“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Sabato, 18 Maggio 2013 02:00

L'unione non fa la forza

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I ricordi che ricorrono quando capita di partecipare ai raduni musicali riportano agli anni universitari e alle feste che imperversavano sovente durante le settimane di studio. La sensazione, varcata la soglia del Lanificio 25, è proprio quella di aver attraversato una porta inter-dimensionale che catapulta in spazi e tempi che appartengono a reminescenze giovanili.

L’occasione è il terzo compleanno di Subcava Sonora, network creativo a cui è legata anche un’etichetta musicale, che propone una serata di musica e danza all’insegna della espressione artistica libera dai copyright. Ascoltando una buona parte dei concerti in programma si intuiscono anche i motivi di tale reticenza nei confronti della convenzionalità musicale, che d’altronde, spesso in maniera un po’ snob e frettolosa, viene rimarcata con accezione negativa. Previste sul palco quattro esibizioni di altrettante band: La Bestia Carenne, L’Inguine di Daphne, Grammophone, L’Esistenza dei Mostri.
Ad aprire la serata ci pensano La Bestia Carenne, in formazione ridotta in trio: chitarra, basso elettrico e cajon. Fin dalle prime note tornano in mente i versi dell’ultimo successo degli Elio e le Storie Tese (Complesso del Primo Maggio). Molte nuove formazioni affrontano questo tema musicale caro alla rassegna di Piazza San Giovanni, con, ahimè, l’unico risultato di conformarsi ad una massa imprecisata di artisti o pseudo-tali, convinti, invece, di assurgere alla più alte vette dell’originalità. Un vero esperto musicale passerebbe ora alla definizione del genere: un folk italo/partenopeo, condito di influenze rock gitane e con un pizzico non pretenzioso di sound dalla tradizione popolare locale. Ma allo scrivente, che esperto non pretende di essere, viene in mente una semplice parola: noia. L’interscambio di strumenti che i tre protagonisti operano passando dal basso alla chitarra al cajon, alla chitarra al cajon al basso, nel tentativo di risaltarne la poliedricità, svilisce ancor di più una esibizione già di per sé approssimativa, e che con tale operazione non conferisce il necessario rispetto che bisognerebbe portare ad uno strumento musicale.
A seguire, L’Inguine di Daphne, band attiva da poco meno di una decade con una discreta frequenza di live alle spalle. Caratterizzati fin dagli esordi da una scelta artistica che va oltre la semplice esibizione strumentale sul palco, ovvero tesa alla ricerca espressiva ed alla sperimentazione, le performance della band ottavianese puntano molto sull’aspetto visivo. Quello che si percepisce immediatamente ascoltando i tre pezzi proposti per la serata è l’essersi liberati rispetto al passato di un bel po’ di sovrastrutture che letteralmente soffocavano l’ascolto dei brani, rendendolo impervio e complicato. La composizione è ora più snella, pur all’interno di una scelta comunicativa lontana dall’essere pienamente fruibile e comprensibile e, purtroppo, molto spesso sconfinante nel confusionario.
Nemmeno il tempo di riprendersi dall’esibizione di quattro simpatiche e panciute fanciulle ancheggianti arabeggianti sonagli, che arriva il momento dei Grammophone, band ebolitana che riesce finalmente a dare una giustificazione al fatto che per accedere alla serata sia stato preteso il pagamento di un biglietto di ingresso. Con un suono pieno e deciso, seppur con qualche passaggio armonico un po’ forzato, il rock dei Grammophone riesce a catturare l’ascolto, merito della buona preparazione dei musicisti e dell’ottima voce del frontman, probabilmente fan sfegatato di Serj Tankian (System of a Down). Non stiamo certo parlando di un gruppo rivoluzionario, ma il quintetto ebolitano si eleva decisamente dal contesto, con il suo approccio professionale all’esibizione live, sicuramente la migliore ascoltata nel corso della serata.
Dulcis in fundo, ecco materializzarsi sul palco L’Esistenza dei Mostri, un duo piacevole da ascoltare quanto può esserlo ammalarsi di morbillo. E con i medesimi effetti sulla salute. Nomen omen: i mostri esistono e sono armati di chitarra, mandolino elettrico e convulsioni. Fastidiosi al punto da instillare nell’incolpevole avventore il desiderio irrefrenabile di porre fine alla propria esistenza usando come cappio una corda di mandolino. Improbabili introduzioni elettriche che ricordano vagamente i versi dei maiali durante la macellazione, testi pseudo-impegnati impregnati della peggior retorica da finti frequentatori dei centri sociali. Nota positiva, la performance canora che, nel generale strazio audio-visivo, risulta essere il male minore. Prima di imbracciare una chitarra o di starnazzare ovvietà ad un microfono, bisognerebbe porsi delle domande, oppure, in alternativa, prepararsi almeno un piano di fuga.
In conclusione, una serata surreale durante la quale la sensazione è quella di essere a quelle feste di compleanno in cui il festeggiato adagia sapientemente una chitarra sul divano, certo che qualcuno prima o poi la usi per intrattenere gli invitati. Perciò, auguri alla Subcava Sonora che bene sta facendo in questi anni di produzione e promozione musicale, con un consiglio qualora decida l’anno prossimo di ripetere i festeggiamenti: per onorare un ricorrenza può essere sufficiente una torta con delle candeline.

 

 

Subcava Sonora Music Experience 2013

La Bestia Carenne (in duo Carenne)
Paolo Montella
Giuseppe di Taranto
Vincenzo Ippolito
Antonello Orlando
Luigi De Cicco

L’Inguine di Daphne
Alessia de Capua (voci, cori e atmosfere)
Dagon Lorai (voce, chitarre, pianoforte, archetto e synth)
Egon Viqve (chitarre, e-bow e pianoforte)
Alexandr Sheludcko (basso e violoncello)
Dario Alcontrario (batteria, secchi e pentole)

Grammophone
Felice Calenda (voce e basso)
Gianni Anzillotta (chitarra ed effetti)
Antonio Concilio (chitarra, effetti e cori)
Cristian Perduto (piano, synth e cori)
Nicola Bonelli (batteria)

L’Esistenza dei Mostri
Mauro Sommella (voce e chitarra)
Marcello Vitale (voce e mandolino elettrico)

Napoli, Lanificio 25, 11 maggio 2013

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