“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Lunedì, 22 Febbraio 2016 00:00

Carnevale di Rio a Napoli

Scritto da 

La serata non si prospettava delle migliori: c’era una partita di calcio in corso, il meteo non era quello che definiremmo “roseo” e pure trovare parcheggio non era stato esattamente semplice.
Eppure, per qualche ora, sono stato al Carnevale di Rio.
Il Lanificio 25 – se non ci foste mai stati – non è proprio la classica location del sabato sera.

Incastonato all’interno del complesso architettonico della quattrocentesca Santa Caterina a Formiello, è la sede della Carlo Rendano Association, e da anni si occupa di promuovere eventi culturali e artistici. Insieme a Iconoclast (un’associazione che, attraverso l'organizzazione di eventi artistici, musicali e culturali, intende costruire una realtà alternativa nella scena underground partenopea) ha portato un pizzico della pura musica brasiliana in città: gli Unidos de Napoles, un collettivo di sambisti napoletani uniti dalla voglia di portare sulla terra italiota tutti i colori, i suoni e la cultura della samba.
Ed è stata una serata fantastica.
Era l’ultimo giorno del Carnevale di Rio. La sala concerti del Lanificio era quasi piena: sul palco, tre sambisti – due voci e un artista di quel misterioso strumento che dà vita a quel suono mistico che è tanto caratteristico della samba, quella specie di uàuàuàuà – davanti a loro, due file ordinate di percussioni dirette a colpi di fischi e gesti dal capo batteria. Poi un segnale, una breve presentazione dalle casse amplificate e, in un attimo, via alle danze.
Ora, non ho idea dei titoli delle canzoni che gli Unidos hanno suonato e ci hanno fatto ascoltare quella sera, ma di una cosa sono certo: non potevi non ballare. Partiva tutto dalla testa: inizialmente il suono colpisce le orecchie, iniziando a stuzzicare il cervello, rievocando atmosfere che tu non conosci, ma che per qualche motivo senti familiari. Immagini di posti lontani, colori e suoni, ragazzi e ragazze per le strade di Rio che si muovono tra enormi carri carnevaleschi, una folla immensa che si riversa per le vie, invade la Passarela Professor Darcy Ribeiro, il Sambodromo di Rio de Janeiro.
Dalla testa ai fianchi. Non ne sei consapevole subito, ma i tuoi piedi stanno già tenendo il tempo, e anche se sei appoggiato a un muro magari un po’ scettico o semplicemente senza capire “cosa ci trovano di divertente in Brasile io non ne ho idea”, il tuo bacino si stacca dalla fredda parete di pietra, lasci da qualche parte la birra e guadagni la pista, inizi a ondeggiare, a muoverti “di pancia”, seguendo anche le semplici coreografie della batteria di sambisti.
Poi ti prende per le spalle: la testa è andata, gambe fianchi si muovono per conto proprio e spalle e braccia non possono che seguirli! Tutto il corpo viene inesorabilmente coinvolto dal ritmo e dall’energia trasmessa dai sambisti.
Per circa due ore questi musicisti hanno portato nel centro storico di Napoli una sferzata della calda e viva aria brasiliana, non solo grazie alla musica, ma anche grazie a piccoli “accorgimenti di scena”: le coreografie, citate prima, erano semplici, pochi passi e qualche cambio tra le file (in effetti non è che potessero muoversi molto, lo spazio era poco), la disposizione delle batterie (erano, non so come definirle altrimenti, semplicemente giuste, non potevi immaginarle messi diversamente, e c’era anche un il dettaglio singolare ma esteticamente piacevole di un tamburo acceso da un led rosso) e due ballerine di samba in costume che hanno chiuso la quadratura del cerchio, aggiungendo quel tocco di intrattenimento in più, dando spettacolo e coinvolgendo ancora di più gli astanti scendendo a danzare tra il pubblico. Le piccole ciliegine sulla torta di una serata fuori dagli schemi.
Insomma: una volta nella vita, fateci un salto dagli Unidos, non ve ne pentirete. 

 

 

 

 

Unidos de Napoles
Brasilian Carnival
Napoli, Lanificio 25, 13 febbraio 2016

Lascia un commento

Sostieni


Facebook