“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Giovedì, 16 Maggio 2013 23:30

Lo stupore e la meraviglia

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Lo stupore e la meraviglia. Le sensazioni suggerite dalla Cappella Sansevero spaziano veicolate da un un binomio inscindibile: lo stupore e la meraviglia che suscita la visione del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, quel marmo che pare quasi respiri nell’atto d’esalar l’ultimo fiato; lo stupore e la meraviglia del fantastico, del magico, del sogno alchimistico di Raimondo di Sangro, del miraggio eterno della pietra filosofale.

Lo stupore e la meraviglia, dunque, trovano domicilio d’elezione, ricetto d’eccezione in un luogo che di stupore e meraviglia ancor trasuda.
Il marmo d’altare trasformato in ribalta accoglie Andrea Renzi, ad imprestar voce alle parole altrui; gli fan corona Giuseppe Montesano e Antonella Cilento, autori, fra gli altri, delle parole cui il corpo di Renzi s’offre come cassa armonica, risonando nello spazio della Cappella, ricettacolo benigno all’ascolto, che non offende l’udito con pervicace rimbombo.
Prose e versi, estratti e selezionati con cura, roteano attorno ai concetti di meraviglia e di stupore, a cominciare da Sogno barocco, il primo brano in cui si dispiega la voce di Renzi, facendosi interprete della scrittura di Giuseppe Montesano, racconto d’un ponte esistente fra il barocco ed il contemporaneo, con l’oggi che dimostra di possedere un’anima barocca insita nella spettacolarità totale e nella censura inconscia che sono prerogative che fanno della nostra era un’epoca perpetuamente barocca. Nella sua forma levigata ed ellittica, il Sogno barocco di Montesano si trasforma in una sorta di lectio magistralis sulla meraviglia da parte dell’autore, che spiega come la minore capacità di stupirsi ci renda meno percettivi. La meraviglia è uno stato, una condizione della nostra mente.
Segue poi la lettura di La luce verde, capitolo estratto dal romanzo di Antonella Cilento Una lunga notte, in cui il baluginio di una wunderkammer, la stanza delle meraviglie, è regesto del meraviglioso che ammanta pareti altissime, resti di animali imbalsamati, busti di imperatori, quadri di Tiziano; la wunderkammer in questione è quella del Granduca Cosimo III de’ Medici nella Firenze del Settecento, antro anch’esso di stupore e meraviglia; wunderkammer che era una sorta di catalogo del mondo e che oggi, anziché essere riposta nello scrigno dei capricci d'un Granduca, si riproduce moltiplicata all’infinito sugli schermi dei computer, svilita del suo senso di ricetto del fantastico e del meraviglioso, perché mutato è oggi il senso del fantastico e del meraviglioso, con la meraviglia trasformatasi in miraggio, fatamorgana del possesso, quantomeno visivo, di tutto lo scibile e l’esistente concentrato in poco spazio, tanto che sono sufficienti pochi centimetri quadrati di schermo a contenerne il possesso ridotto a icona. Così può apparir semplice per noi la possibilità di costruire la nostra wunderkammer, ma alla sua edificazione effettiva è necessaria la capacità di sognare, di provare stupore, di conferire profondià a quel possesso.
La pazza di casa della scrittrice spagnola Rosa Montero, è altro omaggio allo stupore ed alla meraviglia che la voce di Renzi racconta; nel brano, la “pazza di casa” è la fantasia, che assume il sembiante d’una balena, una megattera osservata nel Pacifico e vista come metafora di conoscenza e di scrittura, simbolo dello stare sul punto di cogliere verità imperscrutabili il cui possesso sembra essere sulla punta delle dita e che invece inesorabilmente sfuggono, così come sfugge alla vista senza un rumore la balena che s’inabissa.
Meraviglia ed inquietudine viaggiano a braccetto poi nel racconto di Anna Maria Ortese L’infanta sepolta, narrazione che prende forma nella Cappella dove il magico ebbe domicilio privilegiato per opera del Principe Raimondo di Sangro, ammantando ancor più di suggestione misterica e magica la vicenda dell'infanta, creatura scolpita nella materia inanimata che s’anima di colore e calore, che s’anima vive e muore.
A chiudere la silloge i versi di Quevedo, Giovan Battista Marino e Giordano Bruno, memento del valore propedeutico della poesia come chiave di accesso alle cose del mondo, i poeti come padri o fratelli maggiori alle cui parole attingere. La poesia, ma più in generale la parola, come grimaldello universale d’accesso allo stupore ed alla meraviglia, alla capacità dell’animo umano d’essere ad un tempo percettivo e ricettivo.

 

 

 

MeravigliArti
È del poeta il fin la meraviglia
Viaggi letterari con brani recitati
di Antonella Cilento e Giuseppe Montesano
letture Andrea Renzi
testi di Giordano Bruno, Antonella Cilento, Giovan Battista Marino, Rosa Montero, Giuseppe Montesano, Anna Maria Ortese, Francisco de Quevedo Villegas
ideazione e direzione Fabrizio Masucci
collaborazione alla programmazione Associazione culturale Ballatoio
lingua italiano
durata 1h 25’
Napoli, Museo Cappella Sansevero, 14 maggio 2013
in scena 14 maggio 2013 (data unica)

 

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