“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Sabato, 19 Febbraio 2022 00:00

Antonio e Cleopatra (e gli attori "sbagliati")

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È un lavoro complesso spiegare cosa di un prodotto artistico non ti ha convinto o, peggio, non hai apprezzato. Mette in moto valutazioni su se stessi e la propria preparazione e spaventa il giudizio e soprattutto la reazione alla lettura di un’opinione non positiva. Mi accingo allora a parlare di Io sono fuoco e aria portato in scena al Teatro Stabile Galleria Toledo da Laura Angiulli, di cui ho visto uno spettacolo sulle figure femminili in alcuni testi del romanziere Philip Roth. È questo dunque il motivo principale dell’interesse verso lo spettacolo, come quando segui uno scrittore che in qualche modo ti ha incuriosito e attendi di leggere altro per scoprire le sue carte e se tra te e lui c’è affinità di emozioni.

La storia è presto detta perché ricalca il dramma shakespeariano in cinque atti di Antonio e Cleopatra; lo riprende nel testo, nel linguaggio, nella narrazione dei fatti. Una storia che vede combattere tra loro cuore e ragione e che mostra come le sorti di mondi e popoli siano nelle mani di uomini, umani, fragili e volubili che vanno incontro ai loro sentimenti senza troppo pensare alle conseguenze.
I due amanti sono avviluppati l’uno all’altra su una chaise longue che rappresenta l’Egitto, persi nella loro lussuria, fino a che qualcosa e qualcuno, un soldato (Andrea Palladino), non interrompono l’idillio. Antonio deve tornare a Roma, Cesare reclama il suo generale più valoroso. A noi, in realtà, viene mostrato un uomo alto, fiero, ma che porta i segni di un’età che avanza, di una stanchezza nel fisico e nell’essenza. Un uomo (Antonio Marfella) innamorato di Cleopatra che ha scelto di seguire in Egitto, lasciando la moglie Fulvia a Roma. Di lui si dice sia ormai “zimbello d’una baldracca”. Così la racconta Enobarbo (Luciano Dell’Aglio), suo amico fidato, al soldato e messaggero in uno dei momenti in cui l’azione sul palco si ferma per dare spazio al racconto di avvenimenti che difficilmente possono essere rappresentati dal vivo. A richiedere il ritorno di Marco Antonio si aggiunge la morte della moglie Fulvia, scomparsa a causa di una malattia dopo aver mosso guerra a Cesare Ottaviano. È qui che iniziamo a scoprire qualcosa di più sulla Regina d’Egitto (Alessandra D’Elia), amante dei più grandi di Roma come fu Giulio Cesare. “Tagliami questi lacci, presto, Carmiana; no, lascia stare, di colpo mi ammalo o mi riprendo, secondo l’amore di Antonio”. La sua bellezza, che pare non estetica quanto nei modi e nella furbizia, è pari alla sua capricciosa indole. Rassomiglia a una fanciulla acerba, immatura, che mette il broncio quando le cose non vanno nel verso giusto, il suo. La scena cambia: siamo a Roma, al centro del palco. Un tavolo alle spalle con dei bicchieri e una caraffa piena di liquido rosso. Seduti Antonio, Cesare (Gennaro Maresca) e Lepido (Andrea Palladino). Alle spalle il fido Enobarbo. Dinanzi ai nostri occhi un dialogo che sembra quasi un litigio tra amici, tra fratelli, ma da cui in realtà dipendono le sorti del mondo. Perché il legame tra i due si rinsaldi, ecco che viene proposto un matrimonio di interesse tra Antonio, ormai vedovo, e Ottavia, sorella di Cesare.

ANTONIO:
Che io non mi sogni mai
d’ostacolare quest’ottimo proposito,
così propizio! Dammi la mano, a ratificare
quest’atto di grazia, e d’ora in poi
cuor di fratelli governi il nostro amore
e guidi le nostre grandi imprese.

CESARE:
Ecco la mia mano. Ti concedo mia sorella,
che mai fratello amò di tanto amore.
Viva per riunire i nostri regni e i nostri cuori,
e mai più s’estranei il nostro affetto.

Marco Antonio accetta, per dimostrare di essere ancora al fianco di Cesare, senza però rinunciare alla sua Cleopatra. Lei, intanto, viene a sapere da un messo del matrimonio. È furiosa e mostra ancora una volta il suo lato crudele ma bambinesco minacciando il messaggero (non è chiaro chi sia l’attore, perché col cappello a coprirne il volto ma di sicuro molto convincente nel mostrare la paura di una possibile morte) per averle portato una notizia così brutta. Si acquieta solo quando la sua vanità viene ulteriormente ingrandita al sapere Ottavia più bassa e più paffuta di lei. Enobarbo e Lepido, soli, seduti davanti al pubblico, aggiungono elementi alla storia: Enobarbo racconta dell’incontro tra i due amanti e di come ormai la celebrità di Antonio sia in declino per colpa di una “zingara”. Così viene descritta la Regina, da Antonio incoronata insieme a lui, Re:

L’età non può farla appassire, né
l’abitudine rendere stantia
la sua infinita varietà. Altre donne
saziano le voglie che appagano,
ma lei rende vogliosi quanto più soddisfa.
Le cose più turpi a lei si addicono,
se i sacerdoti stessi la benedicono
quand’è in fregola.


A Roma Antonio e Cesare incontrano Sesto Pompeo (Paolo Aguzzi) e riescono a trattare per evitare lo scontro. E bevono, alla salute.
Tornato in Egitto, scopre poco dopo che Cesare e Lepido han rotto il patto con Pompeo e iniziato una guerra. Antonio è furente, indispettito poi dal fatto che Cesare non ha spartito con lui quanto vinto a Pompeo e che Lepido è stato incarcerato ed escluso dal triumvirato. Si prepara a dare battaglia. Decide di farla in mare, sfidato lì e non sulla terraferma, nonostante Enobarbo cerchi di convincerlo ad andare per terra dove è più forte, convinto dell’alleanza di Cleopatra che mette a disposizione le sue flotte. Ma Cleopatra abbandona il campo durante la battaglia e Antonio la insegue.

La vostra presenza deve per forza
imbarazzare Antonio, distraendo
dal suo cuore, dalla sua mente e tempo
ciò che non ne va distolto

 
Enobarbo sa e ha ragione da vendere. Antonio si lascia confondere dall’amore. Lo ritroviamo distrutto, pieno di vergogna e di disonore.


Sapevi bene, egizia, che il mio cuore
era avvinto coi lacci al tuo timone,
e tu mi avresti rimorchiato. Sapevi
che dominavi il mio animo, che
un tuo cenno bastava a sottrarmi
agli ordini stessi degli dèi.


Ma nulla può contro l’irragionevolezza del cuore e perdona Cleopatra anche di essersi quasi inginocchiata a Cesare Ottaviano, giurando di far guerra per lei, questa volta per terra, spada contro spada. Enobarbo, intuendo forse la sconfitta, decide di andare a combattere per Cesare, pentendosi e uccidendosi.

Fammi da testimone, benedetta luna,
quando i traditori nel registro della storia
verranno ricordati odiosamente:
sotto i tuoi occhi il povero Enobarbo
s’è pentito.


La guerra diventa navale e Antonio viene sconfitto. Accusa ancora una volta Cleopatra della sua fine ormai giunta. Le sue sorti non possono risollevarsi e la minaccia di morte, le rinfaccia di aver ammaliato tutti i più grandi generali, anche quando era ancora a piangere il corpo dell’ultimo amante, pur di ricevere ciò che desiderava. Cleopatra, per consiglio di Carmiana, si nasconde nel mausoleo facendo credere ad Antonio di esser morta. Antonio chiede al suo soldato di ucciderlo, ma egli non è in grado di rispondere al comando e si suicida. Antonio riconosce in lui un coraggio senza eguali e tenta di far lo stesso, ferendosi gravemente. Lo raggiunge Cleopatra e lui muore tra le sue braccia. Pochi giorni dopo, pare, Cleopatra si darà la morte insieme a Carmiana (Federica Aiello) per il morso di un aspide portato a lei dall’indovino (Paolo Aguzzi).

Non potevamo, in due, sedere insieme come padroni dell’intero mondo dirà Cesare al corpo senza vita di Antonio.

 
Una rappresentazione che non innova e forse è un bene lasciare che il classico rimanga tale e da sé tragga la forza del messaggio. Va da sé che non è questo il punto in discussione nel lavoro appena descritto, e neanche la scena scarna che pur si riesce a seguire anche se una vera divisione dello spazio scenico non avviene. Non lo sono i costumi, anche se sembrano poco pensati e forse non adatti; basti pensare al soldato che indossa una divisa che d'epoca non ha nulla, o a Cesare in giacca e cravatta. Che si tratti di un tentativo di portare il dramma su un piano moderno? È la risposta che mi son data e che, se reale, non funziona da contrasto tra passato e presente. A rendere lo spettacolo poco convincente, forse anche la lungaggine finale non ha aiutato, è stata la recitazione. Alessandra D’Elia si trova a far la parte della Regina, di una Cleopatra che sa giocare le sue carte e che mette da parte la passione per fare il bene del suo regno. Forse ha davvero amato Antonio, più di Cesare, ma non ha mai avuto dubbi nel tradirlo per salvare se stessa e la sua potenza; e si è uccisa per orgoglio ferito, per non cadere nelle mani di Ottaviano. Eppure lei, l’attrice, mostra in scena solo una ragazzina viziata, volubile e instabile. Come l’aria si potrebbe pensare, ma qui tutto è ingigantito, stufa, risulta pura finzione che il teatro è, ma deve saper essere anche naturale, fare entrare nella scena. E Ottaviano, un abile stratega che non ha certo la grandiosità del padre Cesare, appare spento, sottotono nella sua parte. Nulla gli fa cambiare tono ed espressione del viso. Non convince neanche Paolo Aguzzi nella parte di Pompeo e dell’indovino; il primo sembra solo un ragazzino che si trova alla testa di un esercito, il secondo recita le sue parti senza enfasi. È l’indovino che appare in alcuni momenti delicati del dramma generando nel pubblico un riso come se sul palco ci fosse un comico da una battuta al minuto. E non a caso sono gli attori che nello spettacolo della stessa regista, citato all’inizio, mi avevano dato le stesse impressioni.
Discorso diverso per un nuovamente bravo Luciano Dell’Aglio, col suo Enobarbo presente/assente e la sua capacità di essere consigliere e quasi poeta. Andrea Palladino convince nella parte del soldato ma si supera in quella di un Lepido mellifluo nel tono e nei gesti. Federica Aiello riesce a far sorridere nella parte di Carmiana: poche battute ma sempre col tono e la mimica giusta, proprio come nello spettacolo precedente. Ma manca ancora Antonio Marfella che, anche se a volte forse spinge troppo il suo personaggio, riesce a mostrare con forza quelli che sono i tumulti interiori di un uomo prima che un generale. Non è, magari, il caso di rendere principali gli attori (per così dire) “secondari”?





Io sono fuoco e aria
da Antonio e Cleopatra
di William Shakespeare
drammaturgia e regia Laura Angiulli
con Paolo Aguzzi, Federica Aiello, Alessandra D’Elia, Luciano Dell’Aglio, Gennaro Maresca, Antonio Marfella, Andrea Palladino
impianto scenico Rosario Squillace
disegno luci Cesare Accetta
illuminotecnica Lucio Sabatino
attrezzeria Tata Barbalato
assistente Martina Gallo
foto di scena Anna Camerlingo
Napoli, Galleria Toledo, 11 febbraio 2022
in scena dal 4 al 6 e dall’11 al 13 febbraio 2022

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