data nonché largamente condivisa e non senza valide ragioni l’opinione radicalmente negativa nei confronti della pornografia fine a se stessa. Ma, tuttavia, non si possono chiudere gli occhi di fronte a un fenomeno che con lo sviluppo tecnologico in atto va estendendosi sempre di più. Altro è il discorso sul senso erotico – dico.
– Ci limitiamo a parlarne tipo una possibile degenerazione letteraria o consideriamo la questione a tutto campo, etica e morale comprese? – Marco.
– Mah, ti dirò. Io partirei da una seria riflessione sul porno – che oggi da più parti si tende a considerare a torto o a ragione una estensione realista della vita – messo a confronto con l’erotismo che, grazie anche al poltically correct, tutto da discutere, sul piano estetico non esibisce l’essenza sottesa limitandosi ad accennarne in maniera più o meno velata secondo il caso.
– Si Enrico. Mi sembra il percorso giusto – Giorgio.
– E di fondamentale importanza è il confronto tra la narrativa italiana, romanzo o racconto che sia, con quella di altri Paesi. Particolarmente con la produzione americana – Jenny.
Mia moglie Laura ascolta. Fin qui non è intervenuta, ma sono certo che sta filtrando ciò che ha ascoltato, e poi dirà la sua con estrema saggezza. Lei è fatta così.
Squilla il telefono, è Lele. Attivo il viva-voce: – Ciao Enrico, mi spiace ma non posso raggiungervi... mi è sopravvenuto un impegno... sai... di quelli... Salutami gli amici.
Si increspano le labbra di noi tutti, nessun dubbio che si tratti della materia di cui ci stiamo occupando. Ma in modo concreto.
Alternando l’intensa discussione all’ascolto di brani dei cd di Giorgio e alla visione di scene dello show immortalato da Scorsese siamo arrivati all’ora di cena abbastanza affamati.
Laura, pronta come sempre, prende il cellulare e chiama il ristorante del paese che nel giro di neanche mezz’ora ci fa avere un ricco servizio di catering a base di gustosi piatti locali. I vini sono nella mia cantina, che gli amici già conoscono per averla frequentata a più riprese durante il giorno. L’euforia è allo zenith sebbene sotto controllo. La ludoterapia sta funzionando. Giochiamo in trasferta. È la prima volta.
Proseguiamo il nostro scambio di opinioni fino a notte fonda.
– Domani riprendiamo il lavoro – dico, salutando gli altri mentre si ritirano nelle rispettive stanze da letto.

Siamo all’alba del giorno dopo. È domenica. Quel parco dolomitico che mi si affaccia alla finestra, e anche a quelle degli ospiti, è Patrimonio dell’Umanità. Una visione!
Eccoci ora di nuovo nel living. In piena forma. L’aroma di un eccellente caffè si diffonde per tutto il locale. Ci guardiamo fissi negli occhi a vicenda. Che vi sia un tanto di serena malizia in quei reciproci sguardi?
– Be’ siamo tutti convinti che il sesso è vita. Ma come rappresentarlo? – sono io a provocare.
– Come rappresentarlo artisticamente e non secondo meschini calcoli opportunistici che ben conosciamo, immagino tu intenda. Immagino cioè una narrativa non intossicata da volgarità gratuite, per dirla tutta – Giorgio.
– Ci stiamo avvicinando a un punto fermo se non proprio ancora all’individuazione di una prospettiva. Ma se la allunghiamo... la prospettiva... – Marco.
– Già, vuoi dire che la marcia del porno nella narrativa sembrerebbe inarrestabile. Che la parola scritta non può restare ferma in presenza di un tale stato di cose e deve prendere posizione. Niente autocensura, quindi. Ma sarà davvero così? – replico.
– Allora, delle due l’una: o la narrativa di puro intrattenimento che sempre più si nutre anche di erotismo è destinata alla marginalità, oppure scatterà sul versante di qualità. E in tal caso il lavoro dei critici potrebbe essere decisivo nel dimostrare che lo scrittore impegnato nella narrativa anche pornografica, ma seria, per essere in sintonia con la vita deve tenersi lontano dalla bruttura, se no manca di un fine che possa aiutare nella genuina indagine dell‘essere umano. Senza un impianto teleologico ma volto esclusivamente alla mera convenienza, il porno è culturalmente privo di senso. Temo però, tanto per stare al gioco se così posso esprimermi – Marco – che in ballo ci siano interessi troppo forti... e il problematico ruolo del web, che costringe un po’ tutti a rivedere le proprie convinzioni.
A questo punto sono le donne a riportarci sul terreno del confronto tra quello che succede nel nostro Paese e come si sviluppa invece la questione all’estero. Ed è Jenny a dire la sua: – Ho letto di recente sull’inserto culturale di un quotidiano che gli ultimi romanzi di Aldo Nove, Walter Siti, e persino del discusso Antonio Moresco “impiegano massicce dosi di pornografia ma le caricano di significati filosofici e quasi religiosi”. Sarà... io di loro non ho letto nulla, e per quel poco che posso capire da altre letture, la narrativa nostrana ha scarse possibilità di valicare i confini nazionali essendo cronicamente malata di provincialismo, salvo rare eccezioni che tuttavia appartengono più al passato che ai nostri tempi.
– Che vuoi, certi critici, lettori e anche blogger eccentrici danno molta importanza alle forme estreme, non saprei dire perché... o forse sì lo so. Succede, in certi ambienti. Comunque, passiamo ad altro. Nel prossimo incontro su questo argomento dovremo analizzare a fondo lo stato della narrativa estera in rapporto a erotismo e porno con il loro impatto sulla qualità letteraria dei singoli Paesi – dico.
È quasi l’ora di partire. Il tema non l’abbiamo esaurito, ne siamo tutti quanti convinti. Lo riprenderemo al prossimo incontro a Milano. Abbiamo fatto passi in avanti. Manca una sintesi condivisibile pur nelle eventuali sensibilità diverse. Prepariamoci bene – dico al gruppo – perché, ne sono sicuro, il confronto sarà molto stimolante.
Nel salire in macchina il mio pensiero corre a La luce dei giorni, l’ultimo romanzo di Jay McInerney, dove il sesso non manca e l’autore – è un esempio tra i tanti che potrei citare – scrive di “persone che si erano scambiate fluidi corporei”. Un’espressione di sana sensibilità narrativa, la forza delle parole dalla misura equilibrata che nulla nascondono coinvolgendo al tempo stesso razionalmente il lettore. Senza disgustarlo.
E non meno espressivo in quanto a narrativa contemporanea permeata di sesso, è Eccomi, un romanzo con il quale Jonathan Safran Foer offre al piacere della lettura intensi squarci di esistenziale intimità.

 

 


Jay McInerney
La luce dei giorni
traduzione di Andrea Silvestri
Milano, Bompiani/Rizzoli, 2016
pp. 508

Jonathan Safran Foer
Eccomi
traduzione di Abigail Piccinini
Milano, Ugo Guanda, 2016
pp. 666

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