“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Pier Paolo Pasolini

Venerdì, 25 Maggio 2018 00:00

Dove eravamo rimasti?

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Lo avevamo lasciato, poco più di quattro anni fa, sul palco del “Duel”, ove approdava per presentare la sua ultima fatica discografica, Prenditi quello che meriti, mentre, parallelamente, portava avanti anche altri progetti musicali tra i quali “Taral & Wine” con l’amico Dario Sansone (Foja). E proprio da una collaborazione nasce Hear My Voice, EP di quattro canzoni in lingua napoletana, prodotto da Piers Faccini, i cui testi sono stati scritti da Alessio Sollo, già frontman dei The Collettivo, di cui parlammo diversi anni fa proprio su queste pagine.

Corsi e ricorsi musicali, due artisti in apparenza molto diversi, con estrazioni differenti, il blues ed il folk per Claudio Domestico, in arte Gnut, con riferimenti colti ad Ellioth Smith e Bon Iver, il rock alternativo, il post punk e la new wave di The Smiths e Depeche Mode, per Sollo e “compari”. Galeotto fu un testo scritto da Sollo sulla sua pagina Facebook che colpì molto Domestico, a tal punto da fargli decidere di metterlo in musica e, poi, di farlo ascoltare all’amico. Il quale, di primo impatto, neanche riconobbe la sua firma in quelle parole cantate come nenia di speranze e promesse d’Ammore ‘o vero. Da allora una simbiosi che non si è più interrotta, con la cronica epistassi creativa che affligge Sollo, tenuta a bada a fatica da Domestico, e che ha dato vita, tra le altre, alle quattro canzoni che compongono l’EP uscito da poco meno di un mese, che verrà portato in giro per l’Italia e di cui la serata al Teatro Sannazaro rappresenta solo la prima tappa. Il nuovo tour è anche l’occasione per ripercorrere live alcuni dei momenti più significativi della produzione di Gnut, non da ultimo l’EP del 2016 che porta il suo nome, o, meglio, il suo cognome, da cui prende spunto per realizzare un disco home made e nel quale anche i temi delle canzoni rappresentano stralci di vita quotidiana, domestica, per l’appunto, raccontati, talvolta, anche in maniera ironica e divertente.
Riascoltiamo, così, Il resto del corpo, nato a causa di una testa troppo pesante posata su di un braccio intorpidito, e  Semplice, che prende un po’ in giro quell’innata tendenza dell’artista, che è anche un po’ di tutti noi, a complicarsi la vita, metaforicamente e non. E poi via con alcune delle canzoni più conosciute ed apprezzate come Dimmi cosa resta, Non è tardi e l’immancabile dedica alla bisnonna Sulo ‘na carezza.
Domestico, ora, riserva alla platea un momento più intimo con la sola compagnia della sua inseparabile Ciaccarella, che sente il peso degli anni e “dimentica” l’accordatura. Scorrono discrete le note di Nu poco e bene, Nollosò, Prenditi quello che meriti, con tanto di dedica all’ormai ex allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, che si aggiunge agli innumerevoli tentativi del popolo napoletano di elaborare un lutto troppo fresco e, forse, troppo pesante. E, ancora, Credevo male, Solo con me e, infine, la storica Controvento che si conclude in crescendo con il resto della band, e che preannuncia la fine del concerto. Sale sul palco Sollo per duettare con Domestico gli ultimi due pezzi e tentare, con scarsi risultati, di arginare la sua consueta, irrefrenabile verve “danzereccia”. Si chiude con L'ammore ‘o vero, il pezzo che ha dato vita a tutto, anche a questa bella serata.
Un concerto di Gnut, che sia in formazione completa o in solo, che si svolga in un piccolo spazio nel centro storico, o in un prestigioso teatro della zona bene, non cambia la sua sostanza, perché riesce a tenere a bada la formalità e ad abbattere le distanze, stabilendo un rapporto diretto, quasi carnale, con chi ascolta, raccontando e raccontandosi, creando simbiosi ed identificazione con quelle storie confidate. Un concerto di Gnut è un concerto di Claudio, è rassicurante e affidabile, è come andare a bere una birra con un amico fidato, sai che è lì ad aspettarti, sai cosa ti dirà, sai cosa ti darà, ed è esattamente questo che ti spinge a tornare. È sollievo per le nostre martoriate orecchie e antidoto per combattere l’aridità dell’anima. È piacevole consuetudine da preservare con cura.

 

 


Hear My Voice Tour
Gnut

voce e chitarra Claudio Domestico Gnut
batteria
Marco Caligiuri
contrabbasso Valerio Mola
chitarra elettrica Gianluca Capurro
tastiere Mr. Coffee
mandolino, mandoloncello, violino Michele Signore
special guest Alessio Sollo
Napoli, Teatro Sannazaro, 23 maggio 2018

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