"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Giovedì, 16 Maggio 2013 02:00

Il doppio incanto della foresta

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Siamo esseri umani cittadini. Siamo abituati a vedere gli alberi in un piccolo quadrato di terreno, intrappolati nel cemento di un marciapiede, così quando Le Nuvole ci invita a visitare la foresta di Cuma non possiamo che sgranare gli occhi, allargare le narici e catturare immagini, odori e sensazioni di quella passeggiata in un bosco in riva al mare. Accarezziamo le piante oleose e profumate, stiamo attenti alla pianta stracciabraghe e alle sue spine, tocchiamo le foglie spesse o pelose di altre, ammiriamo l’eucalipto, il pino e tutti gli alberi rimasti bassi per difendersi dalla salsedine. La guida ci spiega tante cose e non c’è differenza tra noi e i bambini. Ascoltiamo con attenzione e tutto ci incuriosisce.

Camminiamo sulla sabbia verso il mare che ci accoglie col suono delle onde grosse. Il vento ci muove i vestiti e i capelli. Mentre siamo ancora rapiti dell’incanto della foresta e della macchia mediterranea, qualcosa ci sveglia. Siamo esseri umani cittadini. Qualcuno ha rubato il recinto di canne che serviva a riparare il bosco dalla salsedine. Sta per cominciare la stagione estiva e le cannucce sono utilizzate dai lidi per creare parcheggi ombreggiati per le automobili. Devono averle portate via per questo, rubando a tutti, perché la foresta è di tutti. Le automobili di qualcuno avranno il riparo che gli alberi di tutti hanno perso. Rientriamo nel bosco lasciandoci il mare e lo sciabordio delle sue onde alle spalle, fino a quando non incontriamo Ariel.
Lo spiritello, servo di Prospero ha già dato il via alla tempesta. Il mare è in un contenitore di metallo. Ariel ha una maschera di velo rigido che sembra il vento. Muove l’acqua e la alza, agita la nave che galleggia insicura nel mare. Dall’altro lato del sentiero uno dei marinai è sul ponte. Parla in napoletano ed incita i suoi uomini a resistere. Il suo corpo colpisce una lastra di metallo che risuona come un tuono ad ogni colpo. La tempesta ci trascina, riparte l’incanto e stavolta a condurci è la poesia di Shakespeare.
Prendiamo il nostro posto sotto il lecceto. Gli sgabelli sono sistemati in una zona in cui il terreno è più alto. Giù, nella radura, c’è la scena. I bambini, attenti e silenziosi siedono su un telo ad un millimetro dallo splendido tappeto di foglie. Lo spettacolo, con la regia di Rosario Sparno, è già stato rappresentato al Teatro Mercadante. La scena era di sale ed ora è fatta di alberi e di foglie. Il trono su cui siede Prospero è un ceppo di legno, Calibano da buon selvaggio può venire giù dai rami e Ariel infilarsi nel fusto diviso di un leccio quando Prospero lo minaccia di intrappolarlo nuovamente. Lo spazio è ampio e quando gli attori si spostano nei lati avvicinandosi di più a noi, sembra proprio che la scena ci abbracci. È facile immaginare di trovarsi davvero nell’isola incantata in cui il duca di Milano e sua figlia Miranda si sono rifugiati con uno spiritello e un indigeno per servitori.
La struttura della commedia è fatta in modo che sia un susseguirsi di racconti, dal tradimento subito da Prospero al duello con la strega, dalla liberazione di Ariel all’educazione del selvaggio Calibano, tanto che Massimiliano Foà puo’ interpretare Prospero stando quasi tutto il tempo seduto sul suo trono. Anche le magie può scagliarle da lì, ricoperto dal suo manto che è dello stesso tessuto della maschera di Ariel e come essa sembra gonfio di vento o il frutto di un sortilegio. A rendere tutto più magico sono i suoni prodotti dalle percussioni e da una chitarra suonata dal vivo da Massimo Cordovani. Essi ci accompagnano nel sogno dell’isola incantata e creano le giuste atmosfere.
Lo spettacolo è ridotto, durata breve e pochi personaggi, direi a misura di bambino, ma le parole sono quelle di William Shakespeare, non si è cercato di adattarle ad un orecchio più giovane. Avviene allora un’altra magia ed è quella che trasforma i bambini in spettatori molto simili agli adulti. Nessuno parla o fa capricci. Solo alla fine uno di loro si lamenta perché lo spettacolo, a parer suo, è durato troppo poco e mentre in gruppi saliamo verso il faro romano per ammirare la foresta e il mare dall’alto, qualcuno si arrampica sui rami e gioca a fare Calibano.

 

 

 

Tempesta nella foresta
liberamente ispirato a La tempesta
di
William Shakespeare
adattamento e regia Rosario Sparno
con Massimiliano Foà, Luca Iervolino, Paola Zecca 
musica dal vivo Massimo Cordovani 
installazioni
Antonella Romano 
scenotecnica
Riccardo Cominotto, Gaetano di Maso
consulenza scientifica Silvia Viparelli
produzione Le Nuvole Teatro - Stabile di innovazione ragazzi
in coproduzione con Teatro Stabile di Napoli
in collaborazione con Assessorato Agricoltura Regione Campania
durata 50’
Pozzuoli (NA), Foresta Regionale di Cuma, 11 Maggio 2013
in scena 11 e 12 Maggio 2013

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