“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Sabato, 29 Giugno 2019 00:00

Storie di navi, teatri, migranti e scatole

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Il sipario del Teatro Trianon è aperto, il palcoscenico è vuoto di attori e di scenografie. È un normale palco riempito solo da comuni attrezzi di scena. Questa scarnificazione non solo oggettivizza l’attesa, ma suggerisce una sicura azione metateatrale: il testo che si rappresenterà per l’edizione 2019 del Napoli Teatro Festival Italia è infatti L’arsenale delle apparizioni − Il teatrino dei fantocci, secondo movimento di Via Santa Maria della Speranza (il cui primo movimento debuttò al NTFI del 2017) ovvero una trilogia ispirata a I giganti della montagna di Luigi Pirandello a cura di Maria Angela Robustelli, ideatrice del progetto, drammaturga e regista.

Su questa ispirazione si inserisce il primo piano narrativo concretizzato nell’uomo di colore che, all’inizio della pièce, attraversa la platea, tagliata in due da un fascio di luce intensa, accompagnato da una conversazione telefonica in lingua straniera che parla della nave Sea Dream con a bordo dei migranti (già presenti nel primo movimento) che ritornano per mettere in scena uno spettacolo tratto da una favola del poeta Inyang Nyong. Le parole che pronuncia l’uomo sono quelle dei Queen in Bohemian Rhapsody: ”Is this the real life? Is this just fantasy? Caught in a landslide, No escape from reality” (“Questa è la vita vera o è solo fantasia? Travolto da una frana senza scampo dalla realtà”), già rivelatrici del binomio la favola e la realtà che attraversa I giganti della montagna per approdare in Via Santa Maria della Speranza.
Ad attenderli c’è la compagnia di quel teatro scarno, che è il Trianon, ma anche molti teatri ancora, Save the Theater, ci sono Maria Angela e Davide, che rimandano ai  personaggi di Ilse e del Conte, la cui storia personale vive inevitabilmente i contraccolpi di quanto accade sulla scena in quel gioco tra finzione e realtà, che li travolge, e il cui perimetro sfrangiato non si può definire se non con le stesse parole del testo de I giganti in cui Cotrone, regista della compagnia degli Scalognati, si rivolge alla Contessa dicendole che si trovano come sugli orli della vita che a comando si distaccano facendo entrare l’invisibile.
Nel testo della Robustelli l’attesa della compagnia sulla Sea Dream viene interrotta dall’arrivo della Polizia Municipale che sequestra il teatro occupato abusivamente per adattarlo a un Centro di Prima Accoglienza. Quattro grosse casse sono issate sul palco e lasciate sulla scena tra Maria Angela, che si dispera per l’accaduto ma che ancora spera nell’arrivo degli attori, e Davide: più disincantato, più deluso. Il piano narrativo degli eventi è affidato anche a Lena Lessing nel ruolo di se stessa: attrice, coach di fama internazionale, sulla scena a interagire con gli altri attori, ancora in una fusione tra presenza reale e finzione attoriale che talvolta (e questo si può considerare l’anello debole della rappresentazione) non è di facile lettura, per cui la trama si sovraccarica di significati “altri” che non sono chiari.
L’uomo di colore che all’inizio percorreva la platea, nella giacca gialla incerata bagnata da gocce di mare, dopo essersi svestito di questi abiti, scopre altri vestiti indosso e molti altri ancora, poi sparisce. È questa la notizia che lascia interdetti gli attori: i migranti della Sea Dream sono scomparsi nel nulla, riappaiono solo i loro abiti in una delle casse che Maria Angela apre. Maglioni, giacche, pantaloni legati gli uni agli altri in una catena umana, in un puzzle di umanità dolente privata della propria identità, sono tra i momenti più solidi della pièce, tanto quanto l’uomo di colore che, alla fine, sparisce in un’altra cassa. Lo spettacolo andrà avanti con due pupazzi di una terza cassa (mentre la quarta contiene gli abiti di scena) e così potrà essere rappresentata la storia vera di Yergalum, protagonista di una “favola nuova di un’Ethiopian Cinderella”, definita nelle note di regia come “personaggio emblematico protagonista di un esodo tragico (fuggita dall’Etiopia attraverso il Sudan, il deserto del Sahara e la Libia per raggiungere l’Italia)”, raccontata dallo scrittore Luca Attanasio nel suo libro Se questa è una donna.
La tragicità delle vicende è narrata anche dagli abiti neri o scuri che prevalgono sulla scena, oltre alla già descritta assenza di scenografia che poi diventa presenza di quattro casse chiuse: chiuse su mondi, su possibilità, su vite di uomini e donne che un’umanità distratta cancella, fa sparire.
Un testo attualissimo, dunque, oltre che squisitamente letterario non solo nelle citazioni e nei rimandi ma nella speranza che l’arte, e il teatro in particolare, abbia ancora il ruolo salvifico e rigenerante in una società asfissiata da mere rigidità economiche e da aride derive disumanizzanti. Il testo è di ancora più stretta attualità (e qui invece troviamo invece il magico potere del teatro di anticipare il futuro o di parlare del presente più urgente) se si pensa che la produzione dello spettacolo è del Teatro La Giostra − sito in Via Speranzella ai Quartieri Spagnoli, nuovo nome di Via Santa Maria della Speranza − struttura che, occupata e rigenerata alla funzione artistica, sta vivendo adesso una relazione conflittuale con le istituzioni comunali in merito alla gestione dello spazio.
Una pièce costruita dunque come scatole cinesi: in attesa di aprire l’ultima, la più piccola, la più importante.







Napoli Teatro Festival Italia
Via Santa Maria della Speranza − L’arsenale delle apparizioni
Il teatrino dei fantocci
secondo movimento della trilogia ispirata a I giganti della montagna
di
Luigi Pirandello
progetto, drammaturgia e regia Maria Angela Robustelli
con Lena Lessing, Maria Angela Robustelli, Davide Dolores, Flavia D’Aiello, Inyang Nyong
acting coach Lena Lessing
pupazzi Flavia D’Aiello
luci Marco Serra
scene e costumi Maria Angela Robustelli
assistente alla regia Simone Somma
realizzazione scene Valeria Tavassi
oggetti di scena Massimo Nota
editing musicale Enzo Campagnoli
audio editing Flay Up
organizzazione Maria Tavassi, Valeria Tavassi
tecnici Agostino De Rosa, Fortuna Montariello, Massimo Nota
foto di scena Roberto Cirillo
produzione La Giostra Teatro
in collaborazione con Inclusione Alternativa, Associazione PAN − People Around Naples
lingua italiano
durata 1h 15’
Napoli, Teatro Trianon-Viviani, 24 giugno 2019
in scena 23 e 24 giugno 2019

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