“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Mercoledì, 20 Marzo 2019 00:00

Dentro il mio sole nero: il nuovo corso di UMG

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A poco più di due anni dall’uscita di Futuro proximo, esce finalmente il nuovo lavoro discografico di Umberto Maria Giardini, Forma mentis, anticipato dal singolo Pleiadi in un cielo perfetto e presentato, per la tappa campana, al First Floor Club di Pomigliano d’Arco.

Umberto Maria Giardini, UMG, come lui stesso si presenta al microfono in chiusura di concerto, acronimo del suo nome, così foneticamente affine a quell’O.M.G. di anglofona provenienza, che esclama meraviglia. Ché, poi, in fin dei conti, è sempre questo l’epilogo annunciato che attende il pubblico al termine di un concerto di Giardini: meraviglia. Meraviglia, nonostante chi conosce l’artista marchigiano sappia già perfettamente che ascoltare un suo live o un suo disco siano esperienze profondamente appaganti. Meraviglia perché UMG, seppur ben radicato e riconoscibile in tutte le sue molteplici espressioni artistiche, sia quelle concluse (Moltheni, Pineda) che quelle ancora in corso (Stella Maris), riesce sempre a rinnovarsi, trovando nuova ispirazione, cavalcando il suo indiscutibile talento e attingendo alla fonte della sua inesauribile creatività.
In Forma mentis il suono è ancora più intenso e persistente, talvolta violento: le chitarre primeggiano rispetto al recente passato, in cui venivano impiegati in maniera più presente anche altri strumenti, come ad esempio le tastiere, che facevano principalmente da collante, ma che in qualche modo riuscivano comunque a ritagliarsi uno spazio consistente all’interno delle composizioni. Un retaggio, forse, della vita artistica precedente, da cui Umberto sembra prendere le distanze in modo più netto rispetto agli altri lavori targati UMG, imboccando definitivamente il nuovo percorso, di certo già delineato, ma mai, come ora, così nitido e autonomo.
Le parti vocali, d’altronde, rappresentano nella sostanza e nella forma un riferimento ben saldo, andando oltre il ruolo canonico, facendosi, cioè, strumento a loro volta, arricchendosi però di sfumature inedite che riescono a rinnovare senza stravolgere, ad aggiungere sonorità inespresse, a raffinarsi nei dettagli, e persino a potenziare il proprio vigore laddove sembrava impossibile. Nel live il nuovo lavoro è riproposto in larga parte, pur lasciando spazio ad alcuni estratti dai capitoli precedenti. Si può così apprezzare il filo conduttore che accomuna vecchi e nuovi pezzi, sia nei suoni, intrisi come di consueto di distorsioni, delay e riverberi in over-decay, sia nelle scelte compositive: le percussioni asimmetriche contrapposte alle linee di basso semplici e senza fronzoli, i contrappunti della chitarra solista ai tempi sghembi della ritmica che, sovente, sfocia in quei finali in crescendo, infinitamente dilatati dallo sviluppo ossessivo delle sequenze di accordi. Aspetto che, infatti, trovavamo nelle vecchie canzoni come ad esempio Tutto è Anticristo, e che ritroviamo nella title track, Forma mentis, probabilmente il momento più coinvolgente dell’intero concerto.
Dopo tanti anni di attività, ciò che traspare chiaramente ascoltando un concerto, o un disco, di Giardini, è la sconfinata passione per la musica, quella passione che spinge alla ricerca, che non si concede pause, che costringe a rinnovarsi, a mettersi in discussione, a non accontentarsi, a non rintanarsi nel confortante tepore delle certezze acquisite, a sperimentare e, soprattutto, a rischiare. UMG si conferma artista di rilievo assoluto, punto di riferimento tra i pochi rimasti per chi, da musicista o da semplice ascoltatore, proprio non può e non  vuole arrendersi alla mediocrità del prodotto confezionato su misura ed alla tirannia di loop e autotune.

 

 



 

Umberto Maria Giardini
Forma mentis − Tour 2019
voce, chitarre Umberto Maria Giardini
chitarre Marco Marzo Maracas
basso Paolo Narduzzo
batteria Cristian Franchi
Pomigliano d'Arco (NA), First Floor Club, 16 marzo 2019

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