“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Lunedì, 25 Marzo 2019 00:00

Alessio Arena, il genio di Napoli

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Poetica, musicalità, ed immaginazione: si potrebbero aggiungere tante altre qualità al genio di Alessio Arena e in ogni caso non si riuscirebbe a spiegare la portata di un artista che vive a forza di parole e chitarra e che riempie di vita e valore ogni nota che esce dalle sue corde, ogni parola che canta la sua bocca.

Eppure un tentativo di spiegarlo deve essere fatto, perché la musica di Alessio merita di essere raccontata e il suo talento di essere conosciuto dal maggior numero possibile di persone.
Parliamo di Alessio Arena perché è stato lui il grande protagonista della serata svoltasi lo scorso venerdì presso Galleria Toledo all’interno della rassegna Songs, che in collaborazione con l’associazione BeQuiet, porta in scena la musica d’autore napoletana.
Ad aprire il suo one-man-show ci sono stati gli Azulⴰⵣⵓ (letteralmente “vieni verso il mio cuore”), un  nuovo progetto artistico nato dall’incontro tra personalità ormai note sulla scena campana e non: Marilena Vitale alla voce e chitarra (Fede ‘n’ Marlen), Enrico Valanzuolo alla tromba (Roberto Ormanni, Quartet), Dario Di Pietro alle chitarre (Flamenco Napuleño) e Riccardo Schmitt alla batteria e percussioni (Katres, Onda Nueva). La formazione novella ha scelto la lingua spagnola per raccontare storie e sensazioni: il progetto si presenta molto interessante e di buona potenzialità. C’è la ricerca di un suono esotico che dal Sudamerica arriva all’Africa passando per l’Europa con tappa nei barrios di Barcellona, prima di tornare nei vasci di Napoli. Gli Azulⴰⵣⵓ hanno voglia di aprirsi al mondo, di parlare a tutte le culture, di assumersi le loro responsabilità in qualità di artista che pensa, che si espone, che non si tira indietro quando si tratta di specificare da che parte si sta. Mai come oggi c’è bisogno di tutto questo se si pensa al momento storico in cui viviamo e nel quale i valori predominanti  sono quelli dell’intolleranza, dell’istigazione all’odio e della rabbia sociale. Ben venga, insomma, l’istigazione all’amore, la tentazione di essere accoglienti ed inclusivi.
Ma torniamo ad Alessio Arena e all’unica tappa napoletana del suo recital, La sirena di New York, liberamente tratto dal romanzo  La notte non vuole venire scritto dallo stesso Arena e edito da Fandango Libri. Lo spettacolo è incentrato sulla vita della cantante napoletana Gilda Mignonette, emigrata negli anni ’20 a New York dove incontra (ipoteticamente) Federico García Lorca, cantante egli stesso. In scena Arena porta il racconto dell’emigrazione di Gilda, dei ritorni sporadici dell’artista a Napoli in pieno fascismo, e della città di Napoli, magnifica e inquietante, madre e puttana, immutata e immutabile dalla notte dei tempi.
La scrittura del recital è fluida ed intensa, non perde mai il filo conduttore, concede attimi di ilarità e riflessione e presenta in maniera convincente il personaggio principale. La voce e la chitarra di Arena, assieme a istallazioni video e letture, ci conducono in questo viaggio dove la sensibilità dell’artista napoletano fa da guida allo spettatore. Quello che lascia estasiati è l’estrema attualizzazione di temi e sentimenti degli anni ‘20, e la inconfutabile eternità della canzone napoletana, che nata nel XIII secolo resiste al tempo e alle mode con un’eleganza che non conosce rivali. Lo dimostra il fatto che la scena napoletana degli ultimi anni continui ad essere florida e ricca di talenti, di cui Alessio Arena è il simbolo per eccellenza.
Classe 1984, nato a Napoli e attualmente in continuo movimento tra Napoli e Barcellona, Arena ha dato prova del suo talento sin da subito quando nel 2014 è stato vincitore della XXIV edizione di Musicultura, Festival della canzone popolare e d’autore, e premio A.F.I. al miglior progetto discografico, con l’album plurilingue, Bestiari(o) familiar(e). Arena non assomiglia a nessun autore napoletano che conosciamo, eppure è sicuramente figlio di Pino Daniele e di Napoli e il suo struggimento è quello di ogni creatura di Partenope, che ad ogni arpeggio e parola ti squarcia o ti incanta, in ogni caso ti riconcilia col mondo.
Nella classifica ufficiale di “Cose o persone che stanno salvando il mondo”, c’è quindi senza dubbio Alessio Arena, la sua Sirena di New York, il suo bisogno di dare voce a sogni e paure, preghiere e imprecazioni del Sud del Mondo.


Nun mme canusce cchiù? Pecché ch'è stato?
A me mme pare ca so' tale e quale.
Nun so' cchiù ardente comme p' 'o ppassato
ma, certamente, nun te voglio male.
Primma mme 'ntussecavo 'a vita mia
e mo mm' 'a piglio cu filosofía.
Cade 'o munno?
E che mme 'mporta?
More 'a gente?
E ch'aggi' 'a fá?
Si' scuntenta?
E chell'è 'a porta.
Si' cuntenta?
E statte ccá.
Va' gioja bella,
nun mme 'mporta 'e niente.
Io mme so' fatto
'o primmo 'ndifferente.
E pássate na mano p' 'a cuscienza
e penza a quanta tuósseco mm'hê dato.
Dice: "Ma mo ched è st'indifferenza?"
"È forse 'o segno ca mme so' stracquato".
Si 'o pugne cu na spìngula stu core
io credo ca nun sente cchiù dulore. 
Cade 'o munno?
………………….
Cade il mondo?
…………………
T'odio? E pecché? Sarría troppa fatica.
Po' che mm'hê fatto? Nun mm'hê fatto niente.
Mo faccio 'o cunto ca tu si' n'amica
ca voglio bene 'ndifferentemente.
'O bbi' st'ánema mia ch'è addeventata?
Eppure quanto, quanto t'aggio amata.



Antica canzone napoletana composta da Evemerio Nardella su versi di Libero Bovio nel 1936. Perla segreta del repertorio di Gilda Mignonette, o almeno così lo racconta il romanzo La notte non vuole venire di Alessio Arena.

 

 

 

 

Songs
Azulⴰⵣⵓⵍ live + La sirena di New York

Azulⴰⵣⵓⵍ
voce e chitarra
Marilena Vitale
tromba
Enrico Valanzuolo
chitarre
Dario Di Pietro
batteria e percussioni
Riccardo Schmitt

La sirena di New York
scritto e cantato da Alessio Arena

Napoli, Galleria Toledo, 22 marzo 2019

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